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La questione del segno linguistico in Derrida con riferimento a Hegel

Informazioni tesi

  Autore: Evelina Leonardo Cucci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Marino Rosso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

Tesi di laurea specialistica in filosofia teoretica morale politica ed estetica, classe 18/S, che ha per oggetto un aspetto particolare della filosofia di Hegel, la generazione del linguaggio dal pensiero o del pensiero dal linguaggio, a confronto con le critiche e le riprese del filosofo francese Jacques Derrida, che in Marges de la philosophie analizza i passaggi salienti della hegeliana Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio alla ricerca della differance: la scrittura contro la parola, il segno e la traccia contro il pensiero e la metaficisa fonologocentrica. Ho cercato di illustrare le due posizioni in lotta e di tenermi, per quanto riguarda gli studi di linguistica e di semiotica, alla posizione classica di DeSaussure e Tullio de Mauro.

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3 INTRODUZIONE. In questa tesi ci occuperemo di un confronto tra Derrida ed Hegel nel campo del linguaggio e della linguistica. Prendendo le mosse da un saggio contenuto in Margini della filosofia, dal titolo Il pozzo e la piramide, cercheremo di stabilire le posizioni di Derrida e di Hegel in merito allo statuto del segno linguistico. Il filo conduttore che seguiremo è quello dato da Derrida nella sua lettura dell’Enciclopedia hegeliana e, in generale, del pensiero hegeliano. In questo particolare saggio, Derrida è impegnato, per così dire, in un continuo corpo a corpo con la filosofia hegeliana. Secondo il nostro punto di vista, nessuno dei due opposti schieramenti vedrà una vittoria sull’altro nel campo del linguaggio, perché, per quanto riguarda origine e sviluppi, il linguaggio rimane la cosa più misteriosa che si possa osservare in natura 1 . Le regole del suo funzionamento, la sua sintassi, sono state da poco afferrate e utilizzate in ambito informatico, in questo caso pensiamo alla grammatica generativa di Chomsky, tuttavia la natura del significato, l’ambito della semantica, rimane ancora territorio di dispute furenti. Ad un prima lettura, le opere di Jacques Derrida possono sembrare dei commentari, per così dire, originali, su grandi temi di altre opere filosofiche, principalmente quelle di Husserl, Heidegger ed Hegel, le tre fenomenologie che, secondo Derrida, rimangono ancora nell’alveo della tradizione filosofica occidentale. Questi commentari originali contengono critiche intese a mostrare le difficoltà nelle quali si imbatte la storia della filosofia intesa come metafisica della presenza. Tuttavia, lo sforzo delle analisi di Derrida non consiste in un ennesimo superamento della metafisica, in questo modo, infatti, non si farebbe altro che restare bloccati all’interno della tradizione dei testi e dei gesti filosofici che hanno inteso superare la metafisica, non fosse altro che per la condivisione dello stesso linguaggio che obbliga a dire ciò che è fuori dal discorso filosofico nelle maniere che la tradizione ha già da sempre dettato al filosofo, andando incontro così solo all’illusione di una rottura radicale con la tradizione metafisica, che in realtà altro non sarebbe che il gesto di portare ancora un po’ più oltre la metafisica stessa. Se, comunque, Derrida con la sua decostruzione prende le mosse dal gesto heideggeriano di “distruzione” della metafisica, per portare davvero avanti questo movimento, bisognerebbe inventarsi un linguaggio completamente alieno alla tradizione filosofica? Ebbene non si tratterà nemmeno di questo, o almeno Derrida non ne fa parola, mostrando di essere consapevole dell’impossibilità e dell’ingenuità di una simile impresa. Per capire origine e scopi della decostruzione sarà utile fare qualche accenno alla formazione filosofica di Derrida. 1. L’origine della decostruzione: una dialettica mascherata. Margini della filosofia si occupa principalmente di tre filosofi, Husserl, Heidegger ed Hegel, che hanno accompagnato costantemente la riflessione di Derrida. L’interesse eminente per questi tre autori gli viene dagli studi affrontati all’École Normale Superieure, dove si insegnava la cosiddetta fenomenologia delle tre “H”. Per una delimitazione più circostanziata delle influenze filosofiche di Derrida, così si esprime Maurizio Ferraris, filosofo che ha in parte condiviso il progetto di Derrida: 1 Abbiamo volutamente indugiato nel paradosso: il linguaggio, come vedremo, è la prima produzione del pensiero umano, dunque il primo solco nella differenza tracciata tra uomo e natura. Solo l’uomo, secondo Saussure, riesce ad usare i segni di una lingua. Per Hegel solo l’essere umano riesce a produrre uno strumento durevole di comunicazione, mentre tutto ciò che è meramente naturale possiede le caratteristiche dell’indifferenziato e del non durevole.

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