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Il carcere delle donne, le donne in carcere. Trattamento e problematiche.

Informazioni tesi

  Autore: Laura Maradei
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Carlo Fiorio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

Nel corso del presente lavoro descriveremo il fenomeno della devianza femminile e i fattori caratterizzanti la realtà che la donna si trova ad affrontare trovandosi a vivere in una situazione di detenzione, sottolineando la contiguità, ma soprattutto la distanza, tra la carcerazione femminile e quella maschile. Nel primo e nel secondo capitolo tratteremo del carcere delle donne, attraverso una breve esposizione della storia dell’istituzione carceraria in Italia, in generale e nello specifico femminile, della criminalità delle donne, esaminando le tipologie dei crimini commessi e le forme di devianza. Sotteso a entrambi i capitoli, filo conduttore sarà la consapevolezza che la carcerazione femminile, trattandosi di realtà marginale entro l’ampio contesto della devianza sociale, ha prodotto scarso interesse e ha intrapreso un singolare percorso dove la donna ha continuato a rivestire un ruolo di soggetto liminare e gestito da altre volontà.
Arriveremo in tal modo al terzo capitolo, ove descriveremo le donne in carcere attraverso i nodi principali della loro detenzione, vale a dire il trauma che vivono nel lasciare la loro vita prima della condanna e le difficoltà legate all’aspetto dei rapporti familiari e, soprattutto, della maternità.

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2 OSSERVAZIONI INTRODUTTIVE Quando gli studiosi hanno svolto ricerche sui problemi legati alla detenzione solitamente non hanno preso in considerazione la specificità in base al sesso dei detenuti finendo così con il parlare prevalentemente delle carceri e della detenzione maschile. L’universo carcerario femminile, con le sue sezioni interne inserite nelle strutture maschili 1 , con i problemi di natura organizzativa e di allocazione delle risorse da ciò derivanti, nate come “tante costole di Adamo” 2 , è sorto ed è rimasto «figlio di un Dio minore», e con esso le reali condizioni delle donne che lo vivono: scarso interesse, a ben vedere, riferibile sia agli studiosi sia alle istituzioni, che ha comportato la sostanziale invisibilità delle donne nei luoghi di detenzione 3 . Benché le donne siano diventate nella seconda metà del secolo scorso protagoniste del profondo cambiamento sociale risoltosi anche nell’approvazione di normative a favore della libertà e dell’emancipazione delle donne, tuttavia in ambito criminale e penitenziario nulla è mutato, 1 In Italia gli istituti esclusivamente femminili sono soltanto 5 (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Empoli, Venezia Giudecca ) mentre sono 52 le sezioni femminili negli istituti maschili. 2 Così TARANTELLI C. B. – COLOMBINI L., Prefazione, in CAMPELLI E. [et al.], Donne in carcere. Ricerca sulla detenzione femminile in Italia, Milano, 1992, p. 5. 3 Osserva FACCIOLI F., I soggetti deboli. I giovani e le donne nel sistema penale, Milano, 1990, p. 21, come “È solo a partire dagli anni ‘70 infatti che si sviluppa un ampio dibattito sulla devianza e sul controllo sociale delle donne. Tale dibattito tuttavia, è portato avanti prevalentemente da studiose e sembra pertanto essere oggetto di interesse e appannaggio quasi esclusivamente dei women’s studies”.

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Parole chiave

donne
carcere
detenute
recupero
custodia attenuata
maternità
criminalità femminile
detenzione femminile
detenute madri
reiserimento

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