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Distanza minore, predizione migliore? Il ruolo della distanza psicologica nella predittività dello IAT

Numerose evidenze scientifiche mostrano che l’Implicit Association Test (IAT) è uno strumento efficace nel predire i comportamenti di consumo, anche se in maniera minore rispetto agli strumenti di misurazione esplicita degli atteggiamenti. Partendo da una precedente ricerca che dimostra come uno stato di deprivazione fisiologica, ovvero la sete, renda più predittivo uno IAT relativo alle bevande, abbiamo ipotizzato un possibile ruolo della distanza psicologica dall’oggetto di atteggiamento come moderatore della capacità dello strumento di predire i comportamenti di consumo. Abbiamo indagato tramite un primo studio (Studio 1) condotto su 42 soggetti, come manipolare questo costrutto per ottenere le due condizioni sperimentali di vicinanza e distanza e poi condotto un esperimento (Studio 2) su 88 soggetti per verificare la predittività dello IAT, confrontarla con quella di una misura esplicita e testare la nostra ipotesi di moderazione. I risultati hanno confermato la capacità dello IAT di predire i comportamenti di consumo, evidenziato una validità predittiva di tale strumento addirittura superiore a quella di una misurazione esplicita per quanto riguarda un comportamento specifico e dato una parziale conferma alla nostra ipotesi.

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8 1.L’atteggiamento Poiché in questo lavoro di ricerca indaghiamo la validità predittiva di uno strumento di misurazione dell’atteggiamento, è necessario definire cosa intendiamo con questo termine, quali sono le basi teoriche sulle quali appoggiamo le nostre ipotesi e di quale, tra i tipi di atteggiamento che si possono distinguere, ci occupiamo. 1.1 Il costrutto In letteratura esistono numerose definizioni di atteggiamento, termine usato per la prima volta nel 1918 dai sociologi Thomas e Znaniecki per indicare i ‘processi di conoscenza individuale che determinano l’azione’ (Thomas & Znaniecki, 1918). Più avanti Allport definì l’atteggiamento come uno stato mentale, organizzato grazie all’esperienza, che esercita un’influenza sulle risposte dell’individuo nei confronti di tutti gli oggetti e le situazioni con cui è in relazione (Allport, 1954). Si possono identificare degli elementi di base presenti in tutte le definizioni di atteggiamento, quali la loro relativa permanenza nel tempo e trasversalità nelle situazioni, il fatto che implichino processi di astrazione e risultino essere generalizzabili a più situazioni, oggetti e condizioni e la loro rilevanza sociale, ovvero l’influenza che essi esercitano sulla percezione della persona in relazione agli altri, sulle preferenze e sui comportamenti verso altri oggetti, persone ed eventi che costituiscono la realtà sociale dell’individuo. I vari approcci alla definizione degli atteggiamenti corrispondono a diverse metodologie di misurazione, tra le quali possono essere distinti tre modelli che considerano l’atteggiamento basato rispettivamente su una, due o tre componenti. Il modello a una componente, proposto da Thurstone nel 1931, considera l’atteggiamento come un sentimento - o valutazione - verso un determinato oggetto, persona o evento, per misurare il quale si devono quindi utilizzare scale attitudinali che descrivano il grado di valutazione positiva o negativa associata a un dato oggetto psicologico. Il modello a due componenti, di Bagozzi e Burnkrant (1979), aggiunge al precedente l’esistenza di una componente di predisposizione all’azione, definendo l’atteggiamento come una condizione mentale che influenza il comportamento e che ha, di conseguenza, un effetto generalizzato e persistente sui giudizi valutativi. Alle componenti affettiva, ovvero i sentimenti positivi o negativi, e conativa, la tendenza a comportarsi in un

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Valentina Songa Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1047 click dal 24/10/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.