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L'Efficacia dell'aiuto: una sfida per le ONG. Il caso di Iringa in Tanzania.

Nello scegliere il tema da affrontare nel mio lavoro di tesi, mi è venuto piuttosto spontaneo pensare al mondo delle ONG, soprattutto a causa della mia esperienza pregressa, ed il mio sguardo si è rivolto subito verso la Tanzania, dove durante il mio anno di servizio civile avevo potuto scorgere il complesso mondo associativo che popola in particolare la città di Iringa.
Iringa mi è sempre apparsa come un luogo non ancora del tutto contaminato dalla prepotente cultura occidentale, che invece ha investito tante grandi capitali africane. E’ una città in continua crescita, ma sembra riuscire a conciliare le tradizioni del passato con la modernità che avanza. Il quadro complesso di relazioni che la caratterizzano è ben rappresentato dall’immagine delle ragazze in jeans attillati che camminano in centro accanto alle donne anziane avvolte nei loro kanga colorati.
Nella mia ricerca sul campo ho voluto quindi concentrare l’attenzione sugli interventi realizzati sul territorio dalle ONG, sui modi in cui si cerca di rendere le diverse azioni più o meno efficaci.
L’efficacia: è uno dei temi in questi anni al centro del dibattito sullo sviluppo. Da anni si discute a livello internazionale sui modi in cui migliorare l’impatto dei diversi interventi sul territorio. L’architettura del sistema dell’aiuto è divenuta sempre più complessa: oggi gli attori coinvolti nei processi di sviluppo sono molteplici, e accanto alle azioni dei governi membri del DAC e delle agenzie internazionali, spuntano gli interventi dei paesi emergenti e della cooperazione Sud-Sud, delle fondazioni private, ma soprattutto delle diverse organizzazioni della società civile, come le ONG (internazionali e locali), i sindacati, le associazioni religiose, le università, le associazioni culturali, i mezzi di comunicazione. Oggi tutti partecipano ai processi di sviluppo, sebbene in certi casi con iniziative e scopi specifici profondamente diversi. Le organizzazioni della società civile, le reti, le campagne e i movimenti sociali che oggi si occupano di questioni di portata globale, cercano di far sentire la propria voce, e spingono per una loro inclusione effettiva nei processi decisionali. Nel 2008 viene ufficializzata la nascita dell’Open Forum for Aid Effectiveness, un’iniziativa di diverse coalizioni di CSOs nel mondo che ha lo scopo di individuare gli elementi fondamentali per rendere efficaci gli interventi di queste organizzazioni. L’Open Forum, nel 2010, durante la prima Assemblea globale, definisce gli otto principi di Istanbul per guidare le azioni di sviluppo delle CSOs.
Sono quindi tornata ad Iringa con l’intenzione di verificare la consonanza delle azioni intraprese dalle ONG che lavorano sul campo con i principi definiti ad Istanbul. In particolare mio obiettivo è stato verificare se e come le ONG di Iringa, sia locali che internazionali, si impegnino per rendere i propri interventi armonizzati, sia tra loro che con le istituzioni locali; se e come puntino a migliorare l’ownership locale; se e come i progetti da loro realizzati possano essere definiti sostenibili.
Prima di partire ho preparato una griglia di riferimento da utilizzare nelle interviste ai vari funzionari delle ONG da incontrare durante la fase di ricerca sul campo. Ho individuato, utilizzando il canale di internet, alcuni elenchi di organizzazioni presenti sul territorio, che ho ampliato una volta arrivata ad Iringa con quelli trovati sul posto, che gli uffici del comune e una rete regionale di ONG mi hanno messo a disposizione.
Nel mio lavoro di tesi presenterò prima un quadro teorico che permetta di individuare le caratteristiche principali dello scenario internazionale che fa da sfondo alla mia ricerca, e la nuova architettura dell’aiuto che oggi contraddistingue la scena globale. Presenterò poi la nuova società civile, che cerca di farsi strada nei complessi rapporti dei tanti attori in gioco, ed in particolare mi soffermerò sul mondo delle ONG, su cui si è concentrato il mio lavoro di ricerca. Passerò poi a descrivere il contesto della Tanzania ed in particolare della regione di Iringa, dove ho condotto le mie interviste. Infine, attraverso un’analisi prima quantitativa e poi qualitativa delle informazioni raccolte sul campo, cercherò di trarre delle conclusioni su quanto osservato, consapevole dei limiti che la mia ricerca porta inevitabilmente con sé.

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7 INTRODUZIONE Da un po’ di tempo la mia vita è per certi versi legata all’Africa Orientale. La mia strada si è intrecciata spesso con la polvere rossa del Kenya. La prima volta che vi ho messo piede risale a circa nove anni fa: da allora Nairobi è divenuto un luogo a me piuttosto familiare, soprattutto certi suoi quartieri, come Riruta e la Kabiria Road, il Dagoretti Corner; ma anche la cittadina di Ngong, la forma delle sue colline, quella Casa speciale che mi ha accolto negli anni facendomi sentire sempre a mio agio, nel posto giusto. Nonostante tutto. Alcuni luoghi, ma soprattutto certi volti, mi sono entrati in testa e da qui non sono mai usciti. Le persone che con me hanno percorso quelle strade sono diventate compagne di un’avventura che prosegue e non sembra abbia intenzione di concludersi ancora, e mi hanno accompagnato mentre sui libri sentivo parlare di cooperazione, di società civile, di efficacia dell’aiuto e di sviluppo sostenibile. Quando ho scelto di dedicare il mio lavoro di tesi ad una ricerca da effettuare in Tanzania, ho capito fin da subito che sarebbe stato il modo ideale per concludere un percorso di studi come il mio, che mi ha portato ad occuparmi spesso di Africa, e di cultura swahili in particolare. Provengo da una laurea triennale in “Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa”; mi sono iscritta tre anni fa al corso di laurea in “Sviluppo e Cooperazione Internazionale” perché trattava di un mondo che avevo fino ad allora sempre e solo sfiorato, ma che mi aveva molto incuriosito. Ero appena tornata dall’anno di servizio civile all’estero, che mi aveva portato a trascorrere dieci mesi in Tanzania, in una casa famiglia di Iringa. Tra sorrisi quotidiani, frequenti cambi di pannolini, scherzi con le ragazze più grandi, discorsi pazzi e le storie dei bimbi accolti dal centro nutrizionale di cui mi sono occupata, ampliavo le mie riflessioni sui modi di fare cooperazione, sugli interventi attuati sul posto dalle organizzazioni internazionali. Riflessioni che mi hanno spinto ad approfondire, una volta tornata a casa, quanto avevo avuto la fortuna di scorgere fino ad allora nei miei viaggi. Ho sentito il bisogno di affiancare alle piccole esperienze pratiche fino ad allora avute degli strumenti teorici, che potessero spiegarmi i meccanismi attraverso cui i progetti sul campo vengono ideati e poi realizzati, la logica che

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Chiara Avezzano Contatta »

Composta da 220 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.