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Il Web Semantico e le sue Metodologie per la gestione di risorse multimediali per lo spettacolo

Informazioni tesi

  Autore: Monica Mancusi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Francesco Colace
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 166

La realtà della società attuale prevede meccaniche per la gestione e la mediazione delle informazioni prima inimmaginabili. Spazi come quello del Web 2.0 , conosciuto anche come Web Semantico, si propongono di creare veri e propri mondi dove i canali per attingere all'informazione sono le arterie dei mondi stessi, dove sia possibile raccogliere ed arricchire, ricercare e organizzare tutto lo scibile. Attraverso un percorso che illustra l'evoluzione delle tecnologie in questo senso e la ricerca sul campo a dimostrazione del fatto che siano ancora sottovalutate o del tutto sconosciute, questo elaborato propone diverse metodologie di gestione delle risorse multimediali in riferimento specifico allo spettacolo, ed esempi pratici che ne sottolineano l'efficacia rispetto a quelli usualmente avvalorati come più funzionali. Nel primo capitolo viene ripercorsa la storia dell’evoluzione legislativa che tutela e amministra i beni culturali, entro cui rientrano le risorse di spettacolo, e la loro archiviazione. Il sentiero giuridico nel nostro Paese ha condotto alla creazione di un organo che sovrintendesse e standardizzasse le catalogazioni, nominato Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Importante è definire cosa sia una fondazione, cosa sia un fondo e cosa sia l’archivio di fondi di una fondazione; a questo proposito diventa rilevante il concetto di documento, ampiamente esposto, come quello di archivio stesso con annesse trasformazioni volute dall’abuso della parola in sé ed il suo usufrutto contemporaneo. Stabilite le chiavi del capitolo, il terzo paragrafo in esso contenuto spiega come l’archivio, nell’era digitale, diventi appunto una serie di bit piuttosto che un supporto cartaceo : dalle maniere di input, tramite le quali è possibile riportare il dato fisico nel contesto virtuale del computer, alle maniere di tutela dei documenti digitali, fino alla creazione di appositi standard per la gestione di questi documenti. Si è dato ampio spazio all’ICCD ed ai suoi sforzi – nonché alle sue tesi – per costruire un sistema unico nazionale di catalogazione dei documenti anche in ambito elettronico; i software sfruttati dall’Istituto (DESC, Apollo, Mercurio, TDF e T3) sono esplicati in maniera sufficiente, con tanto di architettura di gestione dati adottata. Nel secondo capitolo vengono introdotti i metadati, cui si è accennato nel paragrafo secondo del capitolo primo : “La natura dell’Archivio, il Catalogo e la Catalogazione”. Una panoramica sul linguaggio di markup XML, al cui schema si ispirano moltissimi ed elastici linguaggi web contemporanei e sul quale si basa il progetto finale nonché l’alternativa alle basi dati relazionali, è necessaria. Nove set di metadati sono affrontati nel particolare, paragrafo per paragrafo, in questo capitolo; da quelli nati esclusivamente in ambito bibliotecario per l’interscambio di schede librarie ad altri sorti per la gestione di oggetti multimediali, come audio e video. Altri ancora per le sole immagini, oppure per la gestione di risorse di natura varia con uguale efficacia. Il Web Semantico e i LOD – Linked Open Data – sono l’argomento cardine del capitolo tre; questo capitolo illustra cosa effettivamente è cambiato in termini di tecnologia con l’introduzione di questo nuovo modo di guardare al managing dell’informazione : tessere una rete nella quale la connessione e lo scambio di risorse si nutre dei dati contenuti nei dati, arricchendoli singolarmente e in maniera automatica, rafforzando le tecniche di Information Retrieval – di recupero informazioni - Linked Data definisce la volontà di creare inferenze tra le singole parti che costituiscono un documento. Open, perché lo scambio di informazioni possa avvenire liberamente, accessibilmente a tutti così che siano, i dati, navigabili ed aggregabili da qualunque internauta. L’Open Data, infine, è la filosofia a supporto di questa tecnologia, ossia la volontà di liberalizzare i dati in maniera assoluta. Questo implica la loro manipolazione, ovviamente, da parte di tutti. Vengono introdotti SKOS, RDF, OWL e SPARQL. Il quarto capitolo segna il raggiungimento dell’obiettivo: marcare la differenza tra database di tipo relazionale e database con strutture più aperte. Facendo sempre riferimento ai dati raccolti dal primo al terzo capitolo, in quest’ultimo e quarto illustro i risultati della mia indagine sul campo, partendo dalla semplice navigazione in siti internet di fondazioni di spettacolo con basi dati consultabili online fino alla visita alla Biblioteca del Burcardo ed agli studi del canale regionale napoletano Julie TV. Il mainstream multimediale del web 2.0 trova forma in sistemi al pari di Youtube, dove lo sharing è all’ordine del giorno ed alimenta la stessa struttura che ospita i contenuti da vedere ed ascoltare. L’elaborato termina con la tecnica di realizzazione del progetto, un piccolo sito web che utilizza sia my_sql sia XML per l’immagazzinamento e la gestione dei dati.

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2 Introduzione: Fondazioni e Fondi Se volessimo visitare la Biblioteca del Burcardo dovremmo saper dire al bibliotecario a quale fondo vogliamo avere accesso. In bibliologia, il fondo consiste nella raccolta o collezione di testi e, così come per la fondazione , è un sostantivo che affonda le radici nel gergo giuridico - economico. Cionondimeno fondo è, all’interno dell’organizzazione, una raccolta di qualsiasi bene, in questo caso artistico, che lo statuto della fondazione si propone di tutelare. Prima di addentrarsi nel discorso riguardante i fondi è necessario un breve excursus che possa chiarire cosa sono le fondazioni e i fondi stessi, così che il modo in cui vengono emesse disposizioni per la conservazione, la catalogazione e l’amministrazione delle risorse sia di più facile comprensione. La nostra giurisdizione considera come soggetti del diritto anche le organizzazioni collettive, che potremmo definire come costituite da più persone e/o da un insieme di beni, finalizzati al raggiungimento di uno scopo comune. Che siano di natura economica o meno, le organizzazioni necessitano di un patrimonio per realizzare i loro fini oltre che di appositi organi. Il patrimonio di un’organizzazione può essere costituito da beni mobili, immobili o mobili registrati; ancora può essere denaro liquido o un prestito bancario, un finanziamento statale. Perché la legge possa riconoscere la fondazione come tale è necessario che raggiunga un ammontare minimo patrimoniale : a seconda che si chieda il riconoscimento presso le Prefetture o le Regioni, vale o meno la discrezionalità sul caso singolo. Cosa significa? Richiedere il riconoscimento di una fondazione presso la Prefettura significa far valere la lettera del dpr – decreto del Presidente della Repubblica - 361/2000 la quale afferma che "Ai fini del riconoscimento è necessario […] che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo" : se ne deduce che la soglia minima per l’approvazione della fondazione come persona giuridica dipende esclusivamente dal giudizio del Prefetto. Al contrario, molte regioni hanno scelto di disciplinare tramite decreto legislativo

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