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Il distretto biomedicale mirandolese. Analisi dei flussi di conoscenza esterni alle imprese del distretto

Questa tesi partirà col presentare una panoramica della letteratura sui distretti industriali per comprenderne le diverse definizioni e illustrarne le caratteristiche e le dinamiche evolutive. Questa analisi verrà fatta focalizzando l’attenzione sul ruolo delle relazioni sociali e dell’innovazione.
Nel secondo capitolo verrà affrontata la complessa e non univoca definizione di settore biomedicale, analizzando l’andamento internazionale e nazionale di questo settore e confrontando alcune realtà italiane.
Il capitolo successivo approfondirà, invece, il caso del distretto mirandolese, divenuto purtroppo noto in seguito agli aventi sismici di Maggio 2012. Verrà fatto un confronto tra le sue caratteristiche reali e quelle teoriche presenti nelle definizioni della letteratura, mettendo in luce i punti di forza e quelli di debolezza.
Infine, nel quarto capitolo, saranno analizzate le collaborazioni nell’attività di R&S delle imprese del distretto mirandolese, in quanto l’attività innovativa è fondamentale in un settore high tech come il biomedicale. Verranno inoltre esaminati alcuni interventi per affrontare i punti di debolezza del distretto in questo ambito, come il contratto di rete e i bandi a favore dell’investimento in R&S. Nell’ultimo capitolo saranno anche riportati e commentati i dati e le informazioni raccolti attraverso un questionario somministrato alle imprese operanti nel distretto e alcune interviste ai principali attori socioeconomici del distretto. Si potrà quindi stabilire se le collaborazioni nel distretto siano davvero fondamentali.

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- 1 - INTRODUZIONE Una delle caratteristiche principali della storia dell’industria italiana è la presenza dei distretti industriali, in cui l’elemento fondamentale è la contemporanea concorrenza e cooperazione fra gli attori. Grazie al distretto, la ridotta diffusione della grande impresa nell’industria italiana non ha rappresentato fino ad oggi un limite, in quanto la produzione è stata assicurata dall’interazione e dalla cooperazione tra imprese di piccole dimensioni molto spesso localizzate in aree territoriali circoscritte. Queste caratteristiche della nostra economia hanno spinto ad analizzare i distretti industriali, modificando le tecniche dell’indagine economica. Infatti, nella spiegazione del successo dei distretti industriali, si fa appello esplicitamente a fattori extra-economici quali i caratteri sociali e storici del territorio. Inoltre, l’unità di indagine non è più rappresentata dalla singola impresa e dall’organizzazione del processo produttivo all’interno di essa, ma è dato dal sistema produttivo locale ovvero un sistema di imprese agglomerate in un’area geograficamente circoscritta, ciascuna delle quali è specializzata in una o poche fasi del processo produttivo, ma che sono legate tra loro da un fittissimo reticolo di scambi di informazioni e relazioni. Questi rapporti tra le imprese sono importanti per la creazione di conoscenza in quanto innescano un circolo virtuoso di trasferimento-creazione-trasferimento di nuova conoscenza. Saper produrre conoscenza diventa oggi un fattore imprescindibile per la competizione a livello globale, ma per produrre conoscenza è necessario creare un rapporto sempre più fitto tra imprese, università e centri di ricerca. La trasformazione provocata dalla globalizzazione ha portato ad una nuova idea di distretto, un sistema di imprese che non è più chiuso nel proprio territorio, ma che cerca il contatto con l’esterno attraverso collaborazioni con altri attori. La maggioranza dei distretti italiani è specializzata in settori tradizionali del Made in Italy, ma non mancano casi di settori high tech come il biomedicale. Il settore biomedicale costituisce un rilevante punto di forza dei paesi industriali avanzati dato che rappresenta uno dei maggiori mercati in espansione in cui l’interscambio in ambito tecnologico, commerciale e finanziario gioca un ruolo decisivo. E, proprio per il fatto di essere un settore in rapida crescita, dare una definizione univoca dei suoi confini non è una cosa facile, e probabilmente nemmeno possibile. Nonostante non sia molto coretto fissare dei confini troppo rigidi, ai fini di questa analisi si può comunque generalizzare affermando che si tratta di un settore comprendente i prodotti e i servizi collegati alle imprese che si occupano di: apparecchiature, diagnostica, terapia riabilitativa e di materiali di consumo necessari al servizio di cura (odontoiatrici e ospedalieri). Il settore biomedicale rientra nel più ampio macro-settore life science, che identifica quei settori industriali caratterizzati dall’applicazione delle conoscenze

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Ilaria Facchini Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 396 click dal 31/10/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.