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L'attaccamento nel ciclo di vita

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Rizzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Educatore della prima infanzia
  Relatore: Lucia Parisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

La teoria dell’attaccamento sottolinea il ruolo centrale delle relazioni nello sviluppo dell’essere umano dalla nascita alla morte. Sin dall’infanzia e durante tutto il ciclo di vita, la salute mentale dell’individuo è vista come strettamente legata ai rapporti con le figure d’attaccamento che forniscono un supporto emotivo e protettivo. Anche se l’età adulta è caratterizzata dal raggiungimento di una certa autonomia dai genitori, questo non implica un venir meno dell’attaccamento nei loro confronti. Benché sia probabile che l’individuo, che ha ormai stabilito un legame sessuale con un altro adulto, abbia trovato una nuova figura principale d’attaccamento, questo non vuol dire che sia scomparso l’attaccamento verso loro. Molti adulti continuano ad essere legati in modo significativo ai propri genitori, nonostante questi ultimi siano meno coinvolti nella loro vita. Inoltre la risposta di una persona alla morte di un genitore solitamente dimostra che il legame d’attaccamento si è conservato. Le prime forme di regolazione emotiva nascono nell’ambito della relazione diadica con il caregiver. Il bambino si costruisce un modello interno di se stesso in base a come ci si è preso cura di lui. I rapporti che s’istaurano tra la figura di attaccamento e il bambino condizionano di gran lunga il rapporto coniugale futuro, poiché alla base di entrambi i rapporti vi è il bisogno d’amore di attaccamento, di avere sempre con sé una Base Sicura accompagnata anche dalla paura della solitudine, della perdita di questo legame. Ed è vero che impariamo ad amare nei primi anni di vita, in un contesto relazionale altamente emotivo, siamo circondati ogni giorno da persone che si prendono cura di noi ed è per questo che impariamo ad amare, perché il sistema motivazionale innato dell'attaccamento ci porta a ricercare protezione. Ma chi si prende cura di noi ha il suo personale modo di amare, a sua volta appreso durante la propria infanzia, ed è inevitabile che il loro modo di trattarci, di farci sentire, ci “segni” in qualche modo. Così da adulti in contesti relazionali altamente emotivi, come possono essere le relazioni sentimentali, vengono riattivati gli stessi modelli di interazione, perché i Modelli Operativi Interni, ormai si sono consolidati e veicolano la nostra conoscenza, la percezione dell'altro e le nostre aspettative circa il suo comportamento. Lo stile d’attaccamento può comunque modificarsi nel corso della vita attraverso relazioni affettive significative in grado di fornire “sicurezza”. Una relazione adulta, serena e fiduciosa gli consentirà al bambino di essere sereno anche quando il genitore, progressivamente, si allontanerà. Ed è importante che anche questo legame di attaccamento s’ instauri all’interno del nido.

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«Quando le persone cominciano a scrivere pensano di dover scrivere qualcosa di definito […]. Credo che ciò sia fatale. Lo stato d'animo in cui mettersi a scrivere è: “Devo proprio raccontare una storia interessante. Spero che interessi qualcuno. Comunque è il meglio che posso fare per ora ”. Se si adotta questa linea di condotta, si comincia a lavorare e non ci si pensa più'». (Bowlby, cit. in Holmes, 1993; trad. it. 1994, p. 1) INTRODUZIONE Il presente lavoro analizza come nella specie umana l’attaccamento del bambino nei confronti della madre (o di un’altra figura di riferimento che se ne prende cura) è un prerequisito importante per la sopravvivenza ed un banco di prova per tutti i successivi attaccamenti. Da questa prima relazione deriva tutta una serie di aspettative e assunti che influenzeranno i successivi rapporti, così sostiene la teoria dell’attaccamento e la ricerca da cui ha avuto origine. La relazione di attaccamento è un legame duraturo con una specifica persona cui ci si rivolge quando ci si sente vulnerabili e bisognosi d’amore. La teoria dell’attaccamento postula che gli esseri umani hanno una predisposizione innata a formare relazioni di attaccamento con le figure genitoriali, che queste relazioni hanno la funzione di proteggere la persona accudita ed esistono in forma stabile già alla fine del primo anno di vita. Bowlby ha formulato le linee di base della teoria utilizzando concetti tratti dall’etologia, dalla cibernetica e dalla psicoanalisi. Mary Ainsworth, successivamente ha ampliato la teoria dell’attaccamento, spiegando le differenze individuali nei rapporti di attaccamento mettendo in osservazione con la “Strange Situation” il legame che vi è tra la madre e il proprio figlio con i vari stili di attaccamento e il concetto di caregiver come base sicura. “I Modelli Operativi Interni” (MOI) cioè quelle rappresentazioni mentali che gli individui, secondo Bowlby, costruiscono nel corso dell’interazione con il proprio ambiente, hanno la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi da parte dell’individuo, consentendogli di fare previsioni e crearsi aspettative sugli

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