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Allenamento a secco nella nuotata a crawl: confronto tra brevi e lunghe distanze

La tesi presenta la differenza tra le caratteristiche di due diversi nuotatori: fondista e velocista e nello specifico, spiega nel dettaglio come impostare un allenamento per l'una e per l'altra tipologia, facendo attenzione alle diverse caratteristiche di ciascuno e dimostrando che anche l'allenamento a secco e quindi quello in palestra, attraverso diverse metodologie è efficace per migliorare il rendimento degli atleti.

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1 INTRODUZIONE Da quel che sappiamo l’uomo ha imparato a nuotare per istinto, andando semplicemente a tentativi. Le prime testimonianze di nuoto ci arrivano dal British Museum che conserva un bassorilievo assiro dell’880 a.C. che rappresenta tre guerrieri che attraversano un torrente a nuoto, uno dei quali sembra utilizzare una tecnica simile al nostro crawl. L’uomo, anatomicamente parlando, non è fatto per nuotare, come può esserlo un pesce; però, a differenza di un pesce che, sulla terra ferma non riesce a muoversi se non a stento, l’uomo si è adattato all’acqua ed ha imparato a muoversi al suo interno. Nuotare non fa parte degli schemi motori come camminare, correre e saltare; questi ultimi vengono appresi automaticamente con la crescita: il bambino impara a camminare a circa un anno e a correre anche prima dei due anni, ma non è capace di nuotare; quello lo impara o imitando o attraverso i corsi. Ciò potrebbe essere la spiegazione al fatto che ogni nuotatore ha la propria tecnica, mentre si possono notare solo piccole differenze nel camminare o correre. Col tempo la tecnica natatoria si è evoluta, fino ad arrivare ai giorni nostri ed ai grandi nuotatori che tutti conosciamo, a livello nazionale ed internazionale. Gran parte dell’evoluzione è stata determinata dalla ricerca scientifica che ha aiutato gli allenatori a creare programmi d’allenamento sempre più specifici per il miglioramento della tecnica e delle prestazioni dei nuotatori. Ma altri fattori hanno influito, come ad esempio la stessa predisposizione genetica e quindi le capacità innate, il talento per il nuoto. Scopo di questo elaborato è il capire come e quanto un nuotatore possa migliorare, in fatto di prestazioni, attraverso l’allenamento a secco. Quanto può essere utile una palestra ad un nuotatore? Si è cercato di capire se un ambiente così diverso può essere davvero utile non solo al body builder, ma anche ad un atleta che in fondo con la terra ferma ha poco da condividere, dovendo dare il meglio di sè in acqua.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Motorie

Autore: Maria Maddalena Patarino Contatta »

Composta da 81 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.