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Pet-therapy: l'utilizzo dell'animale come metodo educativo di recupero psico-fisico della persona

Informazioni tesi

  Autore: Davide Bregoli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Riccardo Mancini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

La Pet-Therapy è un termine che oggi viene molto usato e riguarda l'utilizzo dell'animale come mediatore fra il paziente e terapeuta. Questa modalità terapeutica è stata applicata in modo fortuito dallo psichiatra Boris Levinson nel 1960. Durante un sessione terapica, nella quale è sempre presente nel suo studio il suo cane, si accorse che il paziente era molto interessato verso l'animale e diventava un canale di comunicazione che il terapista poteva usare con la persona. Per questo motivo la Pet-Therapy è considerata come co-terapia, in quanto, per essere efficace, deve essere affiancata a delle terapie tradizionali. Per lo più, questa terapia può essere anche chiamata “terapia dell'affettività”, perchè il paziente, entrando in relazione con il pet, si crea dei legami affettivi verso l'animale, rinforzati attraverso il gioco e l'accudimento del “co-terapeuta” usato. Inoltre, questa metodologia terapica non ha solo scopi curativi, ma può svolgere anche degli aspetti educativi. Basti pensare ai progetti nelle scuole, dove si utilizzano gli animali per educare i ragazzi verso tematiche come l'educazione ambientale, progetti contro il razzismo o contro l'abbandono degli animali... A seconda dell'animale impiegato, la Pet-Therapy può
cambiare nome: se si impiega il cane si chiama Dog-Therapy; se si utilizza l'asino si chiama Onoterapia; se si usa il cavallo si chiama Ippoterapia e via discorrendo. Ovviamente ogni animale, come le persone, ha il proprio temperamento e non tutti sono idonei a svolgere questa modalità operativa. Infatti, è dalla nascita che si individuano i soggetti che diventeranno i futuri “co-terapeuti”. Come in ogni terapia, anche nella Pet-Therapy ci sono delle controindicazioni legate sia all'aspetto della persona, come, ad esempio, limitazioni fisiche, comportamenti inadeguati, sia legati all'aspetto dell'animale, come, per esempio, le norme igienico-sanitarie. Ma questa è una metodologia che ha portato, soprattutto negli ultimi anni, tanti risultati positivi e ha messo in risalto la relazione uomo-animale, non per l'aspetto lavorativo, per il motivo per cui sono stati impiegati nei secoli passati, ma per l'aspetto affettivo che ricoprono ogni giorno stando al nostro fianco.

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5 INTRODUZIONE Negli ultimi anni si sente parlare spesso di un nuovo metodo di terapia: la Pet-Therapy. Il primo a coniare questo termine fu lo psichiatra Boris Levinson nel 1960 1 , il quale iniziò ad osservare i benefici della compagnia degli animali nell’uomo. Questa nuova metodologia di cura utilizza l’animale come mediatore tra paziente e terapeuta ed è basata principalmente sul rapporto animale-persona. L’utilizzo del pet come mediatore è molto importante, in quanto ha come caratteristica la non discriminazione verso l'individuo coinvolgendolo nella terapia. Si può svolgere questa metodologia di lavoro con qualsiasi animale: si può utilizzare il cane (Dog-Therapy); impiegare dell’asino (Onoterapia), il cavallo (Ippoterapia); etc. Al giorno d'oggi la Pet-Therapy non è prescritta solo ed esclusivamente per soggetti diversamente abili, anche se sono i fruitori principali di questa metodologia terapeutica, ma si rivolge a persone che hanno bisogno di interventi di inclusione o integrazione sociale (per esempio gli anziani, 1 Levinson B. M., The Dog as a “co-therapist”, Mental Hygiene, Vol. 46, New York, 1962, pp. 59-65

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Parole chiave

pet therapy
ippoterapia
dog therapy
onoterapia
riabilitazione equestre

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