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Il corpo: segno identitario e universale nel lavoro di Ana Mendieta. Dalla mimetizzazione nella natura al corpo quale identità collettiva nell'opera di Regina Josè Galindo.

Informazioni tesi

  Autore: Antonia Ania Giorno
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Accademia di Belle Arti di Brera
  Facoltà: Arti Visive
  Corso: Pittura
  Relatore: Romano Gasparotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

Nell'elaborato tesi indago due aspetti: l'opera di Ana Mendieta (1948-1985), artista cubana trasferitasi negli Stati Uniti nel 1961; e le ricerche artistiche dagli anni '60 agli anni '80, in particolare ai cambiamenti che hanno portato al recupero del corpo, in performance, azioni, happening e event, in relazione alla body art. Con questi presupposti strutturo un discorso che vede come tema centrale il corpo identitario, ma anche ambivalente, attraverso l'analisi del corpus di opere di Mendieta, sino ai lavori del 1983, anno del suo trasferimento a Roma presso l'Art Academy; e che prosegue sino all'identità sociale nell'opera di Regina Josè Galindo (Guatemala, 1973). La tesi si compone di quattro parti; nella prima approfondisco il tema della critica e degli autori che si sono occupati del lavoro di Mendieta e le argomentazioni proposte; nella seconda mi confronto con le dinamiche di cambiamento in atto nel mondo dell'arte, che con la ripresa della corporalità porta alla rottura dei valori, sino ad allora ritenuti saldissimi, quindi al termine delle belle arti e all'avvento delle arti plastiche. Nella terza parte, che rappresenta il fulcro del lavoro, adotto un approccio biografico, in quanto è indispensabile alla comprensione dell'opera dell'artista cubana. Gerardo Mosquera, curatore e critico cubano che Mendieta conobbe nel 1981 a Cuba, descrive le performance e le azioni di Ana come impossibili da scindere dalla vita; arte e vita sono in lei un tutt'uno. Affronto l'importanza della cultura e degli autori messicani, in particolare Octavio Paz, da cui trae spunto per una riflessione sulla propria identità transculturale e, allo stesso tempo, la consapevolezza di solitudine e non-appartenenza, ne al nord america ne alla patria di origine, oltre che il concetto di vita-morte e rigenerazione; e i riferimenti alla cultura afro-cubana e la valenza simbolica del sangue. Sono diversi gli aspetti che caratterizzano questa parte, perché suddivido questi due grandi temi, il Messico e la ricerca dell'origine da una parte e dall'altra il legame con l'iconografia afro-cubana che rimanda anche ad elementi cristologici. Articolo quindi questo discorso affinché emerga l'evoluzione artistica di Mendieta, dalle performance in cui il corpo è presente, come Rape Scene (1973), Grass on a Woman (1972) e Imagen the Yagul (1973) o alle performance legate alla trasfigurazione donna-animale; sino alla scomparsa del corpo che si mimetizza nella terra, la Madre Terra delle civiltà matriarcali, o che addirittura si trasforma in essa diventando corteccia, radice e tronco. Oltre gli aspetti descritti, il corpo di Mendieta può essere descritto anche da un altro punto di vista, in relazione ai rituali sacrificale e spesso con riferimenti a immagini sacre, i Rastros Corporales. Nella quarta parte descrivo su quali artisti cubani e internazionali si ritrovano strascichi del suo approccio all'arte. La figura di Ana, che si pone a metà tra il modernismo e il postmodernismo, introduce, già negli anni '70, discorsi che verranno ripresi solo tra gli anni '80-'90: l'identità, le discriminazioni razziali e l'avvento della globalizzazione che porta a ulteriori cambiamenti. Questi quattro punti rappresentano il tentativo di organizzare un discorso trasversale sul tema corpo e sui modi in cui è stato utilizzato in arte a partire dalla fine degli anni '50; e sottolineare quanto la trasformazione della società capitalistica, tra gli anni '70-'80, influisca sugli artisti, che giungono all'oggettivazione del corpo, alla sua riproduzione in serie. In ultimo, partendo dai presupposti teorici che hanno consentito ai critici di trovare elementi di continuità con Mendieta nell'approccio scultoreo- performativo e legato alla forma improntata in Janine Antoni; e in Lorna Simpson per la comunicazione dell'identità afro-americana nel nord america; propongo una riflessione sul lavoro delle due artiste latinoamericane, Ana e Regina Josè Galindo, le quali utilizzano in tutte le loro performance il corpo e la cui arte trae origine dalle proprie radici.

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PREFAZIONE Questa prima parte la rivolgo allo studio dei testi critici che si sono occupati del lavoro di Mendieta, concentrandomi sugli aspetti presi in considerazione: il punto di vista della performance, quello femminista, il corpo, l'espressione di presenza e assenza nelle silueta, e l'espressione di perdita e essenza connessa alla storia dell'artista. Nello specifico rivolgo l'attenzione al contributo di Olga Viso 1 che, nello studio dell'opera di Mendieta, da una visione complessiva e coglie aspetti rilevanti quali l'influsso della cultura messicana, dell'iconografia afro-cubana e, soprattutto, dell'impossibile scissione arte-vita. Le ricerche svolte dalla curatrice per l'Hirshhorn Museum in occasione della retrospettiva del 2005 presso il Des Moines Art Center, Iowa, hanno l'obiettivo di inserire la produzione di Mendieta nell’ampio contesto internazionale degli anni '70 e '80 e, contemporaneamente, sottolineare l'importanza di una biografia completa e dettagliata. La ricerca di Olga Viso si differenzia da quella compiuta da Julia Herzberg 2 , nel 1998, che si concentra sui primi lavori realizzati tra il Messico e lo Iowa, consentendo così la prima ricostruzione metodica di un periodo della sua carriera, dal 1969 al 1977. Il 1 Olga Viso ricoprì vari incarichi presso l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, prima come assistente curatore e poi direttore nel 2005. Viso è autrice del testo Ana Mendieta: earth body. Sculpure and Performance 1972-1985 (2004), la più completa indagine su Mendieta. Il catalogo, realizzato in concomitanza con la mostra ha l’intento di spostare l’attenzione sulla vita e la produzione dell’artista, inserendola nel contesto di ampio respiro degli anni ’70-’80. Il lavoro di Viso The Memory of History traccia lo sviluppo di Mendieta dai primi lavori performativi alle creazioni di sculture dei primi anni ’80. I lavori della mostra sono stati tratti da numerose collezioni pubbliche e private degli Stati Uniti e dell’America Latina. L’esposizione fu poi allestita al Whitney Museum of American Art (New York), Smithsonian Institution (Washington) e altri ancora. 2 Negli anni ’90 contribuisce ad allargare le prospettive sull’arte di Mendieta con ulteriori informazioni sulla biografia. La sue ricerca, iniziata con la tesi di laurea Ana Mendieta: The Iowa Years, A Critical Study, 1969-1977 , mette in luce informazioni critiche sulle influenze formative e l’impatto dell’educazione Intermedia Programm all’Università dello Iowa. Julia Herzberg, inoltre collabora con un testo critico al catalogo della mostra Ana Mendieta: earth body. Sculpture and Performance 1972-1985. 3

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Parole chiave

identità
corpo
natura
body art
performance-art
mimetizzazione
ana mendieta
regina josé galindo
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silueta

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