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Vulnerabilità dei granchi di mangrovia al cambiamento climatico: due casi di studio nelle foreste del Kenya.

Informazioni tesi

  Autore: Simone Babbini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze della Natura e dell'Uomo
  Relatore: Stefano Cannicci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

Il cambiamento climatico avrà ampie conseguenze ecologiche per le specie e le comunità animali e vegetali di tutto il pianeta. La mangrovia è tra gli ecosistemi più importanti ed allo stesso tempo minacciati del mondo. Le pressioni antropiche e le variazioni ambientali ne alterano le funzioni ed i servizi ecosistemici, che sono garantiti solamente se l'integrità di questo ambiente in tutte le sue componenti e le delicate interazioni che esistono fra gli organismi chiave vengono conservate.
Questo lavoro di tesi è il primo studio di vulnerabilità termica condotto per ectotermi intertidali equatoriali; in particolare, è stata valutata la vulnerabilità ai cambiamenti climatici di due specie simpatriche di brachiuri intertidali di mangrovia, Perisesarma guttatum e Uca urvillei. È stato condotto un lavoro integrato di mappatura termica e igroscopica dell'habitat, di osservazioni eco-etologiche (attività e uso dello spazio e del tempo), di esperimenti fisiologici di ossigenazione dell'emolinfa in laboratorio e di misurazione della temperatura corporea sul campo; lo studio così articolato ha delineato i differenti meccanismi adattativi delle due specie alla vita intertidale.
È stata evidenziata una maggiore sensibilità alle variazioni di temperatura per P. guttatum, in quanto specie stenoterma, ed allo stesso tempo sono state messe in risalto le caratteristiche di euritermia di U. urvillei. La strategia adottata da P. guttatum si basa sul tentativo di sopperire alla carenza determinata da ristretti limiti fisiologici di tolleranza allo stress termico tramite il comportamento elusivo e l'attitudine alla termoregolazione. Limitando l'attività durante le ore più calde della giornata, evitando l'esposizione diretta al sole, mantenendosi in prossimità di una fonte d'acqua e, si suppone, promuovendo il ricircolo di acqua nella camera branchiale attraverso il branchiostegite per controllare l'evaporazione, questi granchi mantengono la temperatura corporea entro il proprio margine di tolleranza. U. urvillei sembra puntare invece più sulla resistenza allo stress termico. Dalle osservazioni emerge un'elevata attività durante le basse maree diurne e, al contrario della specie precedente, la condizione fisiologica di esemplari esposti in laboratorio a temperature elevate, che esperiscono anche in natura, risulta meno stressata.
P. guttatum è dunque più vicino al proprio limite di tolleranza fisiologico di quanto non lo sia U. urvillei. Questo fattore può portare ad un probabile rischio di estinzione delle popolazioni tropicali di P. guttatum ed alla perdita dell'importante funzione ecosistemica di immagazzinamento del carbonio svolta da questa specie per il mangrovieto.

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                                                                                                                                                               INTRODUZIONE  1      1. INTRODUZIONE   1.1. Il cambiamento climatico: gli oceani e le mangrovie   Il quarto report dell'Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) ha concluso  che gli esseri umani stanno cambiando il clima del pianeta tramite l'emissione di gas  serra e aerosol nell'atmosfera (IPCC, 2007; Pachauri, 2007). Il cambiamento è sempre  stato la norma durante le varie epoche della Terra in cui la vita ha prosperato o  resistito  ad  un  ampia  oscillazione  di  condizioni  ambientali.  La  rapidità  con  cui  l'innegabile azione umana sta guidando il cambiamento del clima, rende plausibile  paragonare la situazione odierna con i più drammatici eventi del passato geologico e  climatologico del nostro pianeta.  Molti dei mutamenti previsti dagli scenari dell'IPCC (Nakićenović, et al.,2000; Hoeg‐ Guldberg & Bruno, 2010) stanno già avvenendo, come ad esempio quelli all'interno  degli  oceani  (fig.  1.1),  con  serie  conseguenze  previste  per  i  prossimi  decenni.  L'incremento  delle  concentrazioni  atmosferiche  dei  gas  serra  ha  portato  ad  un  aumento delle temperature medie globali di circa 0,2 °C per decennio negli ultimi 30  anni (Hansen et al., 2006) e la maggior parte del surplus energetico così generato è  stato assorbito dagli oceani. Come risultato, il contenuto di calore dei primi 700 m più  superficiali della colonna d'acqua degli oceani globali è cresciuto di 14 × 10 22  J dal 1975  (Levitus et al., 2009), con un aumento della temperatura media degli strati superiori di  0,6 °C negli ultimi 100 anni (Pachauri, 2007; fig. 1.1 A, B). Oceani più caldi portano  anche sistemi di perturbazioni più intensi e altri cambiamenti nel ciclo idrologico, che  possono portare ad un'intensificazione delle tempeste tropicali, dei cicloni, dei tornado  e di altre manifestazioni climatiche estreme (Trenberth et al., 2007; Knutson et al.,  2010; Chen et al., 2011a)  Oltre ad agire come serbatoio di calore del pianeta, gli oceani hanno anche assorbito  approssimativamente un terzo del biossido di carbonio prodotto dalle attività umane.  Questa azione di cattura della CO 2  antropogenica ha acidificato lo strato superficiale  dell'oceano con un decremento di 0,02 unità di pH per decennio negli ultimi 30 anni ed  una riduzione di 0,1 unità di pH dal periodo pre‐industriale (Doney et al., 2009, 2012; 

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Parole chiave

ecologia
riscaldamento globale
kenya
mangrovie
cambiamento climatico
granchi
intertidale
macrofisiologia

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