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Le Interviste impossibili di Giorgio Manganelli

La tesi da me elaborata tratta delle Interviste impossibili di Giorgio Manganelli, originariamente ideate per l’omonimo programma radiofonico che andò in onda su Radio Rai nel 1974. Lo scrittore le raccolse dapprima in un volume dal titolo A e B, che editò nel 1975 presso Rizzoli; successivamente, nel 1997, le dodici interviste vennero ripubblicate da Adelphi con il titolo Le interviste impossibili.
Classificato fra gli autori della letteratura contemporanea come “antirealista astrattista informale”, Giorgio Manganelli dà vita ad un corpus di opere in cui il groviglio linguistico – allegoria della complessità del reale – è la componente predominante. Quest’ultimo è l’aspetto preso in esame dalla maggior parte della critica. Ma nelle Interviste impossibili, opera sui generis nel corpus, dialogando con dodici personaggi realmente esistiti, lo scrittore affronta tematiche inerenti la natura umana, il linguaggio, il tempo, la morale, la letteratura.
La chiave di lettura che propongo per le Interviste è quella di un trattato filosofico in forma di dialogo in cui Manganelli ci offre una sua Weltanschauung, cioè una sua concezione del mondo.
La prima parte della trattazione prende in esame l’«intervista impossibile» come forma letteraria – solo di recente assurta a genere vero e proprio – e descrive a grandi linee le fasi di realizzazione del programma radiofonico delle Interviste impossibili. Il capitolo seguente descrive le peculiarità delle Interviste in relazione al corpus manganelliano per poi analizzare i dodici personaggi intervistati, personificazioni dei temi ricorrenti della sua letteratura.
Il cuore della trattazione è costituito dalla Weltanschauung dello scrittore – desunta dal dialogo con gli intervistati – nei seguenti aspetti: la natura metamorfica dell’Io, il nulla, l’arbitrarietà del linguaggio, la morte, la realtà come apparenza e la morale come ossimorica compresenza di bene e male, demoni e morte, tempo ed escatologia.
L’ultimo capitolo affronta i temi della letteratura e della favola, approdi della sua concezione del mondo, che lo scrittore sembra offrire come vie di uscita dal labirinto in cui l’uomo del Novecento ha scoperto di vivere. È quella letteratura che anni prima egli aveva etichettato «come menzogna» ma della quale in quest’opera si può cogliere l’aspirazione ad essere verità.
Le Interviste Impossibili si rivelano, dunque, una delle opere fondamentali per comprendere Manganelli uomo e, di conseguenza, scrittore perché tutti i suoi scritti derivano dalla concezione del mondo e dell’uomo che in esse è espressa.

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3 INTRODUZIONE «La mente di Manganelli è posseduta da una forte componente filosofica: se fosse vissuto in altre epoche avrebbe scritto volumi di metafisica sull’Essere o Dio o il Numero, come un allievo di Platone o di Spinoza», scrive Nicola Fano nella sua Autobiografia di uno scrittore. Lo scrittore è Giorgio Manganelli. Nato a Milano nel 1922, Manganelli è un letterato singolare, con studi in scienze politiche e una particolare predilezione per la retorica dei trattati secenteschi; la sua scrittura muove i primi passi nel terreno della psicanalisi e dunque dell’inconscio. Nel 1957 frequenta a Roma lo studio dell’analista junghiano Ernst Bernhard, il quale offre allo scrittore la chiave d’accesso ad un mondo parallelo: l’abisso sconfinato della psiche umana. È questo il luogo in cui abita la sua letteratura. Essa è il frutto di un singolare incontro: nasce dal tentativo di cristallizzare il magma dell’inconscio nella calcolata geometria della retorica. La letteratura negli anni Sessanta, periodo d’esordio dello scrittore con Hilarotragoedia (1964), vive grandi stravolgimenti che risentono della temperie storica e culturale del tempo: l’antirealismo come reazione al realismo esasperato del dopoguerra; lo sviluppo della multimedialità che tesse le fila di una realtà sempre più astratta e labirintica; le ricerche sul linguaggio che della letteratura fanno un universo a sé stante, quasi mondo parallelo al reale; l’industrializzazione imperante legata al boom economico, cui consegue una reificazione dilagante fino alla soppressione stessa dell’io. La compattezza dell’io si scopre un’illusione e, di conseguenza, crolla la concezione della realtà come struttura armonica e razionale. In questo clima l’imperativo è “sperimentare”. La letteratura avverte un bisogno impellente di rinnovamento. Proprio la «riduzione dell’io», secondo Graziella Pulce, accomuna le diverse sperimentazioni del Gruppo 63, gruppo d’avanguardia letteraria cui Manganelli prese parte. Esso poco può aiutarci a tracciare un preciso profilo del Nostro poiché, mancando di un manifesto, la sua linea tematica è tutt’altro che coerente (per incompatibilità di posizioni si scioglierà nel ‘69).

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valeria Bongiovanni Contatta »

Composta da 101 pagine.

 

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