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La guerra di Felipe - L’affermazione storica dei diritti umani nel contesto globale e gli abusi nel Messico di Felipe Calderón

Informazioni tesi

  Autore: Domenico Spampinato
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Claudia Hassan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

L’affermazione della dignità umana quale diritto inderogabile da salvaguardare a livello internazionale è giunta al termine di un cammino lungo e tortuoso, culminato nel 1948 con l’approvazione in sede ONU della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
A partire da allora, l’uomo cominciava finalmente a configurarsi quale soggetto di diritto – benché quei principi inalienabili per i quali ha lottato, per molto tempo ancora saranno oggetto di abusi e violazioni.
Il seguente lavoro si propone di analizzare a un tempo il percorso storico che ha portato all’affermazione di tali diritti e l’abuso di questi nel Messico di Felipe Calderón – presidente della repubblica federale messicana dal 2006 al 2012.
È a partire dalla Dichiarazione del ’48, che l’analisi trae spunto: dopo aver illustrato il contesto storico soggiacente alla sua redazione, nel capitolo 1 verranno esaminati i suoi articoli – ma anche i suoi limiti.
Il capitolo 2, invece, è un excursus storico sull’evoluzione concettuale dei diritti inerenti alla sfera della persona. Verrà pertanto illustrato il percorso evolutivo che dalla speculazione in ambito filosofico ha condotto alla progressiva istituzionalizzazione giuridica.
Speculare alla categoria dei diritti umani è quella dei crimini contro l’umanità. Nel capitolo 3 ne verrà fornita una descrizione, esaminando al contempo gli organismi che operano a livello globale in difesa dei diritti umani.
La seconda parte di questo lavoro analizza, infine, gli oltraggi alla dignità umana verificatisi in Messico durante la gestione di Felipe Calderón – un paese nel solco di una guerra civile a causa della violenza con cui i cartelli della criminalità organizzata impongono la propria legge, sul tormentato territorio messicano.

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7 INTRODUZIONE Il rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel 2011ha illustrato come tale anno sia stato di cruciale importanza, nell’ambito della tutela globale dei diritti umani. Da Piazza Tahrir al Partenone, dalle proteste di Zuccotti Park fino alla violenta carneficina che il presidente siriano Bashar Al Assad ha intrapreso nei confronti del suo stesso popolo, è emerso un dato chiaro e incontrovertibile: sempre più persone hanno deciso di affollare le piazze per rivendicare i propri diritti. Qualcosa di simile è accaduto anche lo sorso anno. Come ha osservato il Segretario generale della ONG fondata a Londra nel 1961, “In ogni parte del mondo la gente è scesa per le strade (…) per mettere in luce la repressione e la violenza esercitate dai governi e dagli altri potenti attori”. 1 L’esito delle contestazioni, tuttavia, non sempre è stato favorevole ai manifestanti: la reazione degli enti governativi è stata spesso cruenta e il numero delle persone uccise o ferite per aver esercitato i propri diritti è cresciuto progressivamente. Nel 2012, infatti, le forze di sicurezza di 50 paesi del mondo sono state responsabili di uccisioni illegali in tempo di pace; in almeno 101 paesi la libertà d’espressione è soggetta a forti restrizioni; ben 112 paesi hanno torturato i propri cittadini – spesso proprio a seguito di proteste antigovernative 2 . Lo scenario proposto da di Amnesty International è certamente drammatico. Tuttavia credo sia possibile intravedere un unico, piccolo fattore positivo: benché nel contesto globale odierno si verifichino frequenti oltraggi alla dignità umana, gli individui e i 1 Shetty S., Amnesty International-Rapporto 2013: la situazione dei diritti umani nel mondo, Roma, Fandango Libri, 2012, pp. 14. 2 Amnesty International, Rapporto annuale 2013: fatti e cifre, http://rapportoannuale.amnesty.it/2013/fatti-e-cifre

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libertà di stampa
diritti umani
amnesty international
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