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Le zone d'ombra della rete

Internet, lo spazio informativo per eccellenza, è un ambiente tanto dinamico quanto pieno di contraddizioni e sfaccettature. La rete non è solo libertà e democrazia, progresso e cultura informativa, vantaggi e comodità immediatamente percepibili versus terrorismo, pornografia minorile, giochi d’azzardo e quant’altro di nefasto esiste nel profondo web, il ‘deep web’ dove tutto è concesso e dove si manifestano le perversioni umane, gli eccessi e le manie, rappresentazioni ufficiali delle minacce digitali, quelle spesso usate come paravento a giustificazione delle cicliche richieste di provvedimenti ‘ammazza rete’.
Il web è fatto anche di coni d’ombra, che vivono e proliferano fra le pieghe nascoste della superficie, dove è difficile sapere distinguere i buoni dai cattivi. Ci si riferisce a quelle zone grigie, rifugi di censure con la maschera, scenari composti da impoverimento del pensiero individuale e da un generale immiserimento culturale, ridimensionamento e spesso scomparsa della privacy dovuta alla minuziosa schedatura dei dati personali e quindi dal controllo pervasivo ma all’apparenza invisibile delle nostre vite, quanto e più di prima.
La rete allora è fatta anche di tutto questo: le imprecisioni e le adulterazioni di wikipedia; il potere sommerso e insidioso di Google con i suoi algoritmi che insieme ad altre Aziende come Facebook, Twitter, Microsoft, hanno trasformato il pianeta web in un immenso mercato globale; la finta democrazia digitale rivelata da espressioni come ‘clickactivism’, o ‘slack-tivism’ o ancora ‘attivismo da poltrona’; il ‘multitasking’ cioè l’attualissima inclinazione a svolgere più attività contemporaneamente col risultato di perderne il ricordo e di non farne bene neppure una; e poi l’‘oppio delle masse’, vale a dire quell’overload informativo che sommerge tutto, cancellando le diversità del panorama e lasciando dietro di sé un paesaggio così piatto e mediocre da rendere gli utenti pigri e disattenti ai veri problemi del mondo e al giusto modo per risolverli. Quando si è bombardati da moltitudini di idee, notizie delle più disparate, a una velocità incredibile e alla stessa incredibile velocità occorre rispondere, se si consegnano alle persone informazioni falsificate, cancellate, filtrate, ecco che di conseguenza anche le idee che si formano risultano alterate, fino ad arrivare al rischio più devastante, cioè di portare la gente a non avere più alcuna idea.
Il controllo sociale, economico e politico lo si può attuare quindi anche sbarrando l’accesso a una informazione onesta e imparziale. Ecco perché i mass media sono stati oggetto della sempiterna lotta per il loro possesso. Il web allora, quella gigantesca tela di ragno composta da quei sottili fili che si irraggiano a partire da ogni persona che visita la rete,con la sua prerogativa di essere il più potente veicolo comunicativo attuale, è fatto oggetto di azioni e sistemi di gestione delle informazioni dei più disparati, atti ad alterarle, controllarle, spesso compiuti arbitrariamente e di proposito, altre volte semplicemente come conseguenza naturale della rete e ovviamente chi conosce i meccanismi e le astuzie per fare tutto questo, è pronto ad approfittarne.
Il lato nascosto del web è proprio questo e i suoi abitanti sono coloro che questi fili stanno muovendo, e il web non potrà avere quell’impatto socialmente e culturalmente positivo se si ignorassero proprio queste zone d’ombra che aiutano più gli oppressori che gli oppressi, accentuano l’autoritarismo invece di combatterlo, riparo invisibile di sorveglianze e barriere piuttosto che di libertà.

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CAPITOLO 3 LE BARRIERE IN RETE «Se tutti gli uomini, meno uno, avessero la stessa opinione, non avrebbero diritto di far tacere quell’unico individuo più di quanto ne avrebbe lui di far tacere, avendone il potere, l’intera umanità […] impedire l’espressione di un’opinione è un crimine particolare perché significa derubare la razza umana, i posteri altrettanto che i vivi, coloro che dall’opinione dissentono ancor più di chi la condivide: se l’opinione è giusta, sono privati dell’opportunità di passare dall’errore alla verità; se è sbagliata, perdono un beneficio quasi altrettanto grande, la percezione più chiara e viva della verità, fatta risaltare dal contrasto con l’errore» (John Stuart Mill 1981, p. 35) Secondo Wikipedia, l’enciclopedia libera e accessibile a tutti coloro che desiderano collaborare, la definizione di censura è «[…] il controllo della comunicazione o di altre forme di libertà (libertà di espressione, di pensiero, di parola) da parte di una autorità. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato nell’ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella a mezzo stampa o altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell’espressione dei singoli […]» 1 L’intento della censura è quello di controllare le persone, di influenzare i loro modi di pensare e comportarsi, di manipolare le loro opinioni. E questo può avvenire sbarrando l’accesso a una informazione onesta e imparziale, perché è chiaro che le idee degli uomini nascono in virtù delle informazioni che gli stessi hanno a disposizione. Se si consegnano alle persone informazioni falsificate, cancellate, filtrate, ecco che di conseguenza le idee che si formano risultano alterate, fino ad arrivare al rischio più devastante, cioè di portare gli uomini a non avere più alcuna idea. Internet, lo spazio informativo per eccellenza, è un ambiente tanto dinamico quanto pieno di contraddizioni. Anche se superficialmente potrebbe sembrare un universo libero e indipendente, in effetti il web è costellato di ostacoli e barriere. Oggi il pericolo della rete è che si rischia di arrivare a quello che Granelli (2013) definisce un vero e proprio “fondamentalismo digitale” che arriva a estremizzare le potenzialità della rete, e riducendo di fatto le sue straordinarie capacità, rischia di trasformare l’utente in un soggetto passivo e soprattutto manipolabile (Granelli 2013, p. 18). 1 http://it.wikipedia.org/wiki/Censura

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Letizia Nicita Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6316 click dal 10/01/2014.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.