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''Monarchia o Repubblica''. Il referendum istituzionale nella stampa italiana e abruzzese del 1946

Informazioni tesi

  Autore: Manuel Matassa
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: SilviaSalvatici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

Il presente lavoro di ricerca analizza una delle pagine che avrebbe definitivamente mutato l’assetto politico, sociale ed istituzionale del nostro paese negli anni a venire: la nascita della Repubblica Italiana.Un evento storico riconducibile sì alla memorabile data del 2 giugno 1946, ma che ha radici più profonde e rimanda a questioni ben più complesse.Rivolgendo uno sguardo generale alla società italiana di quel lontano 1946, si assiste alla ricostruzione di un “paesaggio che non va” e delle macerie materiali e morali causate dal secondo conflitto mondiale.La fine di un regime monarchico compromesso con le forze nazi-fasciste spinse l’elettorato sin da subito a dare il proprio consenso, per la prima volta nella sua storia, all’ Italia repubblicana.Nel corso degli anni successivi, sono stati espressi dubbi e perplessità, soprattutto da parte dei sostenitori della monarchia, circa l’effettiva veridicità dei dati delle elezioni referendarie del 2 giugno e, nelle pagine dei giornali,si riprese a parlare di questo storico evento.Nel primo capitolo viene trattata la ricostruzione degli sviluppi istituzionali dell’Italia dell’immediato secondo dopoguerra,entro due date storiche: il 25 luglio 1943 e il 25 aprile 1945, ovvero a partire dalla caduta del regime fascista fino alla storica liberazione dal nazifascismo.Nel secondo capitolo, prosegue la ricostruzione della storia istituzionale del secondo dopoguerra,che vede la nascita dell’Assemblea Costituente repubblicana.Un’ approfondimento è stato volutamente dedicato alla preparazione dei programmi elettorali da parte delle forze politiche.I partiti di massa organizzarono una campagna elettorale capillare e metodica in cui emersero luoghi, protagonisti, linguaggi e tecniche di comunicazione del tutto inedite, che portò ad un forte coinvolgimento emotivo nell’ elettorato.
Si giunse al 2 giugno 1946 e milioni di uomini e, per la prima volta nella storia italiana, milioni di donne, si recarono alle urne per sciogliere la questione istituzionale che avrebbe decretato la nascita della Repubblica.
All’entusiasmo generale del popolo repubblicano si contrapposero le polemiche sull’attendibilità dei dati di queste elezioni, messe in atto dalle forze sostenitrici della monarchia. I risultati elettorali decretarono la fine del Regno d’Italia e l’immediato esilio di Umberto II,ultimo “Re di Maggio”.Nel terzo capitolo viene svolta una parallela analisi del ruolo della stampa e dell’opinione pubblica, in merito a tutte le vicende delineate nel capitolo precedente.
Si parte con la storia della stampa italiana, divisa per periodi, dai “giorni della Liberazione” all’entrata in vigore della Costituzione e alla definizione del principio della “libertà di stampa”.Un ampio spazio è dedicato inoltre al problema dell’epurazione dei giornali e di quei giornalisti “compromessi” con il regime fascista, da cui scaturirono una lunga serie di processi, di discussioni e di polemiche. Viene poi preso in esame il ruolo della rinascente opinione pubblica italiana, con un’analisi specifica sul ruolo del più importante e celebre quotidiano italiano: “Il Corriere della Sera”, con la rielaborazione critica e ragionata degli articoli e degli editoriali dell’abile direttore Mario Borsa, che raccontarono il dilemma degli elettori chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica.Il quarto ed ultimo capitolo focalizza l’ analisi proposta nei capitoli precedenti agli sviluppi politici, economici e sociali, che portarono l’ Abruzzo alle elezioni del 2 giugno 1946.La popolazione abruzzese espresse sostanzialmente una scelta politica diversa da quella nazionale, optando in maggioranza per la Monarchia, ma con alcune importanti differenziazioni tra provincia e provincia.L’attenzione si concentra sui primi fogli abruzzesi del dopoguerra e, in particolar modo su due periodici locali, vivide testimonianze del giornalismo politico della città di Teramo: “La Riscossa”, organo delle forze comuniste e socialiste e “La Specola”, organo della Democrazia Cristiana. L’analisi della questione istituzionale si estende ad una critica degli articoli di due quotidiani nazionali che raccontavano anche le cronache locali abruzzesi: “Il Tempo” di orientamento monarchico e “L’Unità”, storico organo del Partito Comunista e repubblicano. L’analisi degli articoli di queste specifiche testate mostra l’influenza esercitata dalla stampa locale sull’opinione pubblica, mettendo in risalto il vivo contrasto tra le opposte ideologie e correnti politiche.Nell’ultimo paragrafo di questo capitolo, si pone una riflessione sulla figura umana e politica di una donna abruzzese, “madre della Costituzione”, che risponde al nome di Filomena Delli Castelli.La sua esperienza di propagandista e di attivista all’interno della Democrazia Cristiana, la porterà a divenire una delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente e, a partire dal 2 giugno 1946, “Memena” iniziò il suo entusiasmante percorso politico nelle istituzioni della Repubblica.

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3 INTRODUZIONE “Oggi la benzina è rincarata è l’estate del quarantasei un litro vale un chilo d’insalata, ma chi ci rinuncia? A piedi chi va? L’auto: che comodità! Sulla Topolino amaranto… su, siedimi accanto, che adesso si va. Se le lascio sciolta un po’ la briglia mi sembra un’Aprilia e rivali non ha. E stringe i denti la bionda si sente una fionda e abbozza un sorriso con la fifa che c’è in lei ma sulla Topolino amaranto si sta ch’è un incanto nel quarantasei… Bionda, non guardar dal finestrino che c’è un paesaggio che non va: è appena finito il temporale e sei case su dieci sono andate giù; meglio che tu apri la capotte e con i tuoi occhioni guardi in su béviti sto cielo azzurro e alto che sembra di smalto e corre con noi. Sulla Topolino amaranto…” (da P. Conte, La Topolino amaranto, 1975) In questa ricerca ho scelto di approfondire una delle pagine più affascinanti della storia contemporanea italiana e uno degli eventi che, ben sessantasei anni fa, avrebbe definitivamente mutato l’ assetto politico, sociale ed istituzionale del nostro paese: la nascita della Repubblica Italiana. Un evento storico riconducibile sì alla memorabile data del 2 giugno 1946, quando il popolo italiano fu chiamato ad esprimersi democraticamente sulla forma di Stato, attraverso il referendum istituzionale, ma che ha radici più profonde e rimanda a questioni ben più complesse. Queste ultime hanno stimolato la mia curiosità e il mio interesse e mi hanno indotto ad approfondirne le diverse argomentazioni proposte, che sono state analizzate criticamente nel seguente lavoro di ricerca. Rivolgendo uno sguardo generale alla società italiana di quel lontano 1946, non si può fare a meno di notare che il nostro paese stava iniziando a vivere una fase di rinascita. La ricostruzione di quel “paesaggio che non va”, descritto dal cantautore Paolo Conte nel poetico testo della sua canzone poc’anzi citata, e delle macerie materiali e morali causate dal secondo conflitto mondiale, era in corso d’opera. Nonostante i problemi ereditati da quegli

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stampa
monarchia
opinione pubblica
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de gasperi
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liberazione dal nazifascismo
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