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NAPIER LVIII: traduzione, glossario e analisi

La sintesi che è possibile trarre dal lavoro di tesi è quella di un documento che predilige la traduzione di testi non tradotti fino ad oggi con una focalizzazione sostanziale rivolta ad individuare le connessioni tra gli argomenti.
La traduzione, appassionata e complessa, ha consentito di portare sul piano della chiarezza e della comprensione argomenti articolati sia dal punto di vista linguistico, in quanto tratta di un testo anglosassone, che per la natura eterogenea dovuta alla pluralità dei temi trattati.
La sfida del lavoro di tesi è stata quella di tradurre un testo a cui mai nessuno aveva dedicato attenzione in passato; il mio primo approccio con la filologia germanica riguarda manoscritti molto famosi come Beowulf e Cronaca Anglosassone, testi che sono stati più volte tradotti ed analizzati, mentre Napier LVIII era un testo completamente sconosciuto e ad oggi non risulta alcuna traduzione in lingua moderna.
Il documento prodotto rispetta tutte le caratterizzazioni specifiche di un lavoro di tesi, quindi presenta un’approfondita analisi dei contenuti e un glossario analitico nel quale vengono fornite accuratamente tutte le informazioni grammaticali di ogni singola parola, ma la particolarità del lavoro è sicuramente quella di evidenziare come argomenti che in apparenza sembrano sconnessi tra loro alla fine risultano essere abilmente intrecciati con lo scopo di dare un unico ed inaspettato messaggio.

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Introduzione Lo scopo di questa tesi consiste nell'analizzare l'omelia numero LVIII della co llezione Napier 1883, originariamente att ribuita a Wulfstan, ma (Jfamai da diversi decenni considerata l'opera di un compilatore anonimo. Questo testo fa pane delle cosiddette "composite homilies l ", la cui caratteristica pri ncipale consiste nella loro natura eterogenea; infa tti, esse sono composte da frammenti di testi più antichi, riorganizzati ed uniti dai singoli compilatori in una sorta di "collage", in cui le espressioni, idee, frasi o interi brani "presi in prestito", vengono adattati al contesto e all'interesse dell ' autore e spesso integrati con materiale proprio. Qu esta tendenza a manipolare le opere altrui, a variare modelli cultu rali noti e acquisiti, fu una vera e propria disposizione ideologica generale nella cultura medievale, in quanto vigevano criteri di giudizio atTatto diversi dalla concezione moderna di originalità; infatti non si conosceva ancora, né ideologicamente né legalmente, la tutela della composizione d'autore. Gli autori di questi testi eterogenei furono scribi o uomini di Chiesa, i quali si comportavano come revisori, come compil atori, come commentatori e perfino come creatori di vere e proprie nuove composizioni. ed erano perciò difficilmente distinguibili da tutti gli altri scrittori-autori, E' importante sottolineare la facilità di accesso alle fonti ; molti studiosi infatti, ritengono che la maggior pane delle omelie anglosassoni si ano state composte e ricopiate presso sedi ecclesiastiche o monasteri, i quali non solo erano i centri culturali più importanti, ma soprattutto le sedi in cui era custodito l' imponente patrimonio librario durante tutto il periodo anglosassone. Una parte importante del contingente librario infatti, veniva rifornito dallo stesso !icriplorilllll 2annesso al I Mar)" SWlln 2003. Hotd English Homilics. Uni\'crsity or Lccds. Englllnd ; LuiscHi Fadd.l l9'U. Trndizioni manoscrittc c critica del tCStO nel medioevo gcnnanico. L.ltCr~. Roma 2

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Immacolata Lieto Contatta »

Composta da 62 pagine.

 

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