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La mafia palermitana negli anni Settanta. La rottura dell'omertà: due casi a confronto.

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Muscente
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Fernando Dalla Chiesa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

La tesi si divide in due parti. La prima sezione riguarda le trasformazioni che avvengono all'interno del tessuto mafioso nell'area palermitana durante gli anni Settanta. Dopo aver analizzato e descritto nel primo capitolo la struttura e le regole alla base di Cosa Nostra, il lavoro si concentra sullo studio dei nuovi interessi economici mafiosi che in questi anni si focalizzano sull'affare internazionale della droga, sulle trasformazioni della struttura interna mafiosa, che vede una concentrazione del potere nelle mani dei corleonesi, e sui suoi rapporti con la politica, con un particolare riferimento a Salvo Lima e Giulio Andreotti.
La seconda parte si concentra invece sulla rottura dell'omertà, ne descrive i primi casi provenienti dalla società civile, da Danilo Dolci a Franca Viola ed Ennio Pintacuda, per concentrarsi ampiamente sul primissimo pentito di mafia Leonardo Vitale e sulla vicenda di Giuseppe Impastato. La tesi vuole evidenziare come questo decennio storico abbia costituito per Cosa Nostra un periodo di grande rafforzamento, economico, politico e strutturale, ma allo stesso tempo abbia visto sorgere in modo netto le prime avvisaglie di una ribellione tutta civile al tessuto mafioso, una ribellione avvenuta attraverso la rottura del silenzio che ha anticipato di quasi dieci anni il duro colpo inferto a Cosa Nostra da Tommaso Buscetta e dagli altri pentiti di mafia.

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1 Prefazione Quando si parla degli anni Settanta in Italia il primo pensiero corre immediatamente alla situazione di estrema instabilità che la democrazia ha attraversato durante quel decennio. Soprannominati “anni di piombo”, essi hanno rappresentato senza dubbio uno dei momenti piø difficili che lo Stato italiano e la società nel suo complesso abbiano dovuto affrontare dal secondo dopoguerra in poi. Gli attentati terroristici delle Brigate Rosse, le stragi e la “strategia della tensione” adottata dai gruppi di estrema destra rappresentavano solo le manifestazioni piø evidenti dell’instabilità politica che caratterizzava l’Italia intera e al tempo stesso ne approfondivano la gravità. Le rivolte studentesche, l’occupazione delle università, gli scioperi e le dimostrazioni di piazza organizzate assieme al movimento operaio che cominciarono nell’“autunno caldo” del 1969 costituivano il centro delle preoccupazioni per gli ambienti piø conservatori e animavano lo spirito combattivo di chi in quegli anni cominciò ad intravedere la possibilità del cambiamento. La risposta dello Stato a tale mobilitazione fu spesso repressiva e contribuì a sua volta ad innalzare il livello dello scontro. Tali e tanti sono gli spunti di riflessione su un decennio così ricco di avvenimenti, ma tra questi non si può dimenticare la permanente esistenza di un fenomeno la cui evoluzione ha accompagnato la storia italiana sin dalle sue origini e che anche nel corso di questi anni non può che essere oggetto di studio: si tratta del fenomeno mafioso. Il presente lavoro concentra la propria attenzione sulla mafia siciliana nella provincia di Palermo, da sempre epicentro indiscusso del potere mafioso 1 . 1 Falcone Giovanni, E’ Palermo l’epicentro del fenomeno mafioso, brano disponibile su ANTIMAFIAduemila, www.antimafiaduemila.com.

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Parole chiave

mafia
cosa nostra
omertà
giuseppe impastato
leonardo vitale
gulio andreotti
salvo lima
corleonesi
tommaso buscetta
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