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Empatia. Ruolo della giunzione temporo-parietale nella distinzione sé/altro

Le neuroscienze attuano un’importante distinzione fra l’empatia emotiva e l’empatia cognitiva (Shamaay-Tsory,2010), identificando con il primo termine la condivisione immediata dell’emozione di un altro senza attuare una distinzione fra la propria emozione e quella dell’altro (teoria della simulazione; Gallese, 2007); mentre con il secondo, una forma più complessa di empatia, che consiste nella creazione di una teoria circa lo stato mentale dell’altro che ci porta alla comprensione dell’emozione provata e alla distinzione fra i due stati mentali (teoria della mente; Baron-Cohen,2009).
Saxe e colleghi dimostrano come la giunzione temporo parietale di destra (rTPJ) si attivi maggiormente quando la nostra prospettiva è diversa da quella dell’altro, stabilendo un’incongruenza fra i diversi stati mentali e permettendo al soggetto di elaborare contemporaneamente e consapevolmente le informazioni relative al sé e all’altro (Saxe et al.,2005). Ad oggi non ci sono studi che dimostrano il ruolo di quest’area nell’empatia emotiva.
Questo studio, da realizzare attraverso un paradigma di stimolazione magnetica transcranica (TMS), vuole indagare il ruolo della giunzione temporo parietale di destra nell’empatia emotiva, ipotizzando una maggiore capacità di simulare l’espressione emotiva di un altro quando la giunzione temporo parietale di destra viene inibita.
I risultati possono arricchire i modelli teorici relativi all’empatia e, a fini riabilitativi, possono aiutare a comprendere i sintomi in pazienti neurologici che hanno subito una lesione in aree cerebrali che si sovrappongono a quella di nostro interesse.

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INTRODUZIONE Uno degli strumenti fondamentali per l’essere umano è l’empatia. La nostra è una specie che si è evoluta grazie alla straordinaria capacità di cooperazione sociale che ci ha permesso di fare gruppo e raggiungere un’incredibile livello di complessità. In questo scenario diventa fondamentale riuscire a ricevere informazioni non solo relative alle azioni degli altri, facilmente percepibili, ma soprattutto le informazioni relative ai pensieri, alle emozioni, alle intenzioni di chi stiamo osservando. La capacità di saper condividere i sentimenti altrui rappresenta uno dei meccanismi più importanti che regolano le relazioni sociali, la comunicazione umana e lo scambio tra simili. Nel corso del primo anno di vita gli affetti “sono il mezzo e l’argomento principale della comunicazione” (Stern, 1985, p.133) L’importanza di questa funzione si evince dalla natura filogenetica di questo meccanismo, presente a livello rudimentale perfino nei primati. Gli studi del dottore Rizzolatti e la scoperta dei neuroni “mirror” (neuroni presenti nella corteccia premotoria della scimmia, che si attivano non solo nell’esecuzione di un’azione ma anche alla sola osservazione della stessa azione) ci permettono di capire in che modo riusciamo a comprendere, in maniera immediata, ciò che sta facendo l’altro, e le evidenze sembrano confermare che l’azione osservata viene esperita sui nostri piani motori, come se l’azione viene svolta da noi stessi. Noi, per usare le parole di Gallese (2003), “simuliamo” ciò che osserviamo e di conseguenza diamo un senso all’azione osservata. 5

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Claudio Francesco Bivacqua Contatta »

Composta da 92 pagine.

 

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