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La moda nel movimento futurista

Informazioni tesi

  Autore: Angela Lombardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Christine Farese Sperken
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

Il movimento futurista si distingue dagli altri movimenti d’avanguardia per la volontà di intervenire in ogni aspetto della vita moderna e in tutte le espressioni artistiche. “Futurismo” è inteso come sollecitazione a liberarsi dalle convenzioni borghesi ottocentesche per affermare un’ampia libertà espressiva. Il Futurismo è un movimento provocatorio che vuole scuotere il pubblico e mettere in rapporto la vita con l’arte, proclamando il culto della modernità e l’esaltazione della civiltà delle macchine e delle nascenti metropoli. Il Futurismo ebbe come epicentro Milano dove si sviluppò una nuova estetica contro il valore del passato (dagli artisti definito spregevolmente “passatismo”) e con una nuova sensibilità volta ad unire dinamismo e simultaneità . Esso va di pari passo con il progresso tecnico della società e riesce a portare rinnovamento anche là dove non era ancora giunto, attraverso manifesti, veri e propri proclami relativi a tutti gli ambiti dell’arte (pittura, architettura, scultura, musica, scenografia, ecc.).
Tra questi ambiti ve n’è uno in particolare che vorrei approfondire in seguito: la moda. Futurismo e moda non sono voci antitetiche. Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del movimento, a differenza degli altri intellettuali, non criticò mai le “leggerezze” della moda, la assunse, anzi, come codice di comportamento ideale per gli artisti destinati davvero alla «grandezza» . Seguendo questa ideologia, saranno soprattutto Balla, Depero, Prampolini e Thayaht a dare preziose indicazioni per il costume quotidiano del XX secolo. I futuristi mireranno non ad una riforma, ma ad una effettiva rivoluzione nell’abbigliamento, anche se, almeno inizialmente, non vedranno reali prospettive produttive nei loro capi avanguardistici (soltanto Ernesto Thayaht avrà contatti con l’organizzazione produttiva del settore moda a Parigi). Il vestito futurista sarà provocatorio, sollecitante e immaginario. D’altronde, essere futuristi significa portare un cambiamento radicale nella propria vita di tutti i giorni, sia da un punto di vista sociale sia estetico. E l’abito è la realizzazione concreta di questo mutamento.

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1 Prefazione Il movimento futurista si distingue dagli altri movimenti d’avanguardia per la volontà di intervenire in ogni aspetto della vita moderna e in tutte le espressioni artistiche. “Futurismo” è inteso come sollecitazione a liberarsi dalle convenzioni borghesi ottocentesche per affermare un’ampia libertà espressiva. Il Futurismo è un movimento provocatorio che vuole scuotere il pubblico e mettere in rapporto la vita con l’arte, proclamando il culto della modernità e l’esaltazione della civiltà delle macchine e delle nascenti metropoli. Il Futurismo ebbe come epicentro Milano dove si sviluppò una nuova estetica contro il valore del passato (dagli artisti definito spregevolmente “passatismo”) e con una nuova sensibilità volta ad unire dinamismo e simultaneità 1 . Esso va di pari passo con il progresso tecnico della società e riesce a portare rinnovamento anche là dove non era ancora giunto, attraverso manifesti, veri e propri proclami relativi a tutti gli ambiti dell’arte (pittura, architettura, scultura, musica, scenografia, ecc.). Tra questi ambiti ve n’è uno in particolare che vorrei approfondire in seguito: la moda. Futurismo e moda non sono voci antitetiche. Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del movimento, a differenza degli altri intellettuali, non criticò mai le “leggerezze” della moda, la assunse, anzi, come codice di 1 Dinamismo e simultaneità sono i caratteri principali del futurismo. La rappresentazione dell’uomo non è più statica e frontale, come nel passato, ma dinamica e multiforme. Le immagini sono scomposte in numerose istantanee affiancate e il movimento è rappresentato dalla ripetizione dell’azione nello spazio. Cfr. Paola Cassinelli Lazzeri, Futurismo, Atlanti universali Giunti, Giunti editore, Firenze 2001, p. 6.

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