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L'Ingenua pretesa: gli ''Accordi'' di Eugenio Montale

La tesi si propone di analizzare le sette poesie giovanili di Eugenio Montale raccolte nella silloge "Accordi", risalente agli anni 1916-1922. Ciascun componimento porta il nome di uno strumento o un gruppo di strumenti musicali, con l'intenzione, che dal poeta sarà poi definita una "ingenua pretesa", di imitare, attraverso metrica, lessico e accorgimenti fonetici il suono e il carattere di ciascuno strumento.
Attualmente non esiste una bibliografia su questa breve opera, peraltro poco amata dallo stesso autore, ma estremamente interessante innanzitutto per le effettive rispondenze musicali, ma anche come esercizio poetico da parte di un autore che sarebbe diventato un colosso della letteratura italiana.

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4 Introduzione La prima difficoltà che incontra chiunque voglia studiare gli Accordi di Eugenio Montale è che, a tutt’oggi, non ne esistono analisi complete e sistematiche. Un simile vuoto potrebbe in parte trovare spiegazione nel fatto che il poeta abbia dapprima escluso dai suoi Ossi di seppia sei delle sette poesie che compongono la serie, e poi, maturo e ormai celebre, le abbia fatte pubblicare con il minimo clamore possibile e ne abbia sempre parlato con pudica reticenza. Si tratta, è vero, dei primissimi esperimenti poetici di un giovane non ancora certo di voler tentare il mestiere della scrittura e, per contro, ancora troppo legato al modello dei simbolisti francesi, che di lì a poco abbandonerà per seguire una via propria. Tuttavia a qualunque artista, e a maggior ragione a uno dei maggiori poeti che la nostra letteratura annoveri, si possono perdonare una certa rozzezza e ingenuità delle opere giovanili, ammesso che gli Accordi ne abbiano. Quel che è certo è che il 15 giugno 1922 la raccolta viene pubblicata su Primo Tempo, sfortunata ma meritevole rivista edita da Piero Gobetti e diretta da Giacomo Debenedetti, e ciò significa non solo che il suo autore dovesse, all’epoca, ritenerlo un lavoro di cui andar fieri, ma anche che effettivamente lo fosse, considerando il carattere impegnato della rivista e lo spessore intellettuale della sua redazione. L’intento con il quale il giovane Montale aveva scritto i sette Accordi era senz’altro ambizioso, tanto che, molti anni più tardi, lo stesso poeta lo avrebbe definito una “ingenua pretesa” 1 : ispirato dalle composizioni del quasi coevo Claude Debussy che tanto lo avevano colpito, volle imitare il suono e il carattere dei sette strumenti musicali o gruppi di strumenti da cui le liriche prendono il titolo. Da quella ingenua pretesa nacque il coraggio di mettere nero su bianco sette poesie che si sforzano di imitare, 1 Dalla lettera di Montale riprodotta in G. Spagnoletti, Preistoria di Montale, in “Letteratura”, 1966, pp. 79- 81.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere

Autore: Irene Grassi Contatta »

Composta da 92 pagine.

 

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