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Il consumo di suolo in Italia: il caso del polo della logistica di Passo Corese

Il dibattito scientifico nazionale ed internazionale, negli ultimi anni, ha evidenziato la necessità di controllare il processo di cementificazione che sta portando ad un progressivo e inarrestabile depauperamento della risorsa suolo.
La trasformazione del territorio italiano, dal dopoguerra ad oggi è avvenuta sotto l'impulso di diverse spinte: la ricostruzione post-bellica, il boom demografico, l'infrastrutturazione del paese, le ondate migratorie e il mutamento delle strutture famigliari e degli stili di vita. Parallelamente, in tutto il mondo economicamente urbanizzato, processi quali lo svuotamento della funzione abitativa delle città, l'espulsione delle attività produttive verso fasce più esterne del territorio urbano, la motorizzazione di massa, hanno avuto come esito la creazione di uno spazio urbano meno presidiato e un territorio rurale suburbanizzato.
L'intensificarsi di tali processi sembra compromettere le funzioni chimico-fisiche e biologiche che il suolo svolge come comparto ambientale della biosfera.
L'edificazione dei suoli appare oggi come un processo speculativo che non sembra rispondere più ad effettive necessità indotte dagli assetti industriali o commerciali, ma effettuato a priori, puntando sul cambiamento del valore fondiario e sulla creazione di domanda dell'utilizzo su spazi non richiesti. Un processo che influisce negativamente sulle attività agricole e degenera nella crescita smisurata dei costi, economici ed energetici cui viene sottoposto il territorio.

Dagli anni '80 la Comunità europea ha cominciato a lanciare i primi allarmi legati al processo di cementificazione ed ha avvertito la necessità di monitorare la situazione in Europa. Nell'ultimo decennio sono stati prodotti alcuni primi risultati che, attraverso comparazioni intertemporali, hanno evidenziato una tendenza all'aumento del consumo di suolo su tutto il territorio comunitario.
Tra le azioni specifiche suggerite dall'Unione europea per contenere il fenomeno si riportano: la densificazione delle aree già urbanizzate, il miglioramento delle interconessioni tra le aree urbane, la qualificazione energetica, la formazione di cinture verdi ai bordi degli agglomerati urbani e la definizione di no development-areas.
La tutela del suolo, prescindendo dall'elemento ecologico è anche salvaguardia delle peculiarità specifiche dei singoli sistemi territoriali. In tal senso appare necessario lavorare per costruire una sensibilità comune volta a tutelare le diverse realtà locali dal "consumismo dei territori", fenomeno che negli ultimi anni ha acquistato dimensioni preoccupanti. Per far sì che tale processo non prosegua in maniera indiscriminata bisogna agire alla ricerca di un limite, evitare gli sprechi, essere consapevoli del valore delle aree libere e dare priorità al riuso, al completamento e alla riqualificazione e valorizzazione territoriale.
È opportuno osservare che i beni ambientali possiedono un proprio valore intrinseco che prescinde dal loro valore in termini monetari: proprio come la vita umana non ha un valore e viene tutelata al di là di ogni valutazione economica, così alcuni beni comuni andrebbero tutelati e regolati prescindendo dal loro reale valore economico, che tra l'altro risulta di difficile misurazione.
La tutela dei beni ambientali, l'attenzione alla gestione delle risorse materiali e immateriali che costituiscono il capitale territoriale dei luoghi, e le riflessioni sugli impatti generati dal prelievo di tali risorse mostrano una sempre maggiore presa di coscienza da parte delle istituzioni e della cittadinanza verso i problemi legati alla sostenibilità delle azioni umane. In tal senso negli ultimi anni vengono stimolati su più fronti cambiamenti che riguardano i propri modelli di sviluppo e consumo e gli stili di vita.

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1. Il consumo di suolo: concetti, pressioni e conseguenze. Per analizzare le variazioni quantitative di un determinato fenomeno occorre sempre avere a disposizione delle banche dati che siano accurate e consistenti. Nel nostro paese, ma non solo nel nostro, la misura del consumo di suolo è desumibile invece solamente attraverso il ricorso a banche dati di “mediocre qualità, eterogenee per definizione dell'oggetto di indagine (non esiste una definizione condivisa circa cosa debba intendersi per consumo di suolo, si tratta dunque di un dato che deve essere inferito), non adeguatamente aggiornate” (Zanchini 2011, p. 59). 1.1. Il suolo come bene comune Il suolo rientra nel concetto di risorsa comune vista la sua scarsa escludibilità e alta rivalità nel consumo (Ostrom 1994); inoltre si configura come una risorsa esauribile e spazialmente limitata e lo è ancor di più se si vogliono escludere dal computo le superfici non fruibili dall'essere umano per ragioni di tipo climatico, morfologico o ambientale. Altro aspetto da considerare, non meno importante è il ruolo di “contenitore” che il suolo svolge nei confronti di ad altri beni comuni, come l'acqua, i quali non possono prescindere dal suolo per completare i propri cicli. Si vedranno nel dettaglio le funzioni del suolo nel paragrafo inerente alle conseguenze del consumo di suolo, in questa sede preme precisare il suo concorrere alla creazione dei cosiddetti beni sociali ovvero quelli forniti dalla società (Rawles 1971), quali la casa, la fruizione ambientale, l'aggregazione sociale etc. (Osservatorio sul consumo di suolo 2009). Al di là della definizione di bene comune quale bene a scarsa escludibilità e a elevata rivalità nel consumo, si può considerare il suolo quale bene comune anche in quanto 11

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Andrea De Leo Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

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