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La partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa comunitaria: la legge 24 dicembre 2012 n°234

Informazioni tesi

  Autore: Davide Carmelo Stramandino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle Relazioni Internazionali e Politiche
  Relatore: Rosanna  La Rosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

L'evoluzione della normativa italiana sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione degli atti europei. Legge La Pergola passando - legge Buttiglione - nuova legge 24 dicembre 2012 n°234

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3 INTRODUZIONE L’art. 11 della Costituzione italiana consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. In conseguenza di ciò, l’Italia partecipa, sin dalla sua origine, al processo di integrazione europea, dunque ha accettato le limitazioni della sovranità legislativa derivanti dall’art. 288 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che prevede che per esercitare le competenze dell’Unione, le istituzioni adottano regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri. Il regolamento ha portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno Stato membro senza bisogno di atti di ricezione per essere efficaci. La direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, ma la forma e i mezzi per raggiungere questo risultato sono di competenza degli organi nazionali. La decisione è obbligatoria in tutti i suoli elementi, se designa i destinatari è obbligatoria soltanto nei confronti di questi. Le raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti. Dunque le direttive e le decisioni comunitarie richiedono un intervento ad opera del legislatore interno, in quanto queste non sono direttamente applicabili. In Italia vi era la prassi di dare esecuzione agli atti europei con l'adozione di leggi che delegavano il governo ad adottare dei decreti legislativi per dare esecuzione nel nostro ordinamento alle direttive e alle decisioni. Questo avveniva in situazioni d’urgenza, perché scaduto il termine per l'attuazione. Questo sistema era giustamente criticato e non assicurava un adempimento tempestivo per cui ci furono una serie di sentenze di condanna per l'Italia da parte della Corte di giustizia europea. Dunque erano necessari degli interventi normativi per provvedere ad un adeguamento immediato e continuo delle direttive comunitarie: prima iniziativa fu la legge Fabbri del 1987 che cercò di dare un coordinamento alla materia, mentre due anni dopo la legge La pergola

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