Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

''Lutto e melanconia'': un percorso da Freud alla psicoanalisi contemporanea

Lo scritto è un percorso che conduce, attraverso il saggio freudiano, a vari luoghi della psicoanalisi contemporanea sul tema di lutto e melanconia.

Mostra/Nascondi contenuto.
Introduzione La categoria psicopatologica di melanconia è assente dalle descrizioni del DSM e da questo punto di vista condivide le sorti dell’isteria: come l’isteria è stata smembrata nei cosiddetti disturbi somatoformi e nei cosiddetti disturbi dissociativi, scomparendo come termine dal manuale, così la melanconia è stata assorbita dalla figura psicopatologica della depressione cosiddetta maggiore. Freud oscilla tra l’idea della melanconia come stato melanconico, una condizione transitoria molto vicino al lutto, retaggio di una lunga tradizione sul tema, che affonda le sue radici nella Grecia antica, e l’idea dell’esistenza di una vera e propria struttura melanconica, che comporta stabili variazioni delle istanze psichiche ed esita nella patologia. A partire da ciò la riflessione psicoanalitica a mio parere si snoda in un processo da un lato di maggiore articolazione e profondità; dall'altro in una sorta di rarefazione dei termini, un alleggerimento dal peso concettuale dei contenuti neurofisiologici di tipo sostanzialista, dal meccanicismo di cui è stata debitrice dei suoi inizi. Lo psichismo prima connotato da dimensioni economiche e quantitative, viene progressivamente concepito come una costruzione rappresentazionale di oggetti, relazioni, interazioni. Va aggiunto che in questo procedere attraverso nuovi termini, visioni e paradigmi, talvolta perde molto della sua carica drammatica e della sua “necessità”, cioè dell'impersonale e ineluttabile forza interna da cui il soggetto si sente sospinto e costretto. La svolta linguistica della psicoanalisi mira innanzitutto a de-antropomorfizzare i concetti, affrancandoli dalle “tendenze homunculari” che mirano a irretirli in un regresso all'infinito di spiegazioni e cause, e intende rendere palese la struttura narrativa del soggetto. In altre parole, lo si concepisce come una trama continuamente rivisitata, un intreccio di vicende interne ed esterne (ma anche le stesse parole “interno” ed “esterno” si presentano come luoghi della mente, spazi e tempi di un corpo-leib, un corpo percepito vivente e vissuto come Sé-con-l'Altro). Questo comporta una revisione alla consistenza e al modo di concepire i termini, più che i termini stessi, e pone in essere un piano esistenziale del tutto diverso da quello neurofisiologico, a suo tempo perseguito dalle prime teorizzazioni freudiane come sperata spiegazione totale dello psichico, oggi di nuovo in auge per tutto un fiorire di promettenti studi. Si tratta insomma di ripercorrere la strada dal significante al significato, trovandosi spesso a ritracciare il sentiero di un linguaggio che parli di psiche alla psiche anche attraverso le parole del corpo, conservando nel contempo una forma adatta al 3

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Lucio Lamera Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2296 click dal 11/03/2014.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.