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La soddisfazione e l'insoddisfazione lavorativa nei lavoratori atipici

Negli ultimi decenni i cambiamenti che hanno interessato e continuano a interessare il mondo del lavoro sono numerosi e hanno comportato una trasformazione radicale dello scenario entro il quale il lavoratore si muove. Difatti, in seguito alla crisi occupazionale dei primi anni Novanta, nel tentativo di ridurre le rigidità e lo scarso dinamismo del mercato del lavoro, diversi interventi normativi, tra cui l’introduzione nel 1997 del pacchetto Treu, introdussero nuove forme contrattuali definite atipiche, che nel tentativo di rendere più flessibile il mercato del lavoro, diedero il via al fenomeno del precariato. Pertanto, è importante tenere presente quanto questi interventi normativi influenzino anche la relazione tra lavoratore e lavoro, la soddisfazione che egli trae dal lavoro stesso e le conseguenze psicologiche che il lavoro atipico comporta. La Tesi è suddivisa in tre capitoli. . Nel primo capitolo si vuole contestualizzare l’argomento siccome il tema della soddisfazione lavorativa è stato introdotto solo recentemente all’interno della psicologia del lavoro e delle organizzazioni. La causa di ciò è dovuta al fatto che è stato impiegato molto tempo, prima che fosse accettata l’idea che le organizzazioni possano sia produrre sia essere creatrici di emozioni e che queste costituiscono una parte fondamentale ed inseparabile della vita lavorativa e organizzativa delle persone che operano all’interno dell’azienda. Infatti, agli inizi del XX secolo, lo scopo dell’azienda era quello di conseguire il miglior risultato, inteso in termini di costi e benefici economici, non tenendo in considerazione né l’ambiente di lavoro, né lo stato di soddisfazione e di salute del lavoratore, in quanto egli paragonabile ad un’appendice della macchina, che lavora in simbiosi con essa. È solo in seguito all’esperimento condotto tra il 1927 e il 1932, presso la Western Electric’s Hawthorne Works di Chicago, da Elton Mayo che vengono prese in considerazione le condizioni di malessere e le ragioni dello stato d'insoddisfazione dei lavoratori, al fine di salvaguardare l’integrità psichica e fisica del lavoratore, minacciata dal razionalismo e riduzionismo del metodo di Taylor. Nel secondo capitolo viene trattato il concetto della soddisfazione lavorativa, di lavoro atipico, nonché gli antecedenti della soddisfazione lavorativa in rapporto al lavoro atipico. Per quanto concerne il concetto di soddisfazione lavorativa, nonostante il suo utilizzo nella vita quotidiana, così come nella ricerca scientifica, non esiste ancora un accordo generale riguardo a ciò che è la soddisfazione sul lavoro. Difatti, la soddisfazione lavorativa può essere considerata come uno dei fattori principali quando si tratta di efficacia ed efficienza delle organizzazioni, in quanto le prestazioni dei lavoratori hanno un effetto significativo nel raggiungimento degli obiettivi aziendali, obiettivi a breve e a lungo termine che sono raggiungibili con lavoratori soddisfatti. Per quanto riguarda il lavoro atipico, il quale si caratterizza per quelle forme di impiego in cui non sussistono contratti espliciti o impliciti a lungo termine tra lavoratore e datore di lavoro, ha introdotto una trasformazione radicale nel mercato del lavoro, in quanto la mancanza di stabilità lavorativa genera un senso di precarietà e insicurezza lavorativa che tende ad accrescere il livello di insoddisfazione e disaffezione lavorativa (Famiani, Monti e Tomei, 2005) in quei lavoratori che involontariamente sono soggetti a svolgere un lavoro atipico per bisogno e non per volontà, rispetto a coloro che scelgono volontariamente di svolgere un lavoro a tempo determinato (Feldman, Doerpinghaus e Turnley, 1995). Tuttavia, con l’intento di comprendere ed effettuare una descrizione accurata dei diversi fattori che influenzano la soddisfazione e l’insoddisfazione lavorativa nei lavoratori atipici sono stati considerati diversi approcci. Nel terzo capitolo l’enfasi viene posta alle possibili conseguenze associate al lavoro atipico, come il sentimento di insicurezza lavorativa, percepito in alcuni lavoratori, che è capace di ledere la salute psicologica del lavoratore atipico, sino a fargli vivere una condizione di insoddisfazione esistenziale.

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7 CAPITOLO I Contestualizzazione “Se vuoi trasformare un Uomo in nullità non devi far altro che ritenere inutile il suo lavoro” . Dostoevskij. Agli inizi del XX secolo, a seguito delle modifiche che le rivoluzioni industriali avevano prodotto sull’assetto sociale ed economico, e delle novità introdotte dalle nuove ricerche tecnologiche, si era definita l’immagine di un lavoratore paragonabile ad una appendice della macchina, che lavora in simbiosi con essa, e che non può esplicitare bisogni diversi da quelli connessi alla tecnologia di cui l’azienda si avvale. Infatti, lo scopo dell’azienda era quello di conseguire il miglior risultato, inteso in termini di costi e benefici economici, non tenendo in considerazione né l’ambiente di lavoro, né lo stato di soddisfazione e di salute del lavoratore, valutato come un attore passivo da motivare con incentivi economici, ritenuti gli unici elementi importanti nella sua vita psichica. 1.1. Lo “Scientific Management” di Taylor. . Lo Scientific Management - elaborato all’interno delle industrie siderurgiche della Midvale Steel Corporation- nasce nel 1911 da un’idea di un ingegnere statunitense, Frederick Taylor, che vedeva l’azienda come una grande macchina e i lavoratori come gli ingranaggi di questa: Taylor studiò ogni movimento di ogni operaio per ottimizzare al massimo i tempi di lavoro e per eliminare i cosiddetti “tempi morti”. Per determinare questa “sequenza di tempi” dei lavoratori egli innanzitutto prese in

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Cira Ciotola Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.