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La tecnica del Training Autogeno. Correlati neurobiologici e applicazioni cliniche.

Il presente elaborato intende analizzare il meccanismo d'azione e l'efficacia del Training Autogeno, una tecnica ampiamente utilizzata come metodo di cura, come strumento di rilassamento e come pratica di meditazione. Esso è caratterizzato dall'apprendimento di determinati atteggiamenti psichici e specifiche formule mentali, concepiti in modo tale da promuovere un rivolgimento verso l'interno e l'interiorità, un maggior contatto con il proprio corpo e un aumento dell'equilibrio neurovegetativo e psicologico. La mobilitazione delle risorse e delle energie psicofisiologiche necessarie a conseguire gli obiettivi di cambiamento sono resi possibili dalla natura stessa degli esercizi, in grado di procurare all'individuo che li pratica uno stato alterato di coscienza autoindotto di quieta vigilanza (restful alertness state). In questo modo, da un lato, il soggetto può beneficiare delle caratteristiche tipiche del sonno, le quali permettono il distacco dagli stimoli esterni e dall'intensa emotività, la sospensione delle azioni comportamentali, il restringimento del campo di coscienza e delle funzioni cognitive, il rilassamento psicofisico e il recupero energetico. Dall'altro lato, può invece trarre i vantaggi della veglia rilassata, ovvero il mantenimento di una minima quota di vigilanza, la concentrazione sulle funzioni mentali e corporee (esplicata dalle specifiche formule degli esercizi) e la memoria degli accadimenti interni. Gli esiti fondamentali procurati dallo stato autogeno sono: un maggiore equilibrio omeostatico, un miglioramento dell'attività di base del sistema vegetativo, grazie all'aumento del tono parasimpatico, e un ampliamento della conoscenza di sé e dello schema corporeo, nonché un profondo senso di calma e di benessere. Alla luce dei cambiamenti ottenibili attraverso la sua pratica abituale, il Training Autogeno può essere utilizzato sia come tecnica rivolta al miglioramento della qualità della vita e alla prevenzione, sia come strumento terapeutico rivolto alla cura di malattie e disturbi psicologici: per tali ragioni, la tecnica conosce numerose applicazioni nell'ambito psicoterapeutico, in quello medico, in particolare nella gestione del dolore, e in quello non clinico, in particolar modo in campo prestazionale.

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4 INTRODUZIONE La presente trattazione intende analizzare il meccanismo d’azione e l’efficacia del Training Autogeno, una tecnica ampiamente utilizzata come metodo di cura, come strumento di rilassamento e come pratica di meditazione in numerosi ambiti clinici e non clinici, in particolar modo nei paesi di lingua tedesca. Ideato dallo psichiatra Johannes Heinrich Schultz all’inizio del secolo scorso, esso è caratterizzato dall’apprendimento di determinati atteggiamenti psichici e specifiche formule mentali, concepiti in modo tale da promuovere un rivolgimento verso l’interno e l’interiorità, un maggior contatto con il proprio corpo e un aumento dell’equilibrio neurovegetativo e psicologico. La mobilitazione delle risorse e delle energie psicofisiologiche necessarie a conseguire gli obiettivi di cambiamento sono resi possibili dalla natura stessa degli esercizi, in grado di procurare all’individuo che li pratica uno stato alterato di coscienza autoindotto di quieta vigilanza (restful alertness state). In questo modo, da un lato, il soggetto può beneficiare delle caratteristiche tipiche del sonno, le quali permettono il distacco dagli stimoli esterni e dall’intensa emotività, la sospensione delle azioni comportamentali, il restringimento del campo di coscienza e delle funzioni cognitive, il rilassamento psicofisico e il recupero energetico. Dall’altro lato, può invece trarre i vantaggi della veglia rilassata, ovvero il mantenimento di una minima quota di vigilanza, la concentrazione sulle funzioni mentali e corporee (esplicata dalle specifiche formule degli esercizi) e la memoria degli accadimenti interni. Gli esiti fondamentali procurati dallo stato autogeno sono: un maggiore equilibrio omeostatico, un miglioramento dell’attività di base del sistema vegetativo, grazie all’aumento del tono parasimpatico, e un ampliamento della conoscenza di sé e dello schema corporeo, nonché un profondo senso di calma e di benessere. Alla luce dei cambiamenti ottenibili attraverso la sua pratica abituale, il Training Autogeno può essere utilizzato sia come tecnica rivolta al miglioramento della qualità della vita e alla prevenzione, sia come strumento terapeutico rivolto alla cura di disturbi psicologici. Se impiegato in senso terapeutico, il Training Autogeno può costituire parte integrante di un metodo psicoterapeutico, sia che si tratti di quello proposto da Schultz stesso – la Psicoterapia Bionomico - Autogena – sia che si opti per quelli propri di altri orientamenti, come quello psicoanalitico o quello cognitivista, ai quali è spesso stato abbinato. In questo

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Alessia Vaudano Contatta »

Composta da 96 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1393 click dal 20/03/2014.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.