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Pratiche elusive e loro contrasto: il caso delle società di comodo

Informazioni tesi

  Autore: Maria Alessia Di Silvestre
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Economia
  Corso: Finanza Aziendale
  Relatore: Giacomo Pignataro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

Per elusione fiscale si intende quel comportamento posto in essere dal contribuente attraverso atti ed operazioni di per sé leciti, ma che vengono utilizzati con lo scopo principale od esclusivo di aggirare le norme impositive per conseguire risparmi d’imposta. L’elusione fiscale si colloca come un terzo genere tra il risparmio lecito d’imposta, consentito dalla legge, e l’evasione fiscale, contraria alla legge.
Un’operazione può definirsi realmente elusiva se presenta contemporaneamente tre caratteristiche, e cioè l’assenza di valide ragioni economiche, intesa come apprezzabilità economica-gestionale degli atti e negozi giuridici; è diretta ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario ed è finalizzata all’ottenimento di riduzioni o rimborsi d’imposta altrimenti indebiti. Nell’ambito dell’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/73, che rappresenta la norma antielusiva di carattere generale, l’assenza di valide ragioni economiche rappresenta un presupposto autonomo rispetto al fine di ottenere un vantaggio tributario.
Le pratiche elusive più utilizzate sono le più disparate, in quanto derivano dalla naturale inventiva dell’ingegno umano, dalla varietà degli strumenti giuridici che il diritto interno (privato o pubblico), e quello internazionale pongono a servizio ed a garanzia dei singoli e dall’esistenza di diverse norme tributarie nella quali si possono ravvisare diverse possibilità di aggiramento. Ciò che rileva particolarmente per qualificare un’operazione come elusiva è l’anormalità in senso economico del procedimento o negozio giuridico scelto dalle parti.
Tra i fenomeni elusivi più diffusi vi sono le operazioni straordinarie, l’allocazione di utili o di parte del patrimonio aziendale in Paesi con regimi fiscali più favorevoli definiti paradisi fiscali, la pratica del transfer pricing, e la costituzione di società di comodo.
Le società di comodo sono quelle società che il Legislatore presume siano non operative, e vengono costituite a scopo di elusione, quando la persona fisica intesta alla società i propri beni patrimoniali, non per l’esercizio di un’ attività economica, ma solamente per trarre un vantaggio dalla condizione giuridica dei beni conferiti, i quali costituendo patrimonio autonomo e separato da quello personale, non vengono pertanto esposti al rischio di possibili pretese da parte dell’amministrazione finanziaria o dei creditori personali.
La disciplina fiscale delle società di comodo è stata introdotta con l’art. 30 della legge n. 724 del 23 dicembre 1994, sorta per penalizzare le società senza impresa, cioè quelle società che al di là dell’oggetto sociale dichiarato sono costituite al solo fine di amministrare i patrimoni personali dei soci.

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5 INTRODUZIONE La scelta di trattare un argomento tanto discusso, quanto delicato, come quello dell’evasione e dell’elusione, quale forma più “sofisticata” di evasione, e soffermarmi in particolare sul fenomeno delle società di comodo, nasce oltre che dal periodo di crisi economica in cui ci troviamo, dalla voglia di approfondire le mie conoscenze in tale ambito ed avere una visione, magari più realistica, di un fenomeno “odiato ed amato” al di là dei luoghi comuni. Quotidianamente si parla infatti di tasse che aumentano, di gente che evade, nonché di servizi pubblici inesistenti o inefficienti, lasciando spazio alle idee, alle parole ed alle convinzioni personali di chi ritiene giusto o sbagliato un tale atteggiamento nei confronti dell’evasione/elusione fiscale. Lo scopo del mio elaborato è, pertanto, cercare di spiegare tale fenomeno, attraverso l’analisi delle varie pratiche evasive/elusive, degli effetti negativi che tali comportamenti fraudolenti possono comportare, ed illustrare, infine, il quadro generale in cui versa l’Italia. A tale scopo, ho deciso di articolare il mio lavoro in 3 parti, strutturate come di seguito spiegherò. Nella prima parte darò una definizione di evasione ed una di elusione, due facce della stessa medaglia; vedremo infatti come i due fenomeni, seppur si distinguono sul piano formale e su quello giuridico, abbiano come obiettivo comune quello di ottenere un “illecito” risparmio d’imposta. Sempre in questa prima parte illustrerò delle forme per contrastare questo fenomeno che attanaglia l’Italia e non solo. Partendo da modelli matematici, e utilizzando il concetto di rischio, farò notare come il fenomeno evasivo, oltre ad essere una scelta di comportamento alimentata da fattori esterni e congiunturali, dipenda molto dalle attitudini di ogni essere umano. Nella seconda parte, dopo aver illustrato quelle che sono le pratiche elusive più diffuse ed utilizzate per non pagare parzialmente o totalmente le tasse, analizzerò nello specifico il fenomeno delle società di comodo, partendo anche qui da una definizione che ci viene data dall’art. 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, la quale regola la disciplina fiscale delle stesse. In

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