Il discorso politico dei Primi Ministri israeliani. Un’analisi linguistica basata su un corpus.

La presente tesi risponde alla volontà di analizzare a fondo la pratica discorsiva in inglese di Ariel Sharon, Ehud Olmert e Benjamin Netanyahu, Primi Ministri d’Israele, in un periodo di tempo incluso tra il 2001 e il 2013.
Tenuto conto della funzione interpretativa alla base della produzione del testo, considerato il ruolo cognitivo svolto dagli utenti del discorso e in seguito alla valutazione del potere che i media rivestono nell’influenzare l’interpretazione del pubblico, l’analisi quantitativa e qualitativa del testo è stata svolta attraverso lo studio approfondito di un Corpus di discorsi selezionati, nel quale sono state incluse anche conferenze stampa internazionali e interviste sostenute in inglese.
Strumenti imprescindibili ai fini dell’interpretazione si sono rivelati tanto l’uso di softwares preposti all’analisi linguistica quanto la considerazione storica e contestuale del frangente entro il quale i discorsi furono pronunciati nonché la valutazione della complessa e mutevole realtà geopolitica mediorientale. Tali elementi ci hanno consentito di ponderare il ruolo effettivamente svolto dalle parole dei tre capi di governo, le quali hanno dato vita ad un intreccio efficace di strategie comunicative rendendosi complici nella creazione, ma soprattutto nel mantenimento, di relazioni bilaterali fortemente sbilanciate a sfavore di Palestina e Iran.
La sapienza e il tempismo con i quali le tre figure politiche sono state in grado di inasprire la retorica nei confronti dell’Iran o di dedicare un peso talvolta maggiore, talvolta minore, alla questione palestinese ha significato, per Israele, il costante rinnovo della propria posizione di leader regionale dandoci modo di evidenziare quanto l’avvallo, spesso incondizionato, delle potenze internazionali alla politica estera israeliana non si sia curato della poca coerenza che l’analisi dei discorsi ha, altrimenti, evidenziato.

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7 Premessa Il presente lavoro di ricerca prende le mosse dalla volontà di analizzare a fondo la pratica discorsiva in inglese dei Primi Ministri israeliani, a partire dal 2001 e per un lasso di tempo di dieci anni che descrive, in ordine cronologico, i governi Sharon, Olmert e Netanyahu. La particolare premessa della dissertazione, ossia lo studio dei discorsi pronunciati in inglese dai leaders d’Israele, ci imporrà di tenere in grande considerazione il contesto regionale e internazionale, nonché il frangente entro il quale i discorsi stessi siano stati pronunciati, il tutto finalizzato a fornire un’interpretazione puntuale dei dati ottenuti. La scelta di analizzare la pratica discorsiva israeliana è motivata dal ruolo che lo Stato Ebraico, in quanto attore politico, svolge all’interno della regione mediorientale, mentre le ragioni per le quali si è deciso di concentrarsi sul periodo preso in esame si fondano su valutazioni di carattere storico. La retorica statunitense del “post-11 settembre” ha, infatti, prodotto mutamenti a livello concettuale e processi di naturalizzazione 1 nell’opinione pubblica riferiti soprattutto al tema del terrorismo e, per tanto, si è ritenuto che il 2001 potesse essere inteso come una data spartiacque anche per quanto riguardava la nostra ricerca e se considerata l’alleanza storica tra Israele e gli Stati Uniti e il comprovato allineamento della pratica discorsiva dello Stato Ebraico alle strategie comunicative promosse dall’amministrazione Bush. Al fine di dare continuità all’analisi, l’ultimo discorso preso in considerazione risale al periodo antecedente le elezioni del gennaio 2013 che hanno visto la rielezione del Primo Ministro uscente, Benjamin Netanyahu. Gli obiettivi della ricerca risiedono nel tentativo di fornire una descrizione, che risulti il più possibile dettagliata, della comunicazione politica dei leaders presi in esame in un’ottica che ci consenta, in primo luogo, di definire le ragioni che stanno alla base di determinate scelte linguistiche e tematiche. Cercheremo di approfondire lo stile 1 Per naturalizzazione s’intende il processo che consente alle idee di subire un mutamento progressivo e diventare, nel tempo, neutrali o naturali. Attraverso la presunta oggettività dell’oratore (Shi-Xu, 2005) da una parte e la razionalizzazione e l’interpretazione prodotte dal pubblico dall’altra, è possibile che alcune concettualizzazioni entrino a far parte del cosiddetto senso comune. Si rimanda alla discussione inclusa nella sezione 1.3.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesca Celoria Contatta »

Composta da 294 pagine.

 

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