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Il trasmesso televisivo: la televisione dei bambini

Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Profita
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia Moderna e Italianistica
  Relatore: Luisa Amenta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

Questa tesi parte dal rilevare l'importanza sempre crescente che i mass media hanno nella nostra società, per soffermarsi in particolare sul media più presente nella nostra realtà quotidiana: la televisione. La televisione ha contribuito, tra gli anni '50 e '60, a diffondere l'italiano soprattutto tra gli strati medio-bassi della popolazione. Famosa la battuta di Umberto Eco sul fatto che Mike Buongiorno avrebbe contribuito all'unità d'italia più di Camillo Benso conte di Cavour. Parlando di televisione si entra in un campo di osservazione che sta a metà strada tra l'italiano scritto e quello colloquiale: il trasmesso, tipologia individuata da Sabatini soltanto negli anni '80, di cui vengono delineate le caratteristiche.
La tesi si concentrerà maggiormente nell'analizzare la lingua della televisione per bambini, senza dubbio i maggiori utenti del mezzo. Probabilmente se oggi possiamo ancora parlare di un qualche intento pedagogico per la televisione, possiamo farlo solo riferendoci a quella pensata e creata per i bambini. Verrà osservata dal punto di vista linguistico proprio la tv dei piccoli per dimostrare che, al contrario della 'tv dei grandi', dove tutte le forme linguistiche sono rappresentate, nella tv dei bambini, meno esposta all'italiano colloquiale, viene usata una lingua 'corretta' (che rientra nel neostandard) che rappresenta un fecondissimo background linguistico per i giovani telespettatori, specialmente per coloro che in famiglia non hanno modelli linguistici adeguati. Verranno quindi esaminate a livello linguistico le tre trasmissioni (tutti cartoni animati) più seguite dai bambini di età prescolare, emerse grazie ad un apposito questionario.

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23 1.5. La ‘rivoluzione’ portata dai mezzi di comunicazione di massa L’epoca in cui viviamo vede la presenza sempre più insistente dei mezzi di comunicazione di massa. Le potenzialità che hanno i mass media di raggiungere, con i loro messaggi, milioni di persone, sono state osservate anche dai linguisti ai quali non è sfuggita la grande capacità che essi hanno di diffondere la “lingua”. Essi iniziarono a parlare dei media, come potenti mezzi linguistici, e ad analizzarli di conseguenza, relativamente tardi rispetto alla loro capillare diffusione; ciò avvenne dagli anni ’50 in poi, proprio quando cinema, radio, fumetti, giornali, etc., erano ampiamente già diffusi. Ricordiamo che soltanto nel 1984 Sabatini parlò di varietà del trasmesso: tipologia linguistica a metà strada tra parlato e scritto. Questo ritardo in realtà, si colloca in un più generale ritardo degli studi sulle lingue parlate rispetto a quelle scritte 35 . Questo per diverse motivazioni 36 : - il privilegio di cui godeva la lingua letteraria scritta giudicata, per molti anni (e soprattutto in Italia), la sola lingua che occorresse studiare; - la riluttanza ad affrontare argomenti di stretta contemporaneità; - il timido sviluppo di certi mezzi di comunicazione di massa non paragonabile certo a quello dei giorni nostri. La lingua dei mass media non è caratterizzata da “sottocodici” cioè da varietà di lingua con caratteri particolari propri di un determinato settore: i media utilizzano la lingua corrente e, per questo, hanno una diffusione molto più ampia. Questo discorso ovviamente riguarda i media in senso lato, perché è ovvio che i linguaggi settoriali sono presenti in tv, come al cinema, come su Internet. Basti pensare alle telecronache calcistiche, ad una fiction di medicina, ad un sito Internet che si rivolge ad una determinata categoria di lavoratori o ad 35 Miriam Voghera ad esempio, nel suo lavoro sull’italiano parlato dal titolo Sintassi e intonazione nell’italiano parlato (1992:pag.11), più volte citato, nota la generale scarsità di approcci sulle lingue parlate rispetto a quelle scritte:”Non si deve infatti credere che mai prima d’ora ci si fosse occupati di parlato, ma piuttosto che prima d’ora il parlato non era mai venuto così prepotentemente fuori come possibile oggetto autonomo delle indagini linguistiche. Le riflessioni sul parlato si sono così, nel corso della storia, disperse in mille rivoli trovando spazio in ambiti di ricerca molto diversi tra loro (dalla retorica alla stilistica, dalla semiologia alla etnoantropologia, dalla psicologia alla psicolinguistica), mentre molto più raramente hanno occupato un posto di rilievo nelle descrizioni linguistiche in senso stretto.” 36 Cfr. Masini A., “L’italiano contemporaneo e la lingua dei media”, in Bonomi I., Masini A., Morgana S, 2012, pag.11.

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