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Postresuscitation care e Ipotermia post Arresto Cardiaco: dalle linee guida al nostro contesto clinico

Informazioni tesi

  Autore: Laura Di Stefano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: LuigiFerrante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Introduzione: I sopravvissuti ad arresto cardiaco vanno incontro a danno ischemico cerebrale, che può condurre ad outcome sfavorevole e a morte. Con il termine di ipotermia terapeutica (IT) si intende l’induzione di una temperatura corporea di 32°-34° C allo scopo di limitare il danno cerebrale conseguente proprio ad arresto cardiaco.
Obiettivi: Valutare l’efficacia del trattamento in una realtà come l’Ospedale “S.S. Annunziata” di Chieti in cui il protocollo terapeutico è stato recentemente introdotto. Dimostrando come con semplici ed economiche tecniche di raffreddamento di possa migliorare l’outcome neurologico dei pazienti sopravvissuti ad ACC.
Materiali e metodi: Il tipo di studio condotto è di tipo retrospettivo, caso-controllo. Il follow up dei pazienti è stato condotto mediante il controllo delle cartelle cliniche e tramite la consultazione del sistema informativo Ospedaliero. Inoltre ho maturato una breve esperienza di circa 20 giorni presso l’U.O di Rianimazione dell’ Ospedale Maggiore di Bologna.
Risultati: Lo studio nonostante il numero ridotto del campione mostra come il trattamento dell’ipotermia terapeutica sia estremamente efficace nel diminuire la mortalità e nel migliore l’outcome neurologico nel paziente vittima di ACC extraospedaliero. I risultati da noi ottenuti sono assolutamente in linea con quelli presenti in letteratura.
Conclusioni: In molte realtà ancora oggi non viene adottato un protocollo per l’applicazione del trattamento ipotermico, e questo è dovuto in parte all’ostilità dei sanitari nei confronti di un trattamento innovativo e dall’altra dalla mancanza di device appositamente progettati per il trattamento di questi pazienti, ma l’implementazione dell’ ipotermia terapeutica dovrebbe prescindere dalla loro presenza nei reparti ICU.

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Capitolo 1 Introduzione I sopravvissuti ad arresto cardiaco improvviso vanno incontro a danno ischemico cerebrale, che può condurre ad outcome sfavorevole e a morte. La lesione, durante rianimazione cardiopolmonare e suc- cessivo ripristino di circolazione spontanea (ROSC), viene descritta come danno globale da ischemia- riperfusione. Questo dà il via ad una cascata infiammatoria deleteria, coinvolgendo l’intero organismo, e che può durare per diversi giorni. Il trattamento diretto a minimizzare la risposta infiammatoria e la risposta cellulare, durante il periodo di riperfusione, può migliorare l’outcome del sopravvissuto ad arresto cardiaco. Fino a non molto tempo fa, il trattamento post-rianimatorio veniva considerato “l’anello debole” della catena della sopravvivenza 1 . Tuttavia l’introduzione dell’ipotermia terapeutica moderata (MTH), definita come una riduzione della temperatura corporea fino a 32°-34°C, in seguito a ROSC (return of spontaneous circulation), ha enfatizzato l’importanza di un adeguato trattamento post-rianimatorio. Il principale effetto protettivi dell’ipotermia terapeutica consiste nella limitazio- ne della lesione cerebrale globale, soprattutto in termini di: riduzione del metabolismo cerebrale 2 3 , riduzione dell’apoptosi 4 6 , riduzione del flusso intracellulare di calcio 7 , riduzione dell’acidosi 8 9 , riduzione dell’infiammazione 10 11 , ridotta produzione di ossido nitrico e di radicali liberi 12 . A cio si aggiunge il mantenimento dell’integrità della barriera emato-encefalica e la riduzione dell’edema cerebrale 13 15 . Questi sono tutti fattori associati ad out come sfavorevole. ILCOR (the International Liaison Commitee on Resuscitation) raccomanda l’utilizzo della MTH già a partire dal 2003 16 . Le linee guida ERC 2010 enfatizzano ulteriormente l’importanza del trattamento nella sindrome post ACC (arresto cardio-circolatorio) e l’importanza di un chiaro e strutturato protocollo di trattamento post ROSC, al fine di aumentare la sopravvivenza delle vittime di arresto cardiaco. Inoltre viene con- siderato l’uso dell’ipotermia terapeutica (TH) anche nel sopravvissuto comatoso vittima di ACC con 1

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Parole chiave

rianimazione
118
arresto cardiocircolatorio
blsd
arresto cardiaco
ipotermia terapeutica
catena della sopravvivenza
danno celebrale

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