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Kuci mobile home

La tesi riguarda una casa trasportabile industrializzata per esigenze di emergenza o di vacanze. Tale abitazione è composta nell'assetto di base da 4 moduli della dimensione di un container. Per tale tesi ho avuto come correlatore il famoso architetto Ettore Sottsass. (La tesi è stata pubblicata sulla rivista Campus Web del settembre 2001 e sulla rivista L'Arca del maggio 2002)

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Perché una casa mobile Da sempre le case prefabbricate trasportabili sono considerate nell’immaginario collettivo come “troppo precarie”. Il mio studio sulla provvisorietà dell’abitare vuol dimostrare che è possibile vivere in maniera dignitosa e confortevole anche in un abitazione industrializzata trasportabile, di piccole dimensioni, magari personalizzabile e acquistabile perfino “in rete”. Nella società contemporanea una delle parole più usate è “nomade”. In particolare arte, arredi e abbiglia- mento possono essere definiti nomadi. In una realtà nella quale stare felicemente fermi è dav- vero arduo, anzi un vero e proprio lusso, la mia ricerca parte dalla considerazione di come l’industria ed i designers non si siano dedicati in maniera decisiva al tema. Credo che la casa del futuro dovrà essere sempre più leggera, economica, con largo uso delle nuove tecnologie ed anche facilmente trasportabile. Per il mio progetto ho guardato all’industria automobilistica ed in particolare alla “Smart” le cui caratteristiche, con le dovute differenze, possono a mio avviso essere trasferite nel settore dell’edilizia transitoria. Durante i miei frequenti colloqui con il Prof. Edoardo Borzatti Von Löwenstern, Direttore del- l’Istituto di Antropologia di Firenze, sono venuto a sapere dei suoi viaggi e delle sue ricerche nei territori dei “Kuci” dell’Afghanistan, un antico popolo che si muove da secoli in una natura ancora selvaggia abitando in grandi tende nere. Da qui l’idea di chiamare “Kuci” il progetto della mia abitazione trasportabile per rendere omaggio a questo mitico popolo. Infatti “Kuci” nella lingua afghana vuol dire “andare” o, meglio, andante cioè nomade. I “Kuci” sono una popolazione di due milioni e mezzo di persone sparse in un territorio grande due volte l’Italia e che percorrono ogni anno, con donne, bambini e armenti, centinaia di chilometri per raggiun- gere all’inizio dell’estate gli alti pascoli della catena dell’ Hindu Kush e le magnifiche valli del lago Shiwa, per poi tornare in autunno nella bassa pianura. Aldo Londi, Filippo Cei, Ettore Sottsass Jr. New York 1996 Casa Cei, Empoli 1991 Tenda nera dei nomadi Kuci, Afghanistan

Tesi di Laurea

Facoltà: Architettura

Autore: Filippo Cei Contatta »

Composta da 9 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1820 click dal 20/03/2004.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.