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La disciplina dei licenziamenti dopo la legge n. 92 del 2012 c.d. legge Fornero

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Di Dio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi del Sannio
  Facoltà: Scienze Economiche e Aziendali
  Corso: Economia bancaria
  Relatore: Rosario Santucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

La tesi nel primo capitolo tratta la normativa sui licenziamenti sia individuali che collettivi tenendo in considerazioni le riforme fino al 2010. Nei successivi capitoli ci si focalizza sui cambiamenti più importanti avuti con la legge Fornero e nell'ultimo capitolo si analizza qual è stato l'impatto della riforma sul mercato del lavoro in termini di obiettivi prefissati e risultati raggiunti.

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4 Introduzione Da sempre la disciplina dei licenziamenti è stata al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica e degli addetti ai lavori perché il licenziamento incide sulla sfera personale e sociale dei lavoratori. Essa quindi, pur contemplando un atto del datore di lavoro strettamente connesso al contratto di lavoro, deve relazionarsi con norme imperative che tutelano la posizione del lavoratore stesso, specie nella fase in cui diventa o perde il lavoro. La sua delicatezza sociale è sancita in primis a livello costituzionale. Essa spazia dall’art.1 della Costituzione, che sancisce la sacralità del lavoro come fondamento della Repubblica, all’art. 2 che lo inquadra come un “diritto inviolabile” tale da essere riconosciuto e garantito, ed ancora, all’art. 4 che vede la stessa Repubblica riconoscere a tutti i cittadini “il diritto” al lavoro promuovendo e favorendo le condizioni che lo rendano effettivo. Questa disposizione impone un preciso impegno alle istituzioni ad interventi legislativi, riguardanti direttamente ed esplicitamente il lavoro e la sicurezza sociale. Da questo punto di vista, l’art. 4 specifica e caratterizza, tra l’altro, l’eguaglianza sostanziale di cui parla l’art. 3, comma 2, della Costituzione. Un effettivo diritto al lavoro, infatti, è un modo concreto di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese La Costituzione contiene altresì un gruppo di norme dei rapporti economici, collocate nel titolo III, concernenti la disciplina di interessi ed esigenze dei lavoratori ritenuti di particolare rilevanza. L’art. 35, ad esempio, attribuisce alla Repubblica il compito di tutelare il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni, di curare la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori, di promuovere gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. L’articolo 36 della Costituzione, invece, consacra il diritto del lavoratore ad una “retribuzione proporzionata alla qualità ed alla quantità del lavoro prestato e sufficiente ad assicurare a sé ed alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Si tratta di principi di proporzionalità e sufficienza: il primo inteso come equivalenza tra le prestazioni del rapporto contrattuale, il secondo aperto ed orientato alle

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