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Gli Stati Uniti e la manipolazione dell'Informazione - Dalla guerra del Vietnam ai due conflitti del Golfo: il racconto di mezzo secolo tra propaganda, disinformazione e bugie

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Agliata
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Salvatore  Lombardo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

Il presente lavoro è mirato a mettere in risalto come la comunicazione, ed in particolar modo i mezzi di informazione, siano essenziali strumenti per combattere le guerre o per decidere le sorti del mondo durante periodi complessi e difficili. Nella storia dei conflitti di ogni tempo, la propaganda ha avuto un ruolo importante per combattere e vincere le battaglie: questa tesi si concentra esclusivamente sul ruolo che gli Stati Uniti d'America hanno giocato durante i conflitti del Vietnam e del Golfo, attraverso esempi concreti di come l' informazione possa essere facilmente manipolata per ottenere i propri scopi. Una sorta di viaggio nel tempo, corredato anche da alcuni aspetti e personaggi importanti della storia americana.

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INTRODUZIONE Il presente lavoro è mirato a mettere in risalto come la comunicazione, ed in particolar modo i mezzi di informazione, siano essenziali strumenti per combattere le guerre o per decidere le sorti del mondo durante periodi complessi e difficili. Nella storia dei conflitti di ogni tempo, la propaganda ha sempre avuto un ruolo importante per combattere e vincere le battaglie: dobbiamo tornare indietro di molti anni, anzi di secoli, per scoprire come la cosiddetta “manipolazione psicologica” ha dato una grande mano agli eserciti in battaglia. Non è un mistero che, ad esempio, nella nota guerra del Peloponneso, Sparta e Atene, oltre che a combattere sul piano militare, innescarono una battaglia anche sul piano psicologico, accusandosi a vicenda di ledere l’autonomia delle altre “polis” greche. Altri esempi importanti sono quelli che riguardano Giulio Cesare, console e dittatore romano, che durante la Guerra civile del 49-46 a.C. fece grande uso di messaggi pubblicistici (oggi li chiameremo “slogans”) per sostenere la sua causa e ovviamente Napoleone Bonaparte, il primo forse a intuire che la stampa poteva essere usata come arma durante i conflitti: il politico francese già nell’800, durante le sue campagne, era attentissimo a far sì che uscissero giornali destinati alle sue truppe e anche alle popolazioni occupate, e soprattutto attuava una rigida forma di censura: nella sola città di Parigi fece chiudere più di cinquanta giornali. Un secolo dopo Adolf Hitler, dittatore nazista, prese ad esempio questi metodi in modo molto serio: istituì anche un Ministero della Propaganda del Terzo Reich, guidato da uno dei suoi uomini più fidati, Joseph Goebbels, le cui tecniche di propaganda furono così efficaci da aiutare in modo considerevole l’ascesa del potere nazista in Germania nel 1933, portando poi alle conseguenze di cui tutti siamo tristemente a conoscenza. Questa introduzione è necessaria per capire il lavoro qui svolto. Una parte dell’analisi riguarderà gli Stati Uniti d’America e la loro strategia comunicativa nel XX secolo e nei giorni che stiamo vivendo: la strategia statunitense è sempre stata mirata verso un unico target principale, ovvero il nemico, che sia esso esterno o interno al Paese. A volte questo nemico è chiaro, altre volte invece è oscuro, ma anche quando esso è chiaro, la storia ci insegna che forse noi non siamo a conoscenza di tutto. Nell’estate appena trascorsa, il primo Presidente afroamericano della storia degli USA e Premio Nobel per la Pace, Barack Obama, aveva lanciato un chiaro segnale che l’attacco alla Siria, nemico storico del Paese a stelle a strisce, era ormai imminente, per via dell’arsenale chimico di Assad, presidente del Paese Arabo. 3

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