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Rappresentazione del Sé, direzione degli atteggiamenti pregiudiziali e orientamento valoriale in un gruppo di rifugiati politici

Informazioni tesi

  Autore: Claudia Calabrini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Elisabetta Sagone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

Il fenomeno migratorio è sempre stato oggetto di attrazione durante tutto il mio percorso universitario. Ciò che mi ha spinto a voler approfondire l'argomento e sceglierlo come tema della mia ricerca è il fatto che, nonostante il continuo parlare di immigrazione, nonché delle recenti emergenze in tal fronte e il conseguente bombardamento di immagini e notizie ad esse relative, l'opinione pubblica tutt'oggi abbia ancora scarsa conoscenza sul fenomeno specifico dei rifugiati politici nonché difficoltà a capirne la differenza con i "comuni" immigrati.
Da ogni parte si levano voci che denunciano la necessità di capire la diversità dell'"altro" che è tra di "noi", per riuscire a convivere meglio con persone che provengono da parti del mondo in cui i modi di pensare, di vivere e di agire sono completamente diversi dai nostri. Da più parti si tenta di darne una definizione univoca, di trovare tratti caratteristici che ne descrivano la condizione esistenziale.
Il contatto con un gruppo di rifugiati mi ha permesso di capire che ogni singolo caso, ogni singola storia, ogni singola situazione è irripetibile e presenta degli aspetti che non possono essere ritrovati in nessun altro caso. Allo stesso tempo, ogni singola storia raccoglie in sé delle situazioni e dei tratti che possono essere ritrovati in tutte le esperienze di distacco traumatico dalla propria patria per motivi politici, razziali o religiosi, e di riadattamento in una società diversa. Ciò che è visto come un problema nel rapporto tra la nostra società e il fenomeno dell'immigrazione è originato da una visione riduttiva, superficiale e monodimensionale di esso. I rifugiati vivono una costante oscillazione tra il desiderio di un futuro nel nuovo contesto di vita e la nostalgia del passato che gli impedisce di vivere pienamente nel presente del qui ed ora, ma anche di investire cognitivamente e affettivamente in termini di legami e reti sociali, nel contesto dello Sprar in primis, nelle persone, negli operatori e a volte anche dei compagni. Una oscillazione che li fa vivere come sospesi.
Il vissuto soggettivo, la percezione della discriminazione e la prospettiva futura sono alcuni degli aspetti che attraverso la presente ricerca mi sono proposta di indagare.

Nello specifico lo scritto è suddiviso in due parti.
Nella prima parte verranno presentati alcuni aspetti teorici che ritengo essere di riferimento essenziale per una maggiore comprensione del fenomeno stesso. In particolare il primo capitolo è volto a chiarire cosa si intente per rifugiato politico, distinguendolo da altri tipi di immigrati e sottolineando la definizione che viene data a partire dalla Convenzione di Ginevra nonché le caratteristiche per l'ottenimento dello status dal punto di vista legale in una prospettiva internazionale. Ho poi ritenuto importante accennare alla situazione italiana e alle sue forme di accoglienza, presentando anche alcuni dati statistici.

Nel secondo capitolo ho voluto richiamare, seppur brevemente, gli studi sull'identità come quadro di riferimento all'interno del quale collocare gli studi sui rifugiati politici: ogni individuo appartenente a questa categoria è portatore di un vissuto di estremo disorientamento che nasce dal ritrovarsi senza radici e alienati da un contesto culturale nuovo, non più un contenitore di significati e significanti fondanti la propria identità. Egli deve affrontare problemi di adattamento ad una nuova realtà; deve elaborare i traumi particolarmente dolorosi subiti in patria, i quali mettono fortemente in discussione la sua identità; si trova a dover ripensare quei tratti fondamentali della costruzione e ricostruzione di una identità, egli deve ricollocarsi in una nuova società con il rischio di perdere o annullare anche la propria identità culturale.

Nel terzo capitolo, entro nello specifico del rapporto tra comunità d'appartenenza e comunità ospitante, rapporti caratterizzati spesso da atteggiamenti stereotipati e pregiudiziali che impediscono di fatto una vera integrazione. Ho ritenuto importante sottolineare la rilevanza dei riferimenti valoriali di ciascuno e di come essi guidino il comportamento giungendo, non di rado, a determinare delle vere e proprie distinzioni tra ingroup e outgroup e generando errori sistematici di favoritismo intergruppale.
Nella seconda parte, viene presentata una ricerca sul campo condotta su un gruppo di rifugiati politici presenti nella zona del calatino; essa è volta ad indagare ed esplorare gli orientamenti valoriali e gli atteggiamenti pregiudiziali espressi, le somiglianze percepite tra il proprio popolo e quello degli italiani, nonché la rappresentazione del Sé, attuale e futura.
Studiare i rapporti che si instaurano tra un gruppo, una società e quanto viene da essa definito come estraneo, come altro, permette di far emergere alcuni aspetti e caratteristiche della società stessa che altrimenti rimarrebbero nell'ombra.

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5 Introduzione Un’esperienza all’interno dello SPRAR di Caltagirone Il fenomeno migratorio è sempre stato oggetto di attrazione durante tutto il mio percorso universitario. Ciò che mi ha spinto a voler approfondire l’argomento e a sceglierlo come tema della mia ricerca è il fatto che, nonostante il continuo parlare di immigrazione, nonché delle recenti emergenze in tal fronte e il conseguente bombardamento di immagini e notizie ad essa relative, l’opinione pubblica tutt’oggi abbia ancora scarsa conoscenza sul fenomeno specifico dei rifugiati politici nonché difficoltà a capirne la differenza con i “comuni” immigrati. Da ogni parte si levano voci che denunciano la necessità di capire la diversità dell’“Altro” che è tra di “noi”, per riuscire a convivere meglio con persone che provengono da parti del mondo in cui i modi di pensare, di vivere e di agire sono diversi dai nostri. Da più parti si tenta di darne una definizione univoca e di trovare tratti caratteristici che ne descrivano la condizione esistenziale. Il contatto con un gruppo di rifugiati, avvenuto in occasione di un progetto SPRAR, mi ha permesso di capire come ogni singolo caso, ogni singola storia, ogni singola situazione è irripetibile e presenta degli aspetti che non possono essere ritrovati in nessun altro caso. Allo stesso tempo, ogni singola storia raccoglie in sé delle situazioni e dei tratti che possono essere ritrovati in tutte le esperienze di distacco traumatico dalla propria patria per motivi politici, razziali o religiosi, e di riadattamento in una società diversa. Ciò che è visto come un problema nel rapporto tra la nostra società e il fenomeno dell’immigrazione nasce da una visione riduttiva, superficiale e monodimensionale di esso.

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