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Tipologia e funzione delle maschere nel teatro greco

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Mangione
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Renato Tomasino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

Affrontando lo studio delle maschere greche è doveroso accennare che esse non furono una creazione originale della scena greca, ma le loro origini sono molto più remote. Sono da ricercarsi nelle credenze popolari preistoriche, assegnanti alle maschere un valore magico e apotropaico.
La maschera di tipo cultuale aveva funzione magica; essa trasformava in un altro essere colui che la indossava. Compariva in tutti i riti di passaggio, che celebravano le tappe fondamentali della vita di un individuo, tra cui anche la morte. La connotazione magica consisteva proprio nel nascondere il volto e l'identità personale e sociale di colui che la indossava, trasformandolo così in un altro da sé. Talora addirittura in personalità divine, passando dalla realtà terrena a quella soprannaturale.
Da qui la parola greca pròsopon utilizzata per individuare il termine persona, ma in realtà era impiegato per indicare la maschera. Il corrispondente latino persōna, infatti, stava ad indicare anche spirito o spettro.

L'origine delle maschere teatrali attiche è da ricercarsi in ambito culturale dionisiaco. In particolare nel culto agreste di Dioniso, che giunge ad affondare le sue radici in ambiente peloponnesiaco. Le cerimonie e le processioni dionisiache coinvolgevano danzatori mascherati la cui raffigurazione ricorre su vasi laconici, corinzi, calcidesi e attici del VI secolo a. C.
Diretto precedente della rappresentazione scenica, si può considerare l'utilizzo di maschere nelle cerimonie sacre; in particolare durante processioni, danze e canti. In tale ambito, la maschera aveva la funzione di cambiare l'identità di colui che la indossava, facendogli perdere la propria personalità per conferirne una completamente diversa.
Su questa linea, l'attore non interpretava una parte, ma diventava re, satiro, schiavo a seconda della maschera indossata.
Il rinvenimento di maschere in marmo, terracotta o metallo, insieme allo studio delle fonti e dell'iconografia su affreschi e mosaici, ha consentito di ipotizzare la composizione delle antiche maschere teatrali.
Esse coprivano tutta la testa, costituite non soltanto dal volto ma anche da un Ônkos cioè una parrucca. Il volto era ottenuto con la tela di lino stuccata, legno o sughero dipinto; la parrucca, invece, veniva realizzata in pelo o lino.

Lo studio delle maschere greche ha avuto come fonte primaria l’opera di Polluce. Nell’Onomasticon (170 d. C. circa), dedicata all'imperatore Commodo suo allievo, Polluce parla infatti delle maschere e dei costumi greci e fornisce un elenco dei “personaggi tipo” ricorrenti nell'antico teatro greco. L'opera ha rappresentato non solo una fonte di informazioni preziosa per la storia del teatro, ma anche per la storia degli usi, delle tradizioni e del folklore in generale. Uno studio approfondito sulle maschere greche viene fornito dai lavori di Bernabò Brea. Attraverso degli scavi archeologici eseguiti a Lipari ricostruisce e studia le maschere greche, rifacendosi all'elenco di Polluce, cercando così di verificarne l’attendibilità.

Occorre solo accennare, in questa sede, che vasta e sterminata è la bibliografia che affronta il tema del teatro greco e delle maschere. Lo scopo che si cerca di perseguire in questo elaborato è quello di analizzare l’importanza dell’uso delle maschere nell'antico teatro greco (nonché dei costumi) e di tentare un approfondimento sul valore simbolico rivestito da ogni maschera che incarna un personaggio tipo (prototipo sociale), senza la presunzione di sostituire l’immensa letteratura già esistente.
Nel primo capitolo viene tracciato in generale il contesto in cui si inseriva il teatro nell’antica Grecia, con riferimento all’ambito religioso.
Nel secondo si delinea l’uso del costume e delle maschere; per approfondirne la simbologia nel terzo capitolo. Sempre nel terzo capitolo vengono analizzate le tipologie dei personaggi presenti nella tragedia, nella commedia e nel dramma satiresco. L’elaborato è, infine, arricchito da un apparato iconografico, che offre una carrellata delle maschere più significative e più preziose ritrovate.

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Premessa Affrontando lo studio delle maschere greche è doveroso accennare che esse non furono una creazione originale della scena greca, ma le loro origini sono molto più remote. Sono da ricercarsi nelle credenze popolari preistoriche, assegnanti alle maschere un valore magico e apotropaico. La maschera di tipo cultuale aveva funzione magica; essa trasformava in un altro essere colui che la indossava. Compariva in tutti i riti di passaggio, che celebravano le tappe fondamentali della vita di un individuo, tra cui anche la morte. La connotazione magica consisteva proprio nel nascondere il volto e l'identità personale e sociale di colui che la indossava, trasformandolo così in un altro da sé. Talora addirittura in personalità divine, passando dalla realtà terrena a quella soprannaturale. Da qui la parola greca prÒswpon utilizzata per individuare il termine persona, ma in realtà era impiegato per indicare la maschera. Il corrispondente latino persōna, infatti, stava ad indicare anche spirito o spettro. L'origine delle maschere teatrali attiche è da ricercarsi in ambito culturale dionisiaco. In particolare nel culto agreste di Dioniso, che giunge ad affondare le sue radici in ambiente peloponnesiaco. Le cerimonie e le processioni dionisiache coinvolgevano danzatori mascherati la cui raffigurazione ricorre su vasi laconici, corinzi, calcidesi e attici del VI secolo a. C. 3

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Parole chiave

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