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Matsuo Basho: lo haiku e la poetica del viaggio

Informazioni tesi

  Autore: Alice Ficetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Gianluca Coci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

Di tutti i poeti classici giapponesi dopo Saigyō, la figura più conosciuta, sia in Giappone che in Occidente, è certamente quella di Matsuo Bashō. Citato dalla grande maggioranza dei giapponesi come il più grande poeta di tutti i tempi, sarebbero certamente pochi coloro che non sappiano recitare alcuni dei suoi più famosi haiku, o certamente pensare direttamente al suo nome quando si ascolta anche solo l'inizio di uno haikai.
Nato nel 1644 durante l'epoca Edo, in un periodo dominato dallo shōgunato dei Tokugawa, Bashō era un poeta che coltivava lo spirito del viaggio e dell'osservazione, come del resto, lo erano stati altri poeti prima di lui, ad esempio Saigyō e Tu Fu, ai quali spesso egli si riferiva nei suoi diari. Vivendo in povertà e in romitaggio, si legò profondamente alla natura che lo circondava: andava alla ricerca di bellezze naturali, luoghi mistici e amici con i quali scambiarsi haiku occasionali. I viaggi costituivano in sostanza per Bashō l'occasione per vivere intensamente le sensazioni che scaturivano da ogni momento vissuto e al contempo memorie letterarie, come gli accadeva di fronte alle numerose difficoltà che incontrava viaggiando e che gli svelavano l'essenzialità della vita.
Di lui possediamo cinque relazioni sui suoi pellegrinaggi in stile haibun (genere narrativo simile a un diario di viaggio in cui sono trascritte le impressioni e molti haiku dell'autore), tra cui l'apice del genere è certamente l'Oku no hosomichi ("Lo stretto sentiero dell'Oku", 1687), scritto in prosa alquanto stilizzata e accompagnato da poesie, dopo un cammino di centocinquanta giorni attraverso le province settentrionali, un vero e proprio documento spirituale dello sviluppo di una poetica che Bashō andava scoprendo e approfondendo attraverso le esperienze.
Ciò che aumentò la sua fama fu la sua abilità nel richiamare tutte le tradizioni dello haikai e portare questo genere ad una perfezione da troppo tempo sopita. In effetti, dopo la scuola Teimon, lo stile poetico era stato limitato da intollerabili restrizioni e, sebbene con la scuola Danrin riuscì a riprendere una nuova leggera sfumatura, il contenuto rimase sempre simile agli stili già in uso. Bashō abbandonò dunque ogni espressione umoristica o comica, tipico del passato, e si elevò a un pensiero serio e profondo, in cui governava un'impronta zenista e mistica che ispirò tutta la sua esistenza. Per lui vita ed arte dovevano formare un tutt'uno armonicamente fuso, in cui la poesia non era legata a leggi ferree, né tantomeno essere sfoggio di abilità, ma vera espressione del cuore. I suoi haiku traevano ispirazione dai sentimenti risvegliati dalle visioni dei luoghi visitati, e perciò erano direttamente espressione del suo animo. Bashō da questo concetto diede origine all'espressione "fueki ryūkō" che soleva ripetere ai suoi allievi: tutto è transitorio, la poesia doveva esprimere la verità eterna della natura e dell'uomo.
Tutte queste tematiche verranno trattate nei seguenti tre capitoli in cui è divisa questa tesi. In particolare nel primo capitolo verrà evidenziato l'aspetto che riguarda la vita di Bashō nel divenire uno haijin, il suo pensiero nei diari e un breve sguardo alle sue opere. Nel secondo capitolo, invece, l'attenzione sarà rivolta alla sua arte poetica, gli haiku, e a come questi nascono nel poeta. Il terzo capitolo, per concludere, affronterà il tema del viaggio per Bashō, soprattutto nell'Oku no hosomichi L'ultimo capitolo sarà una traduzione dal giapponese all'italiano di un articolo critico letterario che concerne la vita dell'autore, in particolare il motivo per cui decise di trasferirsi a Fukagawa.
La grande sensibilità d'animo per tutto il creato, la sua vita eremitica e la creazione di uno stile unico, libero, ma allo stesso tempo colmo di significati, sono gli elementi che attraggono il grande pubblico verso Matsuo Bashō. A testimonianza di questo talento, sono rimaste le importanti raccolte dei suoi viaggi e singoli haiku, tutt'oggi pubblicati, che rappresentano un valido strumento per capire il pensiero corrente di un uomo che abbandonò le sue radici per cogliere le sensazioni del mondo e per mostrare, tramite versi, quella pura ed eterna verità spesso celata all'occhio dell'uomo.

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  5   INTRODUZIONE Di tutti i poeti classici giapponesi dopo Saigyō, la figura più conosciuta, sia in Giappone che in Occidente, è certamente quella di Matsuo Bashō. Citato dalla grande maggioranza dei giapponesi come il più grande poeta di tutti i tempi, sarebbero certamente pochi coloro che non sappiano recitare alcuni dei suoi più famosi haiku, o certamente pensare direttamente al suo nome quando si ascolta anche solo l’inizio di uno haikai. Nato nel 1644 durante l’epoca Edo, in un periodo dominato dallo shōgunato dei Tokugawa, Bashō era un poeta che coltivava lo spirito del viaggio e dell’osservazione, come del resto, lo erano stati altri poeti prima di lui, ad esempio Saigyō e Tu Fu, ai quali spesso egli si riferiva nei suoi diari. Vivendo in povertà e in romitaggio, si legò profondamente alla natura che lo circondava: andava alla ricerca di bellezze naturali, luoghi mistici e amici con i quali scambiarsi haiku occasionali. I viaggi costituivano in sostanza per Bashō l’occasione per vivere intensamente le sensazioni che scaturivano da ogni momento vissuto e al contempo memorie letterarie, come gli accadeva di fronte alle numerose difficoltà che incontrava viaggiando e che gli svelavano l’essenzialità della vita. Di lui possediamo cinque relazioni sui suoi pellegrinaggi in stile haibun (genere narrativo simile a un diario di viaggio in cui sono trascritte le impressioni e molti haiku dell’autore), tra cui l’apice del genere è

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viaggio
poetica
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