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L'angiografia con l'utilizzo di CO₂ come mezzo di contrasto

Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Tani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia
  Relatore: Romano Zannoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

L'utilizzo in angiografia di mezzi di contrasto iodati presenta una serie non trascurabile di effetti avversi, spesso legati a fattori di rischio che aumentano con la vecchiaia e che quindi, con il progressivo invecchiamento della popoloazione diventano sempre più frequenti.
La sua sostituzione, in alcune procedeure, con biossido di carbonio è una strada praticabile e conveniente, in quando è completamente biocompatibile e ha costo praticamente nullo.
Il CO2 è già utilizzato in alcuni centri nel mondo già da trent'anni, la sua scarsa diffusione è stata causata da alcune complessità nella procedura che si stanno via via risolvendo (es. iniezione della CO2 all'interno dei vasi). La sfida dei prossimi anni sarà l'ottimizzazione dell'imaging con l'utilizzo di questo MDC e lo sviluppo di apparecchiature adatte.

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5 INTRODUZIONE In angiografia il mezzo di contrasto (MDC) è uno strumento ampiamente usato e in molti casi insostituibile. Il mezzo di contrasto è un materiale richiesto nella tecnica (detta appunto del mezzo di contrasto), che ha come scopo il visualizzare strutture che normalmente risulterebbero di difficile distinzione sull’immagine radiologica. Per ottenere l’opacizzazione si utilizzano sostanze con un coefficiente di attenuazione fotonico diverso da quello dei tessuti in esame, che ci aiutano a discriminare ed evidenziare l’oggetto dell’indagine. Questi MDC, che per il loro utilizzo devono sostituirsi al sangue, possono portare a delle reazioni più o meno dannose per il paziente, che dipendono dal tipo di sostanza utilizzata e in quali distretti. Gli MDC più moderni utilizzati per via endovenosa sono tipicamente a base di iodio: triiodati non ionici e a bassa osmolarità. Questi sono il prodotto più evoluto di un costante sviluppo nel tempo degli MDC, avente l’obbiettivo di ridurre gli effetti collaterali un tempo comuni. Su questo fronte molto è stato fatto ma permangono non poche problematiche nell’utilizzo degli MDC a base iodata [1]. Le complicanze correlate sono, nella maggior parte dei casi, lievi e transitorie (orticaria,edema al volto, vomito…) ma possono essere in alcuni casi di gravità maggiore (collasso cardiocircolatorio) e condurre anche al decesso, in un caso su centomila [2,3]. Vi sono poi delle reazioni avverse tardive legate alla tireotossicità del contrasto iodato, complicanza in genere rara per pazienti con tiroide normale ma, in presenza di patologia tiroidea, il rischio aumenta notevolmente e in caso di tireotossicosi l’esame non può essere effettuato. Il MDC iodato inoltre è nefrotossico, provoca la cosiddetta contrast induced nefropathy (CIN 1 ) e non 1 non vi è una definizione di CIN universalmente accettata, abitualmente ci si riferisce ad un aumento assoluto (>0.5 mg/dl), o relativo (>25%), rispetto al dato basale, del valore di creatininemia misurato 48-72h dopo la somministrazione del mezzo di contrasto2. Attenendosi a questa definizione,

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Parole chiave

carbonio
biossido
co2
tsrm
anidride
angiografia
angiodroid
qualità immagine
cin
effetti avversi iodio

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