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I delitti di bancarotta fraudolenta con particolare riferimento al concorso dell'extraneus

Il periodo di grave crisi economica e il collasso avvenuto in Italia di grandi colossi industriali negli ultimi anni, impongono una riflessione sulla specifica materia fallimentare e sulla disciplina penale ad essa complementare. La distanza presente fra il dato normativo così come contenuto nella Legge Fallimentare e il concreto modo di atteggiarsi della realtà societaria, hanno indotto dottrina e giurisprudenza ad interrogarsi sulle modalità di configurazione della penale responsabilità in capo a soggetti che, seppur non formalmente investiti di un ruolo nell’ambito della singola impresa, tuttavia concorrono a cagionare il dissesto della stessa. E’ questo il caso dei consulenti legali o di altri professionisti che, consapevoli degli intenti distrattivi dell’imprenditore bancarottiere, consigliano o addirittura elaborano essi stessi complessi meccanismi tesi a mascherare la situazione di dissesto della società. Uno sguardo d’insieme ai più recenti scandali finanziari che hanno colpito il nostro Paese, dal Caso Bipop-Carire a quello Sindona, dal Caso Parmalat a quello del Banco Ambrosiano, evidenziano i presupposti ed i requisiti in base ai quali la giurisprudenza è giunta, in assenza di esplicite previsioni del Legislatore, alla configurazione di una responsabilità penale sia in capo ai cd. amministratori non esecutivi, con la contestata teoria dei segnali d’allarme, sia in capo a soggetti estranei alla compagine societaria. Particolare attenzione è rivolta alla nota vicenda Parmalat, uno dei casi di bancarotta fraudolenta più noti a livello europeo stante la sua dimensione e il suo respiro internazionale. La tesi si conclude con un esame dei principali problemi sollevati dalla fattispecie in questione, dalla prova del dolo eventuale allo scarso coordinamento tra disposizioni penalistiche e impianto civilistico di base, e con un esame dei diversi progetti di riforma della specifica materia penal-fallimentare presentati e in corso di discussione nelle diverse commissioni parlamentari.

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1 CAPITOLO I NOZIONI GENERALI 1. L’origine storica del delitto. La necessità, per l’uomo, di scambiare beni e servizi affonda le sue radici fin dalle origini della storia. La nascita delle più rudimentali forme di organizzazione sociale ha posto il problema del superamento dell’autosufficienza del singolo individuo e ha contribuito alla genesi della ricerca delle varie modalità attraverso le quali è possibile lo scambio del risultato produttivo individuale. Il tema è tanto più importante e articolato quanto maggiore è la complessità e l’evoluzione di una determinata organizzazione sociale. Nelle società più sviluppate, siccome caratterizzate da una accentuata specializzazione dei vari segmenti produttivi e del ruolo di ciascun individuo, si deve registrare l’inesistenza di qualsiasi forma di autosufficienza produttiva e la necessità, per ciascuno, di ottenere dagli altri la grandissima parte dei beni e servizi a lui necessari. In quest’ottica di continuo mutamento, di progressiva emersione di nuove modalità di scambio, l’evoluzione storica ci palesa la costante presenza di condotte poste in essere da soggetti, agenti in quello che oggi definiamo mercato 1 , tese ad alterare ed abusare dello stesso. 1 Sull’evoluzione del concetto di mercato DI AMATO, Diritto penale dell’impresa, Milano, 2011, pp. 3-5.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Sora Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.