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Il tocco-massaggio; approccio assistenziale al malato terminale oncologico

Informazioni tesi

  Autore: Flavia Cassarino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Mary Cabiddu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

Il termine oncologia da sempre provoca una sensazione di timore e di paura nel volto di chiunque l’ascolti, sensazioni alimentate ancor più se a ciò si affiancano parole come dolore, depressione, paura, nausea, morte. Questa è la più frequente reazione quando ci viene chiesto “Cosa pensate se dico oncologia?”. Ma pensare ai malati oncologici non è solo questo. È aiutarli nel loro percorso terapeutico, sostenerli, essere un punto di
forza su cui potere sempre fare affidamento; è dare dignità laddove non ci sono più speranze di guarigione, in situazioni in cui la malattia ha preso il sopravvento e la persona è consapevole di essere arrivata al capolinea della propria vita.
La consapevolezza di essere così importanti per questi pazienti la si ha solo vivendo con loro giorno per giorno, affrontandone insieme le paure e i problemi a cui questo cammino li sottopone. Ogni persona ha una storia a sé: avere la stessa malattia non rende uguale due individui; per questo è importante focalizzare la propria attenzione non tanto sulla patologia ma sull’uomo affetto da quella patologia. E quando si
è capito che non si può scindere l’uno dall’altro allora ci si può soffermare a dare importanza ad altri aspetti della routine quotidiana; in particolare faccio riferimento ai gesti che si compiono spesso anche senza pensarci, senza porre le giuste attenzioni su come ci si pone all’altro non pensando che questo potrebbe fare la differenza. Quasi tutta la pratica infermieristica è basata sull’utilizzo delle mani e quindi sull’importanza di una buona manualità; basti pensare all’atto del prelievo, all’eseguire una medicazione.. sono molteplici le motivazioni per cui è
importante la gestualità e tutte hanno un unico fine, il paziente. Allora se è vero che il tatto è tra gli organi di senso più usati, il primo utilizzato sin dalla nascita, perché non sfruttarne a pieno le potenzialità e gli effetti benefici che ne conseguono, anche quando ci si avvicina allo stadio terminale della vita? Questo aspetto merita particolare attenzione, specie se il soggetto è una persona terminale, in cui questo aggettivo assume un peso non indifferente nella gestione di essa. La parola terminale
indica la fine di qualcosa, delimita il confine oltre il quale non si può più andare; la terminalità è il prodotto della prognosi infausta a breve scadenza, in cui tutte le terapie per quella determinata patologia vengono interrotte. Questo non vuol dire
però che non ci si prenda più cura della persona; esiste infatti un sottilissimo passaggio tra la cura della patologia e la cura continua del paziente che va oltre ogni diagnosi, di cui si dovrebbe tener conto sin dal momento della presa in carico.
È soprattutto nella fase terminale che lo scopo principale dell’assistenza verte sul mantenimento delle funzioni fisiologiche del paziente, sul controllo dei sintomi principali come il dolore, la nausea, lo stress psico-fisico; è un momento in cui i piccoli accorgimenti o gesti faranno la differenza nell’accompagnare la persona in questo punto critico della propria vita. Questa è una fase delicata in cui il paziente è alla ricerca di sè stesso, della propria corporeità, del proprio io, affidandosi ancora una volta alle cure di chi fino ad ora ha vissuto insieme a lui questo percorso: i medici, gli infermieri, gli operatori socio sanitari (OSS) possono aiutare la persona in tutto ciò facendo uso di diversi mezzi. Il più semplice di tutti, che non richiede particolari tecniche o abilità, ma solo la disponibilità di dedicarsi in maniera più profonda alla persona, è l’utilizzo consapevole delle proprie mani.
Tramite questo studio ho voluto approfondire come la tecnica del tocco-massaggio, che sia essa Nurturing touch (molto diffusa in paesi come USA, Gran Bretagna, Germania), il
tocco armonico o il Reiki, aiuti il personale ed il paziente ad intraprendere questo percorso di accompagnamento, di benessere psicofisico e di ritrovo di sé stessi. In questa logica di pensiero appare evidente come sia fondamentale il ruolo delle strutture in cui verranno accolte queste persone: verrà quindi analizzata l’importanza degli Hospice per i pazienti oncologici terminali, nei quali è possibile l’applicazione di questa tecnica come approccio integrativo alle tradizionali terapie, per alleviare i principali sintomi cancro-correlati.
Nei capitoli seguenti, tramite consultazione della letteratura già presente, si entrerà nello specifico della tecnica, spiegandone le dinamiche, ambientazione e gli effetti avvertiti dai pazienti valutabili tramite apposite scale; verranno presentati degli studi scientifici svolti anche in ambito ospedaliero affinché questo possa servire da auspicio per la diffusione di suddetta tecnica in questo travagliato e talvolta estenuante ambito, per sottoporlo ad ogni tipologia di paziente.
In allegato presenterò il questionario sottoposto agli infermieri dell’Hospice Borgo Palazzo di Bergamo sulla tecnica usata nella loro struttura.

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INTRODUZIONE Il termine oncologia da sempre provoca una sensazione di timore e di paura nel volto di chiunque l’ascolti, sensazioni alimentate ancor più se a ciò si affiancano parole come dolore, depressione, paura, nausea, morte. Questa è la più frequente reazione quando ci viene chiesto “Cosa pensate se dico oncologia?”. Ma pensare ai malati oncologici non è solo questo. È aiutarli nel loro percorso terapeutico, sostenerli, essere un punto di forza su cui potere sempre fare affidamento; è dare dignità laddove non ci sono più speranze di guarigione, in situazioni in cui la malattia ha preso il sopravvento e la persona è consapevole di essere arrivata al capolinea della propria vita. La consapevolezza di essere così importanti per questi pazienti la si ha solo vivendo con loro giorno per giorno, affrontandone insieme le paure e i problemi a cui questo cammino li sottopone. Ogni persona ha una storia a sé: avere la stessa malattia non rende uguale due individui; per questo è importante focalizzare la propria attenzione non tanto sulla patologia ma sull’uomo affetto da quella patologia. E quando si è capito che non si può scindere l’uno dall’altro allora ci si può soffermare a dare importanza ad altri aspetti della routine quotidiana; in particolare faccio riferimento ai gesti che si compiono spesso anche senza pensarci, senza porre le giuste

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