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L'andamento del mercato del petrolio dagli anni '70 agli anni '90

Per analizzare l’andamento del mercato del petrolio ed i meccanismi relativi al meccanismo legato alla formazione del suo prezzo non si poteva prescindere da uno studio di quelle teorie che, negli anni, hanno cercato di offrire un’interpretazione di una realtà spesso molto complessa.
I principali approcci teorici che si sono sviluppati nel secolo scorso sono stati:
· Quello basato sulla teoria neoclassica delle risorse esauribili
· Quello sulle forme di mercato, originatosi dal dibattito degli anni ‘70
· Quello legato alla teoria del cartello Opec
· Quello moderno basato sulla teoria dei giochi
L’approccio basato sulla teoria neoclassica delle risorse esauribili poggia essenzialmente sulla considerazione della limitata disponibilità in natura del petrolio, ovvero sulla sua scarsità.
Seguendo questa impostazione si arriva a ritenere che il prezzo del petrolio sarebbe destinato a crescere al diminuire della sua disponibilità, fino al punto da risultarne non più economicamente conveniente la produzione.
Questo dovrebbe avvenire ad un livello di prezzo detto di backstop per cui il petrolio risulterebbe troppo costoso rispetto alle fonti di energia alternative.
L’enfasi, in quelle teorie, era posta sul comportamento dei produttori (in quel caso delle compagnie petrolifere), che miravano a massimizzare i profitti per tutto l’orizzonte temporale nel quale sarebbe stato possibile sfruttare le risorse estraibili.
Il dilemma dei produttori, infatti, consisteva nel produrre oggi ai prezzi correnti o produrre domani a prezzi stimati necessariamente più alti.
Il problema di massimizzazione è risolto includendo nei costi di produzione il concetto keynesiano di costo opportunità o user cost, determinato dai minori profitti che si otterranno producendo oggi anziché domani.
Negli anni ’70, infatti, il punto di vista si spostò sulla forma di mercato caratterizzante il settore ed il dibattito si sviluppò acceso su questo tema.
Sostenitori di posizione fortemente contrapposte furono Adelman da una parte e Frankel dall’altra, con il primo che cercava di ricondurre il comportamento del mercato agli effetti derivanti dall’aumentata concorrenza nel settore tra le compagnie petrolifere, rispetto al secondo che sosteneva che, tolta qualche eccezione, nel mercato sarebbero continuate a prevalere le condizioni favorevoli al predominio di poche grandi imprese.
Naturalmente, in quel periodo, ognuno cercava di porre all’evidenza degli altri, gli eventi che caratterizzavano il settore alla luce dello schema teorico preferito.
Ciò che però conta, in questa sede, è lo spostamento dell’oggetto dell’analisi: negli anni ’30 era il petrolio e la sua disponibilità al centro del dibattito, negli anni ’70 è la forma di mercato.
Conseguentemente alla nascita dell’Opec nel 1960, poi, si pensò di poter ricondurre il mercato petrolifero ad una forma di concorrenza monopolistica tra il cartello dei paesi aderenti all’Opec e tutti gli altri produttori rimanenti.
La teoria che focalizza l’attenzione sul ruolo di primo piano svolto dal cartello Opec, ritiene che il prezzo di mercato ed il suo andamento siano strettamente determinati dalla politica di massimizzazione della rendita petrolifera da parte dei produttori.
Le oscillazioni di prezzo sono spiegate, in questo approccio, con i differenti obiettivi dei produttori Opec, interessati a sostenere il prezzo, e di quelli non Opec, interessati a coprire le ingenti spese collocando greggio sul mercato a prescindere dal suo prezzo.
Un’estensione a questo tipo di impostazione si ottiene introducendo l’ipotesi di una curva di offerta autoregressiva per i produttori Opec, utilizzata nei modelli chiamati di target revenue.
Questi modelli hanno il pregio, rispetto ai precedenti, di considerare il fatto che l’obiettivo di alcuni paesi opec non è tanto focalizzato sul prezzo, ma piuttosto quello di ottenere un reddito sufficiente a far quadrare precari bilanci statali.
Inoltre per spiegare le oscillazioni dei prezzi, viene considerato, anche il fatto che, su queste, influisce la lentezza dell’adeguamento della domanda all’offerta, come è anche confermato dall’evidenza empirica negli anni ’70 e negli anni del contro shock del 1986.
La teoria moderna si orienta a considerare il mercato internazionale del petrolio regolato da una forma di oligopolio asimmetrico tra gruppi di produttori con interessi tra loro contrapposti.
Ogni gruppo si considera costituito, inoltre, da giocatori che possono avere finalità da conseguire a volte anche non coerenti con quelle del proprio gruppo di appartenenza.
Una situazione del genere ben si presta ad essere descritta con l’utilizzo degli strumenti offerti dalla teoria dei giochi.
Un approccio del genere è quello utilizzato da Carraio, De Paoli, Vidaich...

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4 Introduzione Lo scopo di questo lavoro è quello di analizzare l’andamento del “mercato” internazionale del petrolio ed il meccanismo di formazione dei prezzi. Il processo produttivo del petrolio si suddivide nelle seguenti fasi: a. ricerca, b. estrazione, c. trasporto, d. raffinazione, e. distribuzione. La fase della ricerca è quella più impegnativa e rischiosa, in quanto, nonostante il considerevole progresso tecnologico richieda iniziali elevati investimenti e non sempre ad alta redditività. La fase estrattiva è caratterizzata, invece, da una minore incertezza, in quanto i costi determinati dai fattori produttivi sono stimabili a priori. Esistono tre principali tecniche di recupero (primario, secondario, terziario), a cui corrispondono costi crescenti, che vengono applicate per l’estrazione in mare aperto, su piattaforme apposite, o sulla terra ferma. Il trasporto può avvenire per mare e per terra, sia su strade ferrate (soprattutto agli albori dell’industria) sia mediante oleodotti; i costi, in questa fase, sono influenzati da notevoli economie di scala e dipendono dalla modalità scelta.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Bruno Peroni Contatta »

Composta da 213 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.