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Politiche ambientali sostenibili e sviluppo ecosistemico nelle aree protette. Il caso del Parco Nazionale delle Cinque Terre

Informazioni tesi

  Autore: Sara Monteverde
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Antonia De Lorenzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

La tesi ha come oggetto di studio le aree protette ed il ruolo che esse possono rivestire al fine di sviluppare modelli di crescita sostenibili. Ripercorrendo la storia della normativa giuridica e dell’idea di area protetta, si evidenzia come tale idea sia stata messa in pratica nelle diverse regioni geografiche, in particolare dal Parco Nazionale delle Cinque Terre.

Il primo capitolo è dedicato alla trattazione della politica ambientale come tipo di intervento pubblico, con specifico riferimento alle aree protette. Si ripercorrono le principali tappe dell’emergere della coscienza ambientalista e della nascita della protezione ambientale: dagli anni ’70 in cui il modello economico di sviluppo dominante era considerato insostenibile per l’ambiente, all’emergere negli anni ’80 del modello di sviluppo sostenibile che vede nella composizione degli interessi economici, sociali ed ambientali l’unica possibilità di sviluppo, per arrivare ad oggi, dove si rileva una svolta nella concezione di parco che diventa da “museo della natura” a “laboratorio socio-ambientale”.
Nel secondo capitolo si analizza il concetto di sviluppo sostenibile e si evidenzia come nelle aree protette la gestione di tutte le attività, soprattutto quelle collegate al turismo, possano e debbano essere compatibili a tale principio. Nello specifico, il concetto di Rete Ecologica indica una strategia di tutela della diversità biologica e del paesaggio basata sul collegamento di aree di rilevante interesse ambientale-paesistico in una rete continua e rappresenta un’integrazione al modello di tutela focalizzato esclusivamente sulle aree protette. In un’ottica eco-sistemica, la Rete Ecologica si configura, quindi, come una politica di intervento che prevede un processo di riqualificazione partendo da ambiti già riqualificati e si estende andando a inglobare nel reticolo altre aree vicine.
Nel terzo capitolo si procede ad analizzare la normativa giuridica di riferimento in materia di tutela dell’ambiente e del paesaggio, sottolineando il Codice Urbani e, in particolare, la Legge-quadro 394/1991 che stabilisce l’ordinamento unitario delle aree protette italiane e definisce gli strumenti e gli organi di gestione degli enti parco. Tale legge individua nella conservazione e valorizzazione dell’ambiente la finalità istitutiva delle aree protette, riconoscendo all’Ente Parco non solo un ruolo di garante della natura, ma anche di promotore dello sviluppo sociale ed economico del territorio.
Il quarto capitolo è il risultato di un percorso che nasce dalla conoscenza diretta del territorio delle Cinque Terre e dall’approfondimento, nell’ambito della mia formazione sociologica, dei temi dell’organizzazione e dei processi decisionali inclusivi nella P.A., dell’implementazione di politiche di sviluppo locale, di qualità e responsabilità sociale. La ricerca mi ha permesso di conoscere ancora più profondamente una realtà che già faceva parte del mio vissuto quotidiano e di notare come queste zone, dall’entrata nell’Unesco e dall’istituzione dell’Ente Parco, abbiano registrato un cambiamento positivo, avendo trasformato luoghi tendenzialmente in degrado e in abbandono, in luoghi con nuove potenzialità di crescita, sviluppo e opportunità. Rilevando gli obiettivi dell’Ente Parco, ho inoltre analizzato le azioni promosse in un’ottica di sviluppo eco-sistemico territoriale.

• I parchi sono chiamati, nell’assolvere il proprio mandato istitutivo, a dare significato concreto all’espressione “sviluppo sostenibile”. Questa finalità, tuttavia, spesso non riesce a superare la rappresentazione generica.
Il Parco Nazionale delle Cinque Terre sembra rivelarsi una delle eccellenze nell’ambito italiano.

Lo studio di caso conferma i dati:

a) l’efficacia delle strategie integrate di tutela e valorizzazione territoriale non può essere affidata automaticamente alla qualità delle risorse ambientali, ma va alimentata dalla costante propensione alla progettualità e all’innovazione sociale;
b) la capacità cooperativa della costruzione di solide partnership socio-economiche, oltre a svolgere le più tradizionali politiche di gestione e vigilanza delle aree protette, deve essere per gli enti parco una condizione decisiva per un efficace governo integrato del territorio e un’attivazione più duratura di processi di sviluppo locale.

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33 Capitolo 2 LO SVILUPPO SOSTENIBILE NELLE AREE PROTETTE: DALLE RETI ECOLOGICHE AL MODELLO ECOSISTEMICO 1. Il concetto di “sviluppo sostenibile” Il concetto di sviluppo sostenibile è molto ambiguo e sfuggente. Questa difficoltà di definizione è sintomatica non solo della complessità dell’argomento, ma anche della sua contraddittorietà, del tentativo di comprendere in uno stesso concetto elementi eterogenei, se non addirittura contrapposti: lo sviluppo, che connota il cambiamento; la situazione in divenire; la modifica dello status quo e la sostenibilità, che rimanda alla conservazione, alla difesa delle condizioni iniziali, al mantenimento dell’integrità. Una delle espressioni più note ed utilizzate di sviluppo sostenibile è quella fatta propria dal Rapporto Brundtland 16 ed adottata dai documenti ufficiali della Conferenza di Rio de Janeiro 17 , secondo cui esso è lo 16 Il RAPPORTO BRUNDTLAND (Our Common Future) è un documento rilasciato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED) dove, per la prima volta, viene introdotto il concetto di “sviluppo sostenibile”. 17 La Conferenza di Rio de Janeiro si è tenuta nel giugno 1995. Gli obiettivi della Convenzione sono stati: la conservazione della diversità biologica; l’utilizzazione durevole dei suoi elementi e la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche mediante il trasferimento opportuno delle tecnologie pertinenti e di finanziamenti adeguati. Viene sancito che, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite e ai principi del diritto internazionale, gli Stati hanno il diritto sovrano di sfruttare le loro risorse applicando la propria politica ambientale e hanno il dovere di fare in modo che le attività esercitate sotto la loro giurisdizione, o il loro controllo, non pregiudichino l’ambiente di altri Stati. Ogni parte contraente adotta misure economicamente e socialmente positive, che siano di stimolo alla conservazione e all’utilizzazione durevole degli elementi costitutivi della biodiversità. La Convenzione inoltre sottolinea il ruolo delle comunità locali e delle popolazioni autoctone che fondano le loro tradizioni sulle risorse biologiche del territorio. Sostanzialmente la Dichiarazione di Rio, che riprende e affina i principi

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