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Sordità e Logogenia: una metodologia per il miglioramento dell'italiano scritto nei bambini sordi. Un'esperienza con alunni dai 5 ai 7 anni

Informazioni tesi

  Autore: Michela Ciucci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Tamara Zappaterra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

Da molti anni lavoro con i bambini sordi e ogni volta mi ritrovo a sorprendermi di qualcosa: di un nuovo segno, di una buffa espressione facciale, di una parola pronunciata e del loro strano "humor da sordi”.
Il loro mondo mi piace, mi stimola e mi incuriosisce, amo lavorare con loro anche se alle volte è molto stancante. Ogni giorno c’è una nuova sfida, una nuova difficoltà e non sempre la soluzione è così immediata e vicina. Proprio grazie alla ricerca di una soluzione per le difficoltà presenti nei miei alunni sordi rispetto alla lingua italiana, mi sono imbattuta nel libro "Nicola vuole le virgole", di Bruna Radelli. In questo libro è presentato un metodo di acquisizione del linguaggio da parte dei sordi mediante la scrittura, questo metodo si chiama Logogenia. Ho iniziato la lettura, sicuramente per me non facile, e ho capito che la Logogenia è qualcosa di interessante, di utile o comunque un qualcosa da conoscere.
Ho frequentato un piccolo corso di 20 ore di approccio alla Logogenia, organizzato dall’ens di Firenze e diretto dalle dottoresse Franchi Elisa e Musola Debora, che affrontava i temi dell’arricchimento lessicale e della comprensione del testo nel bambino sordo.
Da qui nasce l’idea di scrivere questa tesi sulla Logogenia, dandomi così la possibilità di continuare a mettere in atto ciò che ho imparato al corso su questa metodologia, sotto la supervisione della dottoressa Musola, con i miei alunni e con un’alunna della scuola dell’infanzia in cui ho svolto il mio tirocinio universitario. Questo lavoro non è una presentazione della Logogenia in termini "scientifici", non ho gli strumenti per farlo perché non sono una logogenista, ma rappresenta il racconto di questa strana avventura, iniziata per caso e che ha coinvolto anche i miei alunni, con l’intento di far conoscere e far nascere almeno un po’ di curiosità verso questa metodologia.
Questo lavoro è diviso in tre capitoli:
Il primo capitolo si divide in due parti: nella prima parte prenderò in esame la sordità da un punto di vista più prettamente medico-scientifico cercando di spiegare che cos’è la sordità, quali sono le sue cause e in che modo è possibile intervenire sul deficit acustico. Nella seconda parte tenterò di riassumere gli interventi educativi a favore dei soggetti sordi messi in atto da maestri, medici, filosofi ed educatori a partire dall’antichità fino al 1800, anno in cui si tenne a Milano il famoso dibattito internazionale sulla scelta del metodo educativo da adottare per la formazione del bambino sordo.
Nel secondo capitolo parlerò della Logogenia, metodologia che si approccia in termini linguistici al problema dell’acquisizione della lingua orale nei sordi, prendendo spunto dalla concezione chomskyana della lingua. Questo metodo si pone l’obiettivo di far raggiungere ai bambini sordi una competenza linguistica nella lingua scritta pari a quella dei bambini udenti nella lingua orale. Per questo motivo nel capitolo ho introdotto una distinzione tra Competenza Comunicativa dalla Competenza Linguistica: per Competenza Comunicativa si intende la capacità dell’individuo di estrarre un certo numero di informazioni dalle frasi, attraverso la comprensione di alcune parole, attraverso la capacità di interpretare il contesto in cui queste frasi sono emesse; la Competenza Linguistica è la capacità di percepire tutte quelle informazioni che, in una qualunque frase di una lingua, sono veicolate non dalle parole che la compongono, ma dalla struttura della frase. Continuo il mio lavoro ponendo l’attenzione sulla distinzione tra apprendere e acquisire una lingua, proprio perché la Logogenia rifiuta i tentativi di insegnare la lingua orale attraverso spiegazioni, esercizi e lo studio della grammatica, poiché l’acquisizione della lingua non può avvenire tramite un processo di apprendimento, ma grazie ad una stimolazione naturale, che può avvenire anche nei bambini sordi.
Nel terzo capitolo riporterò il lavoro fatto insieme ai miei alunni, che mi darà la possibilità di parlare della Logogenia in senso pratico e di come essa affronta argomenti come: l’arricchimento lessicale, la comprensione del testo e la grammatica. Questo capitolo per me è il più significativo, anche se non sono una logogenista e ho potuto mettere in atto solo alcune delle strategie di questo metodo, ho avuto la possibilità di mettermi in gioco, di proporre qualcosa di nuovo ai miei alunni, dando loro una possibile soluzione per affrontare le loro difficoltà, far conoscere questa metodologia, di capirla meglio attraverso gli errori e le successive correzioni da parte della dottoressa Musola. Il mio intento è quello di raccontare la nostra avventura per stimolare almeno un po’ di curiosità verso questa metodologia.

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1 Introduzione Da molti anni lavoro con i bambini sordi e ogni volta mi ritrovo a sorprendermi di qualcosa: di un nuovo segno, di una buffa espressione facciale, di una parola pronunciata e del loro strano “humor da sordi.” Il loro mondo mi piace, mi stimola e mi incuriosisce, amo lavorare con loro anche se alle volte è molto stancante. Ogni giorno c’è una nuova sfida, una nuova difficoltà e non sempre la soluzione è così immediata e vicina. Proprio grazie alla ricerca di una soluzione per le difficoltà presenti nei miei alunni sordi rispetto alla lingua italiana, mi sono imbattuta nel libro “Nicola vuole le virgole”, di Bruna Radelli. In questo libro è presentato un metodo di acquisizione del linguaggio da parte dei sordi mediante la scrittura, questo metodo si chiama Logogenia. Ho iniziato la lettura, sicuramente per me non facile, e ho capito che la Logogenia è qualcosa di interessante, di utile o comunque un qualcosa da conoscere. Ho frequentato un piccolo corso di 20 ore di approccio alla Logogenia, organizzato dall’ENS di Firenze e diretto dalle dottoresse Franchi Elisa e Musola Debora, di Cooperativa Logogenia, l’ente che in Italia si occupa di tutte le attività di Logogenia, che affrontava i temi dell’arricchimento lessicale e della comprensione del testo nel bambino sordo. I sentimenti scaturiti dentro di me sono stati molteplici; la sensazione di aver trovato un metodo che rispondesse precisamente ai miei dubbi, alle mie difficoltà e alle mie esigenze è stata forte. Le dottoresse Franchi e Musola ci hanno dato la possibilità di fare delle esercitazioni per mettere in pratica ciò che avevamo imparato al corso, successivamente corrette dalle dottoresse e discusse all’interno del gruppo classe. Da subito ho notato dei cambiamenti positivi nei miei alunni, un nuovo approccio alla lettura e alla scrittura, ma anche nella mia impostazione di lavoro. Da questa esperienza nasce l’idea di scrivere una tesi sulla Logogenia, dandomi così la possibilità di continuare a mettere in atto ciò che ho imparato al corso su questa metodologia, con i miei alunni e con un’alunna della scuola dell’infanzia in cui ho svolto il mio tirocinio universitario. Questo lavoro non è una presentazione della

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Parole chiave

disabilità
formazione
lingua
chomsky
sordità
sordo
competenza comunicativa
competenza linguistica
lingua dei segni
logogenia

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