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Sviluppi dell'epigrafia sabellica tra il VII e il I secolo a.C.

Il presente lavoro sintetizza l'evoluzione dell'uso della scrittura nei territori sabino ed abruzzse e i caratteri delle lingue sabelliche nell'arco cronologico di riferimento, dall'età delle primissime attestazioni epigrafiche fino al periodo immediatamente successivo alla guerra sociale, con particolare attenzione ai mutamenti della lingua, alle testimonianze relative alla società, alle istituzioni e ai culti.

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4 Premessa Grazie soprattutto agli ultimi trent’anni di studi ed ai più recenti ritrovamenti, l’attuale grado di conoscenza del ceppo linguistico osco-umbro, anche se con gravi –e a volte insuperabili- lacune, è nettamente superiore a quello delle altre lingue dell’Italia preromana, fatta eccezione per il latino ed il greco. Ormai è possibile non solo leggere quasi perfettamente tutti gli alfabeti utilizzati dalle popolazioni dell’Italia centrale, ma (soprattutto per quanto riguarda le testimonianze più recenti) il livello di comprensione della lingua è nettamente superiore a quello dell’etrusco: ad un minor numero di testi a disposizione (poco più di 2000 a fronte di 10000 e oltre) 1 si contrappone la possibilità di uno studio etimologico e dell’applicazione del metodo comparativo per la pertinenza al ceppo linguistico indoeuropeo. La struttura sintattica delle iscrizioni, inoltre, è spesso talmente simile a quella del latino che non di rado il confronto con il formulario latino ha fornito indicazioni preziose per la comprensione della funzione e della destinazione delle iscrizioni 2 . Per le lingue più antiche, come il cd. “sudpiceno”, non esiste ancora una traduzione precisa ed univoca di una parte dei termini, ma si conosce la sfera semantica di molte parole, sebbene sfugga, in molti casi, il senso complessivo dei testi. Da tempo si è giunti alla conclusione che tutte le lingue di questo gruppo (compresi il sabino ed il sudpiceno, nei confronti delle quali si nutrivano dubbi, giungendo a postulare fantasiosi confronti con il germanico e perfino con l’illirico 3 ) sono pienamente indoeuropee, strettamente imparentate tra loro ed ascrivibili al raggruppamento italico (tav. I): è stato pertanto possibile ricostruire, sebbene spesso a grandi linee, la distribuzione geografica e cronologica delle evidenze, ma –fatto più rilevante- anche utilizzare questo insieme di dati per integrare quelli archeologici ed ampliare così in modo sensibile la comprensione dei fenomeni etnici, socio-politici ed economici pertinenti alle popolazioni di riferimento. Questa grande quantità di nuovi dati si è a sua volta sovrapposta a quella, più scarna, fornita dalle fonti degli autori classici latini e greci; è solo dagli anni ’70 del ‘900 che è stato possibile ridimensionare il portato degli scritti di Livio, Strabone, Plinio, Dionisio, 1 Tale era il dato trasmesso in LEJEUNE- BRIQUEL 1989; da allora non c’è stato un sensibile aumento delle testimonianze, mentre molte sono state le riletture e riscoperte. 2 Soprattutto –come si vedrà nella sezione dedicata alle epigrafi di epoca ellenistica e romana- quando è presente un formulario fisso, di ambito sacrale o pubblico; in questo senso sono state di grande aiuto le leges sacrae di Gubbio, di Rapino (CH) e di Bantia. 3 Cfr. il paragrafo successivo.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Beni culturali

Autore: Anna Dionisio Contatta »

Composta da 242 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.