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La gestione infermieristica del paziente pediatrico sottoposto a trapianto di cellule staminali ematopoietiche

Il tema centrale, svolto per la presente tesi, è rappresentato dalla descrizione della gestione infermieristica del paziente pediatrico sottoposto a trapianto di cellule staminali ematopoietiche (TCSE. Il Trapianto di midollo osseo o meglio trapianto di cellule staminali ematopoietiche, in quanto il midollo osseo è composto da esse, ad oggi rappresenta una delle soluzioni più efficaci per il trattamento di emopatie maligne (es: leucemie acute o croniche, mieloidi o linfoidi, linfomi etc.) o ereditarie (Thalassemia Major) per le quali le terapie convenzionali non offrono che scarse o nulle possibilità di guarigione. La tecnica del trapianto consiste nell'asportare e conservare in modo adeguato tali cellule, quindi rifonderle al malato al momento opportuno; in altre parole il cosiddetto trapianto di midollo osseo è in realtà un trapianto di cellule staminali emopoietiche totipotenti che abitualmente sono estratte dal midollo osseo ma che possono essere recuperate anche dal sangue periferico e dal cordone ombelicale. Le cellule staminali una volta raccolte, si reinfondono al paziente allo stesso modo di una trasfusione di sangue (attraverso il CVC) e hanno la meravigliosa capacità di raggiungere attraverso la circolazione del sangue gli spazi midollari dove sistemarsi, accasarsi (homing) e ricostruire il midollo osseo. L’ infusione di cellule staminali ematopoietiche è preceduta dalla fase di condizionamento pre-trapianto, detto anche regime ablativo che ha l’obiettivo di radicare la malattia di base e immunosopprimere il paziente mediante chemioterapici o trattamenti radianti e seguita da la fase di aplasia midollare. Nelle prime due/tre settimane dopo il trapianto, nell'attesa che si compia l'attecchimento e la maturazione delle nuove cellule midollari, il paziente va incontro ad uno stato di aplasia, determinata da una drastica riduzione delle difese immunitarie del paziente, che lo espone ad un elevato rischio di infezioni e di emorragie anche fatali. La durata della fase di aplasia midollare è variabile e dipende dall’intensità del condizionamento, dal numero di CSE infuse e dallo stato della malattia al trapianto. Per sopperire alla mancata produzione cellulare ed evitare le pericolose conseguenze che ne deriverebbero, il paziente viene periodicamente trasfuso con concentrati piastrinici ed unità di globuli rossi di donatori volontari, accuratamente selezionati. L’aplasia midollare termina quando le cellule staminali infuse, in grado da sole di trovare la strada per colonizzare le cavità midollari vuote, cominciano a proliferare, maturano e si differenziano in globuli bianchi, piastrine e globuli rossi. L’ attecchimento si verifica generalmente dopo 10-15 giorni dal trapianto. Una volta effettuato il TMO le percentuali di sopravvivenza dipendono da: età del paziente, stadio della remissione della malattia clinicamente rilevabile all'epoca del trapianto.
Tutti le fasi del trapianto di cellule staminali ematopoietiche sono seguite dalla quotidiana assistenza infermieristica messa in atto da figure altamente specializzate. Il ruolo dell’ infermiere è di fondamentale importanza e rappresenta una figura poliedrica in grado di affrontare diverse situazioni (in ambito pediatrico l’infermiere può trovarsi ad assistere sia neonati che adolescenti. Per tale motivo, deve sapersi modificare continuamente a seconda dell’età del malato). La capacità comunicativa è uno degli strumenti più importanti che l’infermiere deve possedere per entrare in relazione con il paziente, tenendo conto ovviamente dell’età e quindi della sua situazione
emozionale (ansia, paura, depressione) delle sue manifestazioni non verbali (mimica facciale , sguardo, tono della voce).

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INTRODUZIONE Il tema centrale, svolto per la presente tesi, è rappresentato dalla descrizione della gestione infermieristica del paziente pediatrico sottoposto a trapianto di cellule staminali ematopoietiche (TCSE). Il tumore maligno dell’età pediatrica è una patologia rara, con un’incidenza complessiva che nei diversi paesi del mondo varia da 80 a 220 nuovi casi per milione di soggetti d’età inferiore a 15 anni. In Italia, il rapporto 2008 dell’ Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) sui Tumori Infantili, ha confermato un “trend” di aumento dei tassi di incidenza di tutti i tumori pediatrici pari al 2% . Questa incidenza è calcolata intorno a 175 nuovi casi per milione di persone ed il rischio approssimativo di sviluppare un tumore nei primi 15 anni di vita è di un soggetto ogni 564. Le neoplasie maligne più frequenti sono le leucemie, che rappresentano 1/3 dei tumori pediatrici, i tumori del sistema nervoso centrale, pari a circa il 20% del totale, ed i linfomi, che costituiscono il 15% dei casi. Nonostante la sporadicità di tali patologie, negli ultimi trent’anni l’oncologia pediatrica ha compiuto enormi progressi, raggiungendo importanti percentuali di successo che hanno trasformato la storia naturale di malattie in precedenza ritenute incurabili. Ciò è stato possibile grazie a protocolli di terapia più intensi, maggiori conoscenze sulla biologia dei tumori e terapie innovative, come il TCSE. Inoltre il crescente reclutamento in studi clinici controllati per la diagnosi e la terapia delle diverse neoplasie e l’erogazione di una terapia multidisciplinare ed integrata in centri altamente specializzati, hanno contribuito in maniera determinante a migliorare la prognosi dei piccoli pazienti affetti da tumore. Ogni anno in Italia vengono effettuati circa 300 TCSE in pazienti pediatrici affetti da leucemie acute e croniche, aplasie midollari, linfomi etc. In questo quadro la figura dell’ infermiere prende sempre più importanza e la sua preparazione e specializzazione nel campo rappresenta uno dei requisiti indispensabili per garantire un’ assistenza olistica al paziente. Le principali motivazioni che hanno portato alla scelta dell’ argomento sono state principalmente dovute ad un interesse nato fin dai primi giorni del percorso infermieristico, verso l’ area onco-ematologica pediatrica. Tale interesse è stato poi reso pratico grazie alla struttura ospedaliera Bambino Gesù di Roma, che mi ha dato la possibilità di effettuare tirocinio nel mese di Novembre 2013, all’interno dell’ U.O. MITA (Moduli Interdisciplinari Terapie Avanzate) dove vengono effettuati i trapianti di cellule staminali ematopoietiche. Un esperienza unica, sia dal punto di vista infermieristico (grazie alla 6

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Matteo Mugavero Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5534 click dal 29/05/2014.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.