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Irlanda del nord: una guerra civile nel cuore d'Europa

La situazione dell’Irlanda del Nord non si può più considerare di poca importanza, visto la sua valenza in campo internazionale. Non a caso molti tribunali ed associazioni di giuristi nazionali ed internazionali sono stati interpellati, per verificare la legittimità sia del ruolo esercitato dalla Gran Bretagna nelle Sei Contee, sia di coloro che hanno intrapreso la lotta armata per opporsi al dominio inglese.
È questo il caso di Joseph Doherty, un cittadino nord-irlandese in carcere negli USA da diversi anni. Da lungo tempo i tribunali degli Stati Uniti hanno decretato che il reato per il quale Doherty è stato condannato, cioè l’uccisione di un soldato inglese a Belfast nel 1980, “è un reato politico da considerarsi un’eccezione al Trattato di Estradizione nella sua forma più classica”. Poiché Doherty non era accusato di nessun reato contro la legge penale degli Stati Uniti, la sua incarcerazione rappresentava una forma di internamento su ordine della Gran Bretagna. Il 19 febbraio del 1992 gli Stati Uniti, non avendo prove per trattenere Doherty, lo hanno estradato in Gran Bretagna.
Casi simili si sono avuti anche in Francia, Germania, Paesi Bassi e Belgio. Sovente la magistratura di questi Paesi, dopo aver riconosciuto la natura politica dei reati connessi, ha rifiutato di concedere l’estradizione, oppure né ha ridotto le motivazioni.
In tutti questi casi, sono state necessarie ripetute udienze ed appelli che hanno comportato un tempo processuale considerevolmente lungo, nonché l’analisi di elementi di estrema complessità, sia diplomatica che legale.
Ricercare una soluzione al problema delle Sei Contee è quindi nell’interesse non solo di Gran Bretagna ed Irlanda, ma anche di altri Paesi.

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3 INTRODUZIONE Se escludiamo le guerre, oggi non esiste altra forma di violenza politica più importante di quella conosciuta con il nome di terrorismo. E così com’è stato per le guerre, anche la violenza terroristica ha raggiunto la sua massima espressione nel XX secolo, con uno sviluppo sia in termini quantitativi sia in termini geografici, visto che non esiste paese che non abbia conosciuto questo fenomeno. Questo termine comparse per la prima volta nel 1798 in un supplemento del Dictionnaire dell’Accadémie française. L’unica differenza stava nel fatto che allora il significato attribuitogli non era uguale a quello che conosciamo oggi, cioè “l’azione di movimenti clandestini che hanno di mira il governo di uno o più Paesi, in vista di un sovvertimento rapido e notevole dell’ordine politico e sociale 1 .” Nell’ultimo secolo, poi, la presenza di tale fenomeno si è imposto con una forza in continuo crescere, sia per la frequenza e l’intensità degli episodi, sia per la quantità di violenza prodotta. Dall’enorme flusso di informazioni su tale fenomeno si può notare che il ricorso ad esso è associato alle dimensioni della vita politica ed è quindi particolarmente presente nei paesi più sviluppati. Ciò vuol dire che maggiore sarà la quantità di persone che si interessano di politica, maggiore sarà la probabilità di scontri tra gruppi sociali ed ideologie politiche. 1 L.Bonanate, Terrorismo Internazionale, Giunti, Firenze 1999, p.9.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandro Di Lorenzo Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.