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La crisi idrica dal contesto internazionale al caso boliviano. Cochabamba tra la Guerra dell'Acqua e il progetto di cooperazione ''Yaku al sur''

La tesi offre un'analisi sullo spaccato della crisi idrica mondiale, cercando di individuarne possibili cause derivanti da vari fattori, partendo da quello climatico a la "mala" gestione della risorsa interessando l'attuale diatriba "fornitori pubblici/fornitori privati".
Si passa poi a un esame specifico del caso boliviano e della città di Cochabamba dove la gestione sostenibile "dal basso", attraverso la comunità, diventa mezzo essenziale per colmare lacune passate e presenti del settore pubblico e privato nella gestione della risorsa idrica.

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1 Introduzione La scelta di sviluppare in questa mia relazione finale il tema della crisi idrica e dell’eventuale supporto che la cooperazione internazionale può dare nella gestione della stessa, è dovuto in particolar modo a un interesse per la cooperazione nato dall’esperienza in un campo di volontariato. Successivamente il percorso universitario mi ha dato la prima possibilità di approfondire questi temi in particolare con il programma Globus Placement svolto alla fine del terzo anno; ho avuto la possibilità di entrare in contatto con una realtà che già in periodi precedenti alla vincita della borsa di studio mi ero prefissata di analizzare, questa realtà è quella boliviana con lo specifico caso della città di Cochabamba dove ho vissuto tre mesi. Ho voluto concludere il ciclo di studi triennale con un elaborato che riguardasse l’argomento “Crisi idrica”, il quale occupa uno dei primi posti nella scala di prerogative dell’intervento della cooperazione internazionale allo sviluppo. Sempre più negli ultimi decenni si è sentito parlare di “Crisi”, partendo dalla crisi petrolifera per arrivare alla più recente nonché attualissima, crisi economica di cui ogni giorno abbiamo notizia da qualsiasi fonte informativa. C’è però una crisi contemporanea a tutto questo, contemporanea ai crack finanziari e alle tante misure di politica economica che arrivano in soccorso a un sistema che sembra funzionare poi non così bene; una crisi più silenziosa, che non riempie le prime pagine dei giornali, e forse neanche le ultime, una crisi che colpisce un miliardo di persone, una crisi che nonostante l’alta percentuale di popolazione su cui essa ricade, sembra a Noi, società occidentale, non interessarci. Eppure siamo abituati ad avere dei canali di informazione dove percentuali cosi alte dovrebbero far scalpore, fino a poco tempo fa si parlava di un sesto dell’ intera popolazione mondiale. Può accadere che quel dato scorra tra i titoli di un notiziario per arrivare alle orecchie del grande pubblico come un numero tra i tanti freddi numeri che quel giorno un giornalista si è preso la briga di ricercare in qualche articolo o statistica. Dietro quella cifra c’è il volto di una moltitudine di persone che non ha accesso a fonti d’acqua sicura, “Persone” che ogni giorno sono vittime della crisi idrica, la quale non permette loro di vivere una vita dignitosa, partendo da elementari azioni come la possibilità di poter bere acqua che non vada a compromettere le loro condizioni di salute. La crisi idrica miete più vittime di quanto possa fare una guerra, la maggioranza appartiene a Paesi sottosviluppati o ai cosiddetti Pvs, che ogni giorno, partendo già da una situazione di disuguaglianza, vedono acuire il proprio stato di povertà e l’impossibilità di realizzare un proprio potenziale. Viviamo in una società dove tutto sembra incentrato sullo sviluppo economico, uno sviluppo sfrenato, che per molti anni, in tanti (e forse alcuni ancora oggi lo pensano) hanno creduto potesse essere illimitato e svincolato da qualsiasi regola o limite, partendo dal mancato rispetto di uno dei più “banali”limiti: il limite ambientale. Ci si è così lanciati in una corsa sfrenata che doveva condurre a una crescita continua del

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesca Uleri Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 751 click dal 08/07/2014.

 

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