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Le mani nella comunicazione non verbale

Il lavoro di tesi qui presentato dal titolo "Le mani nella comunicazione non verbale" ha come intento principale quello di rispondere ai quesiti inerenti la gestualità nella comunicazione non verbale.
Il punto di partenza è stato l'interesse per l'interazione comunicativa nei suoi aspetti verbali e non verbali. In particolare l'interesse si basa sul legame di coordinazione tra aspetti verbali e aspetti gestuali della comunicazione orale.
Allo scopo di pervenire a tali obiettivi, la tesi si è articolata in tre parti: la prima parte, approfondisce le tecniche per la codifica dei gesti delle mani durante l'interazione illustrando alcuni atti analogici, la seconda, la classificazione e strutturazione dei gesti delle mani e la terza la relazione tra i gesti e alcuni aspetti linguistico-discorsivi della comunicazione orale e l'efficacia persuasiva di tale relazione.

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5 INTRODUZIONE La comunicazione è un atto razionale, dove per razionalità si intende il miglior adeguamento delle risorse del soggetto per il raggiungimento di uno scopo in una particolare circostanza (dire le cose giuste nel modo più adatto, nel momento opportuno). Essa è comunque limitata perché limitate sono le abilità cognitive e le capacità di reagire alle difficoltà poste dalla situazione. Il concetto di razionalità è legato a quello di interesse-coinvolgimento, che riguarda le motivazioni individuali. Esse sono generate dalla biografia dell’attore e dagli scopi che vuole raggiungere. Comunicare, allora, non è un semplice scambio di informazioni ma una costruzione negoziata di significati in base all’identità degli attori sociali, alle loro motivazioni, al contesto, alla situazione comunicativa (Livolsi, 2007). Un principio della comunicazione umana, dietro la cui apparente semplicità si celano implicazioni estremamente feconde e complesse,è quello di Watzlawick, Beavin e Jackson (1971). Tale principio è intuitivamente desumibile da un facile ragionamento: l’atto del comunicare (sia attraverso il linguaggio analogico sia per mezzo di quello numerico- simbolico) costituisce di fatto un comportamento. Dato che è impossibile che un sistema vivente (quindi anche un’ organizzazione, un gruppo di persone o un’azienda) possa non avere un comportamento, ne consegue il principio secondo cui: non è possibile non comunicare (Watzlawick et al., 1971). La semplice presenza fisica di un soggetto all’interno di un certo concetto rappresenta, di fatto, un comportamento e ha quindi un effetto comunicativo: quando un essere umano rientra all’interno del fuoco percettivo di un suo simile non può non trasmettere un qualche tipo di messaggio, e quindi comunicare. Potrà non rivolgergli la parola, evitarne il contatto oculare, farsi “ piccolo piccolo” e occupare un minimo di spazio per passare in osservato ecc.; tuttavia anche così comunicherà inesorabilmente qualcosa( per esempio, che non vuole parlare e desidera passare inosservato); la sua stessa fisicità è interpretabile come un segno il cui significato minimo è appunto quello di “ esserci”, occupando un posto nello spazio (Watzlawick et al., 1971) .

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Silvio Di Micco Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3474 click dal 08/07/2014.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.