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Dalla teoria di Markovitz alla statistica bayesiana: il modello Black - Littermann

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Mario Ippoliti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Economia Bancaria Finanziaria e Assicurativa
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: PaoloD'Antonio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

Il modello di Markovitz utilizza un criterio di selezione degli investimenti formalmente molto elegante tuttavia alcuni elementi di debolezza intrinseca ne riducono il concreto impiego.
La prima perplessità riguarda il comportamento degli investitori perchè:
1) l’ottimizzazione media-varianza ignora qualsiasi preferenza verso momenti statistici superiori al secondo;
2) si suppone che gli investitori siano caratterizzati da un unico orizzonte temporale;
3) la deviazione standard è una misura di rischio troppo semplificata.

Una seconda fonte di perplessità che genera il modello di Markovitz è quella di condurre a comporre, diverse volte, portafogli “irragionevoli” dal punto di vista operativo, lontano dalle logiche degli asset manager.
La teoria di Markovitz permette di costruire strategie di investimento ottimali ma fondamentale appare la stima dei parametri che determinano l’implementazione del modello ,analisi che viene spesso sottovalutata : questi, infatti, sono stimatori di parametri ignoti la "true distribution" dei rendimenti futuri degli assets, infatti, è sconosciuta ed i parametri scelti potrebbero rivelarsi errati.
Fusai e Meucci nel 2003 hanno scritto che “Black e Litterman hanno consegnato alla storia uno strumento efficacissimo al fine di integrare le opinioni del comitato di investimento in un modello di equilibrio universale”, si ritiene che questa frase possa riassumere tutto il lavoro svolto in questa tesi.

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2 PREFAZIONE Nella costruzione di portafogli finanziari, il tema della ottimizzazione ha alimentato una vastissima letteratura finanziaria e tanti modelli con lo scopo di supportare gli asset manager nelle loro scelte operative. L’interpretazione matematico-statistica dell’ asset allocation ha apportato un rigore formale formidabile ,a fronte di un processo intuitivo ,all’apparenza semplice (per costruire un portafoglio è sufficiente comporre più attività),importanti dal punto di vista teorico ma sproporzionati rispetto al loro reale utilizzo. Molti asset manager sviluppano strategie di investimento più qualitative ,vicine al loro modus operandi ed alle loro intuizioni ,piuttosto che affidarsi ad un modello matematico rigido che spesso conduce alla composizione di portafogli “incoerenti”,dal loro punto di vista perché discordanti dalle regole normalmente impiegate . Il problema della incertezza delle stime dei parametri che sono alla base dell’ottimizzazione e della “ragionevolezza” nella composizione dei portafogli ,l’eccessiva concentrazione degli stessi , l’elevata sensibilità a variazioni marginali degli input ,nelle valutazioni dei gestori, ha portato alla predisposizione di modelli nuovi . La finanza quantitativa che fonda le sue basi nei contributi storici di Markowitz(1952,’56,’59), Tobin(1958),Sharpe (1964),Lintner(1965) ed altri, negli ultimi venti anni si è sforzata di recuperare un rapporto con gli asset manager creando modelli matematici il più possibile vicini all’operatività dei gestori. La tesi che intendo realizzare va in questa direzione ,partendo dalle basi della Modern Portofolio Theory e dalla analisi di Markowitz vuole approfondire le problematiche connesse con la teoria soprattutto per le critiche ad essa rivolte e fare il punto sugli sviluppi successivi ,soprattutto nelle applicazioni pratiche ,che queste teorie hanno prodotto. Il lavoro parte dall’analisi del modello di Markovitz con un’applicazione pratica realizzata con il matlab;sono approfondite le critiche sulla ottimizzazione basata sul principio media-varianza e sull’orizzonte temporale uni-periodale dell’investitore, l’instabilità dei portafogli efficienti riconducibili agli errori di stima e la composizione a volte “irragionevole” degli stessi; si valutano alcuni metodi euristici e gli stimatori bayesiani come procedimenti che riescono a coniugare il rigore formale matematico con le stime e le intuizioni degli asset manager . Questi ultimi, a mio avviso, rappresentano il collante che potrebbe riuscire a riunificare la teoria e la pratica evitando il pericoloso scollamento che si verificherebbe se la letteratura finanziaria diventasse fine a se stessa ,una esercitazione solenne di grande interesse accademico ,priva di conseguenze operative, da un lato, ed asset manager dall’altro, che impoveriscono la costruzione del portafoglio da ogni riferimento matematico-statistico rifiutando ogni logica scientifica a favore di comportamenti “artigianali”dettati dalla esperienza o peggio da doti predittive .

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Parole chiave

asset management
finanza internazionale
markovitz
scelte di portafoglio
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