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La teoria dei mercati efficienti di Eugene Fama e la critica di Robert Shiller

Questa tesi di laurea triennale in Economia Aziendale tratta dell’ipotesi dei mercati efficienti (IME) elaborata dall’economista Eugene Fama e delle critiche che, negli anni, le sono state rivolte da diversi economisti, tra i quali Robert Shiller. Secondo l’IME il prezzo delle azioni riflette in ogni momento tutte le informazioni disponibili sull’azienda che quelle azioni ha emesso. Il mercato, dunque, non commette errori sistematici e le quotazioni, talvolta troppo alte o troppo basse, sono dovute alle nuove informazioni che, in quanto nuove, sono imprevedibili. A causa di queste news, i prezzi azionari seguono dei random walks che rendono i prezzi imprevedibili ma in media corretti. A seconda del suo grado di intensità l’efficienza può essere classificata come debole, semi forte o forte. Le critiche a questa teoria si fondano principalmente sulla constatazione che i mercati finanziari attraversano spesso delle fasi prolungate di errata valutazione (bolle speculative). Una delle implicazioni dell’IME è che gli investitori razionali (foundamentals traders) non possono realizzare maggiori profitti rispetto agli investitori disinformati (noise traders), questa affermazione tuttavia confligge con la realtà quotidiana dei mercati e non può essere accettata. Un altro argomento contro l’IME è che i prezzi azionari non solo non mostrano un chiaro rapporto con gli utili, ma presentano anche una volatilità maggiore rispetto ai dividendi, ciò contraddice l’IME perché se i dividendi contengono informazioni che non erano note al momento della fissazione dei prezzi, la varianza della serie storica dei dividendi dovrebbe essere più grande della varianza della serie storica dei prezzi. Oltre a ciò, diverse anomalie (quali l’effetto gennaio, l’effetto week end e l’effetto piccole imprese) portano ulteriormente a dubitare della validità e della affidabilità dell’IME.

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  6   INTRODUZIONE:     L’origine  del  termine  “irrational  exuberance”,  che  ha  dato  il  nome  all’omonimo  libro   scritto  da  Robert  Shiller  (docente  di  economia  all’università  di  Yale)  nel  2000,  lo  rivela   lo  stesso  autore  nel  sito   www.irrationalexuberance.com:  il  5  dicembre  del  1996,  al   Washington  Hilton  Hotel,  l’allora  presidente  del  Board  della  Federal  Reserve,  Alan   Greenspan,  tenne  un  discorso  intitolato  “The  Challenge  of  Central  Banking  in  a   Democratic  Society”  dinnanzi  all’Americ an  Enterprise  Institute  in  diretta  televisiva  su   C-­‐SPAN  (Cable -­‐Satellite  Public  Affairs  Networ k).  In  quel  lungo  discorso  di  quattordici   pagine  Greenspan  si  pose  una  domanda:   «But  how  do  we  know  when  irrational   exuberance  has  unduly  escalated  asset  values,   which  then  become  subject  to   unexpected  and  prolonged  contractions  as  they  have  in  Japan  over  the  past  decade?» 1   e   aggiunse:   «We  as  central  bankers  need  not  be  concerned  if  a  collapsing  financial  asset   bubble  does  not  threaten  to  impair  the  real  economy,  i ts  production,  jobs  and  price   stability» 2 .  Immediatamente  dopo  aver  detto  queste  parole  le  borse  di  tutto  il  mondo   subirono  un  crollo:  Dow  Jones   -­‐2%;  Tokyo  e  Hong  Kong   -­‐3%;  Francoforte  e  Londra   -­‐4%.   La  forte  reazione  dei  mercati  rese  quella  frase  del  presi dente  della  FED,  famosa.   Greenspan  imparò  a  sue  spese  quanto  un  uomo  nella  sua  posizione  debba  stare  attento   alle  parole  che  usa  e  in  futuro  si  guardò  bene  dal  ripeterle.  L’espressione  “Irrational   exuberance”  è  divenuta  la  citazione  più  famosa  di  Greenspan   e  viene  tutt’oggi  utilizzata   per  descrivere  uno  stato  di  elevato  fervore  speculativo.   Ma  basta  un  relativamente  piccolo  crollo  in  borsa,  ampiamente  recuperato  nei  giorni   successivi,  a  spiegare  la  fortuna  di  questa  cauta,  poco  colorita,  e  quasi  neutra   espressione?  Perché  Greenspan  disse  quelle  parole?  Qual  era  il  contesto  in  cui   pronunciò  quel  discorso?                                                                                                                     1   Ma  come  facciamo  a  sapere  quando  l’euforia  irrazionale  ha  fatto  eccessivamente   aumentare  i  valori  delle  azioni,  che  successivamente  divengono  soggette  a  inattese  e   prolungate  contrazioni  come  è  successo  in  Giappone  nel  decennio  passato?   2   Come  banchieri  c entrali  non  dobbiamo  preoccuparci  se  il  collasso  di  una  bolla   finanziaria  non  minaccia  di  danneggiare  l’economia  reale,  la  sua  produzione,  i  posti  di   lavoro  e  la  stabilità  dei  prezzi.  

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Manté Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

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