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La figura del direttore di rete nell'impresa radiotelevisiva pubblica e privata

Informazioni tesi

  Autore: Massimiliano Molinari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giuseppe Corasaniti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 272

Il direttore di rete rappresenta, all’interno dell’impresa radiotelevisiva, sia pubblica che privata, un importante centro decisionale e di responsabilità. Nell’attuale panorama normativo, egli è, infatti, uno dei principali operatori del settore, chiamato a districarsi tra una serie di norme che, pur destinate all’impresa radiotelevisiva, sono dedicate, direttamente o indirettamente, espressamente o non, all’informazione: tutela costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero; tutela penale dell’onore, dell’ordine pubblico, di una serie di altri interessi pubblici e privati; ma anche disposizioni relative ai rapporti di impiego, alla struttura societaria, ecc.
E se informare significa permettere a qualcuno di conoscere qualcosa, sicuramente anche la componente non giornalistica del palinsesto, della quale il direttore di rete si occupa, va fatta rientrare in una tale accezione di informazione.
Obiettivo di questo lavoro è, pertanto, estrapolare e isolare dall’ordinamento giuridico vigente le norme riferibili alla figura professionale, alle mansioni e alla responsabilità del direttore di rete di impresa radiotelevisiva, mettendo in risalto, di volta in volta, le differenze riscontrabili, ove esistenti, tra settore pubblico e privato.
L’analisi ricostruttiva, secondo un disegno che muove dal generale al particolare, parte dalle norme legislative generali in materia di impresa e lavoro, per soffermarsi poi su quelle speciali in materia di imprese radiotelevisive (l. 103/75, l. 10/85, l. 223/90, l. 206/93, l. 249/97) e arrivare, infine, ai documenti aziendali che disciplinano l’attività della rete e del suo direttore.
Dopo aver fornito, infatti, una prima nozione di direttore di rete e dopo aver sgombrato il campo da equivoci dovuti alla presenza, all’interno dell’azienda radiotelevisiva, di numerose figure professionali, tutte accomunate da funzioni di direzione, oggetto della trattazione sarà il contesto organizzativo nel quale il direttore di rete opera.
Il direttore di rete, infatti, è un lavoratore dipendente dell’impresa radiotelevisiva che, nonostante l’indubbia natura pubblica del servizio prestato, è comunque esercitata attraverso gli schemi societari previsti nel codice civile. Dirigente di azienda industriale, nominato dal CdA dell’azienda su proposta del direttore generale, il direttore di rete fa parte, nell’ambito del managment aziendale, assieme al direttore generale e al direttore di divisione, della c.d. direzione superiore, distinta, invece, dalla c.d. alta direzione, che comprende il presidente del CdA e gli amministratori delegati della società.
Questi ha funzioni di direzione di quel complesso di uffici direttamente o organizzativamente unificati (sotto una direzione, appunto) al quale la legge attribuisce il nome, appunto, di rete.
La rete rappresenta la struttura aziendale preposta a pianificare l’intera offerta televisiva che va in onda sul canale per quanto attiene le ore messe a disposizione dalla struttura editoriale, secondo i criteri e gli obiettivi fissati dallo stesso editore.
Una rete, dunque, così come un sistema, può essere vista come una costruzione voluta da un insieme di forze politiche, economiche e professionali, tutte con obiettivi di tipo etico, estetico, culturale, economico e politico diversi.
Tali obiettivi vengono perseguiti con la predisposizione di programmi televisivi, distribuiti in un palinsesto che faccia emergere la linea editoriale della rete e contribuisca alla formazione di una vera e propria identità di rete, alla quale il pubblico si senta legato.
Ed è proprio il direttore della rete, ad essere mediatore e moderatore tra tutte queste forze, garante degli obiettivi previsti dal suo mandato e dal progetto editoriale affidatogli in termini di risultati di audience, economici e di immagine.
Il direttore di rete è, pertanto, il responsabile ultimo - gerarchicamente, nei confronti del direttore generale, ma anche, per quanto attiene gli altri profili di responsabilità, nei confronti del pubblico - del palinsesto di un’emittente televisiva, in particolar modo dell’offerta di programmi che essa propone negli spazi temporali non riservati a programmi informativi (la responsabilità dei quali ricade sul direttore di testata giornalistica); ha il compito di studiare e decidere le strategie di programmazione, di verificare e autorizzare nuovi programmi, e di rispondere all’editore (o al direttore generale) dell’andamento della rete.
Il direttore di rete, vero esperto di mercato, talora come un sociologo della comunicazione, è anticipatore di gusti e tendenze ed è spesso considerato come il vero artefice dei successi e degli insuccessi dei programmi televisivi.

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7 Introduzione. Il direttore di rete rappresenta, all’interno dell’impresa radiotelevisiva, sia pubblica che privata, un importante centro decisionale e di responsabilità. La legge 103/75, all’art. 13, poi, nel definire la rete come “un complesso di uffici direttamente o organizzativamente unificati” (sotto una direzione di rete, appunto), fa implicitamente riferimento ai concetti di direzione e di rete finendo, per così dire, per unificarli. Una rete, dunque, così come un sistema, può essere vista come una costruzione voluta da un insieme di forze politiche, economiche, e professionali, tutte con obiettivi di tipo etico, estetico, culturale, economico e politico diversi. Tali obiettivi vengono perseguiti con la predisposizione di programmi televisivi, distribuiti in un palinsesto che faccia emergere la linea editoriale della rete e contribuisca alla formazione di una vera e propria identità di rete, alla quale il pubblico si senta legato. È il direttore della rete, ad essere mediatore e moderatore tra tutte queste forze, garante degli obiettivi previsti dal suo mandato e dal progetto editoriale affidatogli in termini di risultati di audience, economici e di immagine.

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