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Il racconto umoristico in Svevo e Pirandello

Informazioni tesi

  Autore: Dora Pennacchi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Roberta Colombi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

Lo studio che viene qui proposto analizza il racconto umorista in due scrittori contemporanei tra loro: Italo Svevo e Luigi Pirandello.
La ricerca è articolata in quattro capitoli: il primo analizza i termini "novella" e "racconto" da un punto di vista teorico per cercare di capire che ci sono state differenze avvertite negli scrittori del Novecento; nel secondo si spiega perché il filone umorista abbia trovato come modello narrativo il genere breve e la linea umorista presente in Italia; nel terzo e nel quarto viene spiegato, rispettivamente in Svevo e Pirandello, l'umorismo. Nel corso di questo studio si è notato come sia il genere breve e sia l'umorismo non abbiano mai goduto di una posizione privilegiata. Nonostante i vari tentativi teorici, da parte di molti letterati e non, di fare ordine su che cosa si intenda con "novella" e "racconto", non si è mai arrivati a una posizione unanime.

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3 Introduzione Il genere breve, tra i vari tipi di modelli letterari esistenti, ha sempre avuto una posizione secondaria. Che si chiami fabula milesia, aneddoto, exemplum, novella o racconto nessuno ha mai dato una definizione chiara e precisa su che cosa si intenda con questi termini. A complicare le cose, poi, nel resto d'Europa si assiste a una vera e propria promiscuità di termini, i quali, vanno riducendo la loro portata semantica, relegandoli al ruolo di sinonimi e, quindi, diventando quasi interscambiabili tra loro senza che neanche si capisca la distinzione tra la produzione orale e la produzione scritta. Questo il problema che si cercherà di affrontare, per primo, in questa sede: è possibile dare una distinzione tra la novella e il racconto? E se è possibile farlo, che differenze si possono riscontrare tra i due? Il secondo problema, invece, mirerà a inquadrare un'altra differenziazione tra la comicità e l'umorismo, e, se c'è, a capire che tipo di rapporti hanno questi due termini con il genere breve. Il fenomeno dell’umorismo è complesso da definire in termini teorici. Infatti, fin dall'antichità, molti letterati (e non solo) ne hanno fatto oggetto di studio arrivando a conclusioni, nonostante provvisoriamente, alquanto diverse. Gli studi che vengono fatti oggi sul riso, invece, propongono un approccio a trecentosessanta gradi, includendo l'aiuto di psicologi, filosofi, antropologi, letterati, linguisti e sociologi senza, però, arrivare a un epilogo che metta d'accordo tutti, incanalando i due termini in confini piuttosto labili. Come si voglia chiamare, umorismo, ironia o comicità, in momenti storici diversi, sono stati il cruccio di molte teorie, non solo letterarie, ma anche squisitamente sociologiche, psicologiche e di varia natura. Il riso, vittima di pregiudizi negativi in quasi tutti i periodi storici, è stato trattato come studio di secondo ordine rispetto ad altre discipline, ritenuto poco serio in qualunque campo della cultura umana. Non ha mai smesso, però, di ritrovarsi nelle discussioni degli 'addetti ai lavori' e ha costituito anche un aiuto per la satira di costume. Infatti va ricordato che la cultura popolare, disinteressata a queste teorie anche tutt'ora, per prima se ne servì attraverso le rappresentazioni teatrali (come le atellane nell'antica Roma) e la commedie greche e

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umorismo
freud
novella
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comico
racconto
luigi pirandello
italo svevo
l'umorismo
ottocento/novecento

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